Maturazione biologica e calcio giovanile
perché non tutti gli Under 15 crescono allo stesso modo.
Nel calcio giovanile la differenza non è sempre il talento: spesso conta la maturazione biologica, con effetti su prestazioni, fiducia e giudizi.
Un tema sempre più centrale, a cui la LND prova a rispondere con l’Under 15 del secondo semestre.
Uno studio pubblicato nel 2025 su Applied Sciences ha analizzato l’influenza della maturazione biologica nel calcio giovanile.
Sono stati presi in esame giovani calciatori d’élite impegnati in un programma di sette settimane di allenamento combinato di forza e potenza, per capire se la risposta al lavoro fisico fosse uguale per tutti o se il livello di sviluppo corporeo facesse la differenza. La risposta è netta.
A parità di età e di allenamento, chi è biologicamente più avanti risponde meglio agli stimoli intensi.Il motivo è fisiologico: nelle fasi più avanzate dell’adolescenza l’organismo è più predisposto a sviluppare massa e forza grazie ai cambiamenti ormonali e alla maggiore capacità di adattamento muscolare.
Nel breve periodo, infatti, chi matura prima appare più performante e spesso viene percepito come più promettente. Tuttavia, secondo gli scienziati, la maturazione precoce non garantisce un vantaggio definitivo.
I ragazzi che crescono più tardi possono colmare il divario una volta completato lo sviluppo e, in alcuni casi, superare i coetanei che sembravano avanti anni luce.
Il messaggio per il calcio giovanile è chiaro: l’età anagrafica non basta per valutare un atleta. Programmare carichi, fare selezione, costruire gerarchie senza considerare la maturazione biologica significa rischiare di premiare chi è semplicemente cresciuto prima, non necessariamente chi ha più potenziale.
L’adolescenza è un terremoto psicologico oltre che fisico.
I ragazzi che affrontano il periodo di picco della crescita non solo cambiano corpo, ma cambiano percezione di sé.
La forza, la velocità e la potenza appena acquisite possono aumentare fiducia e aggressività sul campo, mentre chi cresce più lentamente può sentirsi insicuro o “meno capace”, anche se ha talento potenziale.
Quanto è importante, quindi, che gli allenatori tengano conto di un approccio diversificato, dal punto di vista psicologico, che chi matura più tardi rischia di sentirsi inadeguato?
Scopriamo questi due mondi, il prima e il dopo.
Come cambia la mente in questa fase, tra cambiamenti fisici rapidi, stress da confronto e aspettative esterne.Ce lo spiega il prof. Aldo Grauso, docente di Psicologia Sociale presso IUL, direttore Master I nuovi ausiliari del Giudice nel Diritto di Famiglia presso Unicusano , advisory board della LND – FIGC e coordinatore del tavolo tecnico sul bullismo promosso da Roma Capitale in sinergia con il MIM.
L’adolescenza è una metamorfosi. Per un giovane atleta, il proprio corpo non è più uno strumento familiare, ma un territorio che cambia confini ogni mattina. “Mentre il corpo accelera – riferisce Aldo Grauso – il cervello vive un paradosso. Il sistema limbico (la sede delle emozioni e della ricerca di ricompensa) è già a pieno regime, mentre la corteccia prefrontale (responsabile del controllo degli impulsi e della pianificazione) è ancora ‘sotto i ferri’. In questa fase, lo sport non è solo competizione: è il parametro principale su cui i ragazzi misurano il proprio valore sociale.
Partendo da ciò, in campo troviamo due mondi a confronto: i “precoci” e i “tardivi”. Su questo dato, ha preso forma il progetto sperimentale della Lega nazionale dilettanti, presieduta da Giancarlo Abete: la sperimentale Under 15, dedicata ai nati nel secondo semestre,per far fronte al problema del cosiddetto RAE (Relative Age Effect), ovvero l’Effetto dell’età relativa”.
In un contesto dove pochi mesi di differenza possono tradursi in abissi di forza fisica, questa iniziativa punta a “fermare l’orologio” per permettere al talento di emergere senza il rumore di fondo della prepotenza muscolare. “L’idea – spiega Aldo Grauso – è quella di evitare che vengano schierati sempre i più “pronti”, a danno dei nati nel secondo semestre, che finiscono in panchina, si scoraggiano e, nel peggiore dei casi, abbandonano lo sport”.
Il progetto della LND per gli Under 15 nati nel secondo semestre si basa su un principio di equità competitiva, attraverso campionati o raggruppamenti dove i ragazzi nati tra luglio e dicembre possano confrontarsi tra loro, o dove le squadre abbiano l’obbligo di inserire in lista una quota fissa di “piccoli”.
Si tratta di un ulteriore investimento su potenziali talenti: “È interessante notare – sottolinea Grauso – come, statisticamente, i giocatori nati nel secondo semestre che riescono a superare l’adolescenza sportiva tendano a diventare tecnicamente superiori. Con questo progetto si intende preservare il patrimonio tecnico nazionale che rischieremmo di scartare solo per un errore del calendario”.
- Obiettivo tecnico: permettere ai “ritardatari” di avere più tempo di gioco, più tocchi di palla e, di conseguenza, più possibilità di sviluppare quelle abilità tecniche che la fisicità dei coetanei più grandi spesso oscura.
- Obiettivo psicologico: ridurre lo stress da inadeguatezza. In un ambiente omogeneo, il ragazzo nato a dicembre non si sente più “l’intruso fragile”, ma un protagonista alla pari.
Secondo Aldo Grauso, trattare tutti allo stesso modo significa, paradossalmente, essere ingiusti. L’esperto spiega che il progetto della LND per gli Under 15 nati nel secondo semestre punta sulla figura dell’allenatore come architetto della fiducia. Agirà su tre livelli:
Spostare l’obiettivo – Valutare i progressi individuali (miglioramento tecnico) anziché il risultato assoluto rispetto ai compagni.
A cura del Professor Raffaele Di Pasquale
