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Una mobilitazione diffusa: “109 piazze per la legge 109”
La tre giorni coinvolgerà piazze, scuole, associazioni e cittadini da nord a sud: Trieste, Milano, Torino, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e molte altre città. Banchetti, raccolte firme, visite ai beni confiscati e momenti di confronto animeranno oltre 130 luoghi, in un grande lavoro corale che vuole ricordare come la legge 109/96 sia nata dal basso, grazie anche al milione di firme raccolte da Libera nel 1996.
L’obiettivo è duplice: celebrare trent’anni di impegno e ribadire che il riutilizzo sociale dei beni confiscati è una scelta etica, culturale ed economica che va sostenuta con risorse adeguate.
Calabria: una rete che cresce e genera comunità
La Calabria è uno dei territori più attivi nel riutilizzo sociale. Secondo il report di Libera “Raccontiamo il bene”, nella regione operano:
- 154 realtà impegnate nella gestione dei beni confiscati
- distribuite in 47 comuni
- con una prevalenza di associazioni (63%), seguite da cooperative sociali (15%) ed enti ecclesiastici (9%)
Le attività svolte sono molteplici e radicate nel territorio:
- 88 soggetti offrono servizi di welfare e supporto sociale
- 45 promuovono cultura, turismo sostenibile e formazione
- 12 operano in agricoltura e ambiente
- 7 nello sport
- 4 nella produzione e nel lavoro
La varietà dei beni gestiti è ampia: appartamenti, ville, terreni agricoli, locali commerciali, complessi immobiliari. Un patrimonio che, se sostenuto adeguatamente, può diventare motore di sviluppo locale.
Dai dati dell’Agenzia nazionale (febbraio 2026) emergono inoltre 3.450 beni immobili confiscati e già destinati in Calabria, mentre 1.722 sono ancora in gestione e in attesa di assegnazione. Sul fronte delle aziende, 209 sono state destinate e 345 restano in gestione.
Le parole di Luigi Ciotti: “Un investimento morale prima che materiale”
Per don Luigi Ciotti, presidente di Libera, la forza della legge 109/96 sta nell’aver messo al centro la dimensione etica: restituire alla comunità ciò che era stato sottratto con violenza e illegalità.
I beni confiscati, ricorda Ciotti, “parlano”: raccontano cosa accade quando una ricchezza sporca viene trasformata in un bene comune. Cooperative, spazi sociali, servizi per persone fragili, progetti culturali e sportivi, campi estivi per migliaia di giovani: sono tutte esperienze che generano fiducia, educazione e cittadinanza attiva.
Non mancano difficoltà: ritardi burocratici, mancanza di risorse, ostacoli gestionali. Ma proprio per questo la campagna “Diamo linfa al bene” chiede un impegno concreto: destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia per rendere i beni subito operativi. “Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie”, avverte Ciotti.
Un Paese che reagisce
Il nuovo censimento di Libera fotografa un’Italia che, spesso lontano dai riflettori, costruisce un modello alternativo a quello mafioso:
- 1.332 soggetti della società civile coinvolti
- 739 associazioni attive in 19 regioni
- 448 comuni con beni riutilizzati
- 35 scuole che usano questi spazi come laboratori didattici
È un Paese che ha scelto di reagire, di riappropriarsi dei propri luoghi e di trasformarli in spazi di comunità, lavoro, cultura e inclusione.
Gli appuntamenti in Calabria
Tra gli eventi del 7 e 8 marzo:
- Gioiosa Marina – Lungomare nord, via Romanò
- Siderno – Piazza Vittorio Veneto, presso il bene confiscato “Casa dei Giovani – Maestri nel sogno”
- Reggio Calabria – Corso Garibaldi
- Crotone – Piazza della Resistenza
- Cosenza – Piazza XI Settembre
- Vibo Valentia – Corso Umberto
- Villa San Giovanni – Piazza Immacolata
- Catanzaro – Via Bezzecca 65 (8 marzo)
- Cassano allo Ionio – Piazza Pertini (8 marzo)
Trent’anni dopo: una sfida ancora aperta
La legge 109/96 è oggi un modello guardato anche dall’Unione Europea. Ha permesso di trasformare simboli del potere mafioso in luoghi di vita e di comunità. Ma la sfida non è conclusa: servono risorse, visione e continuità.
La mobilitazione di marzo vuole essere proprio questo: un nuovo scatto collettivo per dare linfa al bene e rendere sempre più efficace il riutilizzo sociale dei beni confiscati.

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