©Anastasia Marrapodi
Sequestrata azienda da 6 milioni di euro: la DIA smantella un presunto circuito economico vicino alla Cosa Nostra vittoriese
La Direzione Investigativa Antimafia, in stretta collaborazione con la Questura di Ragusa, ha eseguito un nuovo sequestro patrimoniale nell’ambito delle misure di prevenzione previste dalla normativa antimafia. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione –, colpisce un soggetto ritenuto contiguo alla Cosa Nostra vittoriese, recentemente condannato a otto anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Un intervento che si aggiunge a un patrimonio già sotto sequestro
L’operazione odierna si inserisce in un percorso investigativo più ampio: il 19 dicembre 2025 erano già stati sequestrati beni riconducibili allo stesso soggetto per un valore stimato di circa 20 milioni di euro. Un patrimonio che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato costruito attraverso un sistema di schermature e intestazioni fittizie, tipico delle strategie economiche utilizzate da articolazioni della Cosa Nostra per occultare la reale disponibilità dei beni.
Nel mirino una società di trasporti con crescita anomala
Il sequestro ha riguardato una società attiva nel trasporto merci conto terzi, operante nella provincia di Ragusa. Le indagini economico-patrimoniali hanno evidenziato un assetto societario solo apparentemente regolare, ma che, nella sostanza, sarebbe riconducibile al nucleo familiare del proposto, nonostante la formale intestazione a un terzo.
Gli investigatori hanno rilevato diversi elementi critici:
- Un incremento improvviso del fatturato, pari a circa 6 milioni di euro nel solo secondo semestre del 2025, giudicato del tutto sproporzionato rispetto alla struttura aziendale.
- Una crescita repentina del numero di dipendenti, non coerente con l’andamento storico dell’impresa.
- Rapporti commerciali esclusivamente interni al medesimo gruppo familiare, dinamica che suggerisce operazioni meramente strumentali.
- Sede legale e operativa coincidente con un immobile ad uso abitativo, privo delle caratteristiche necessarie per un’attività logistica.
- Assenza di beni strumentali propri, elemento incompatibile con un’azienda di trasporti.
Secondo la DIA, tali anomalie compongono un quadro coerente con un modello imprenditoriale fittizio, funzionale a finalità elusive e potenzialmente fraudolente, in linea con le modalità operative riscontrate in contesti riconducibili alla Cosa Nostra.
Un disegno elusivo unitario
Le risultanze investigative, lette alla luce dei precedenti del soggetto e delle pregresse contestazioni per reati fallimentari e associativi, delineano – secondo gli inquirenti – un progetto economico unitario volto a mascherare la reale disponibilità dei beni e a consolidare un circuito finanziario parallelo, utile agli interessi del gruppo mafioso di riferimento.
La risposta dello Stato: colpire i patrimoni per indebolire le mafie
Il provvedimento conferma la centralità delle misure di prevenzione patrimoniali nel contrasto alla criminalità organizzata. La Magistratura e la Direzione Investigativa Antimafia ribadiscono, attraverso questa operazione, la volontà di colpire non solo le persone, ma soprattutto le strutture economiche che alimentano e sostengono le organizzazioni mafiose.
L’azione si inserisce in un quadro di collaborazione costante e qualificata tra autorità giudiziaria e forze di polizia, indispensabile per intercettare le evoluzioni del fenomeno mafioso, sempre più orientato verso forme di infiltrazione economica sofisticate.

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