Un’inchiesta di Mena Cirillo – GBT Magazine – Luglio 2026
QUANDO LA SOLITUDINE PUÒ TRASFORMARSI IN VIOLENZA
Ci sono fenomeni che crescono nel silenzio. Non fanno il rumore di una guerra, non occupano ogni giorno le prime pagine dei giornali, ma cambiano lentamente il modo di pensare di migliaia di persone.
La manosphere è uno di questi.
Per molti è una parola sconosciuta. Per altri è un rifugio virtuale. Per gli esperti di psicologia, sociologia e radicalizzazione online rappresenta invece un fenomeno che merita attenzione, perché in alcune sue forme più estreme può favorire una cultura della misoginia, del controllo e dell’odio.
Non tutti gli spazi che affrontano il disagio maschile sono pericolosi. Anzi, parlare di salute mentale, paternità, emozioni e difficoltà relazionali è importante. Il problema nasce quando alcune comunità trasformano la sofferenza in rancore e indicano nelle donne il nemico da combattere.
È in quel momento che un problema personale rischia di diventare un problema sociale.
Che cos’è davvero la manosphere?
La manosphere non è un’associazione, non ha un leader e non esiste un sito ufficiale.
È un universo digitale composto da migliaia di forum, gruppi, canali video, podcast, chat e profili social che discutono di relazioni tra uomini e donne.
Molti affrontano temi legittimi. Altri, invece, diffondono messaggi secondo cui gli uomini sarebbero vittime di una società dominata dalle donne e che queste ultime manipolino, sfruttino o umilino gli uomini.
Il rischio è che il dolore venga trasformato in odio.
Come si entra nella manosphere
Nessuno si sveglia una mattina decidendo di entrare nella manosphere.
Spesso tutto inizia dopo una delusione sentimentale, una separazione, un rifiuto, un periodo di isolamento o una bassa autostima.
Si apre il telefono e si cercano frasi come:
“Perché nessuna ragazza mi vuole?”
“Perché le relazioni non funzionano?”
“Come diventare più attraente?”
“Perché mi sento solo?”
A questo punto entrano in gioco gli algoritmi dei social network.
Dopo aver guardato alcuni video o letto determinati contenuti, la piattaforma propone altri materiali simili.
Poi altri ancora. E altri ancora.
Il percorso è quasi sempre graduale.
Si parte da semplici consigli sulla seduzione o sulla crescita personale.
Successivamente vengono proposte teorie secondo cui uomini e donne sarebbero inevitabilmente nemici.
Infine, nei casi più estremi, si arriva a contenuti che descrivono le donne come manipolatrici, inferiori o responsabili delle sofferenze degli uomini.
È il meccanismo della cosiddetta “camera dell’eco”: la persona ascolta sempre le stesse idee fino a considerarle l’unica verità.
Dove si sviluppa questo fenomeno
La manosphere non vive in un solo luogo.
Si diffonde attraverso forum online, piattaforme video, social network, podcast, servizi di messaggistica e comunità private.
Le piattaforme possono cambiare nel tempo e molti gruppi vengono chiusi per poi riaprire altrove.
Per questo gli esperti sottolineano che il problema non è un singolo sito Internet, ma il percorso di radicalizzazione favorito dagli algoritmi e dalle comunità che rafforzano continuamente le stesse convinzioni.
Le principali correnti
All’interno della manosphere convivono gruppi molto diversi.
Gli incel (“celibi involontari”) sono uomini che attribuiscono la loro difficoltà ad avere relazioni a fattori esterni. La maggioranza non è violenta, ma alcune comunità estremiste hanno glorificato autori di gravi episodi di violenza.
Esistono poi i sostenitori della cosiddetta Red Pill, convinti di aver scoperto la “vera natura” dei rapporti tra uomini e donne.
Altri gruppi promuovono tecniche di seduzione manipolative oppure invitano a evitare qualsiasi relazione stabile, ritenendo che gli uomini siano inevitabilmente destinati a esserne vittime.
Non bisogna però fare di tutta l’erba un fascio: non tutti coloro che frequentano questi ambienti condividono idee estremiste; alcune comunità diffondono messaggi che normalizzano la misoginia e il disprezzo verso le donne.
Quando la frustrazione diventa odio
La radicalizzazione non avviene in un giorno:
Prima cambiano le parole, poi cambiano le convinzioni.
Infine cambia il modo di guardare il mondo.
Le donne non vengono più viste come persone, ma come una categoria omogenea da cui difendersi o contro cui provare risentimento.
Ogni rifiuto diventa una prova del complotto.
Ogni relazione viene interpretata come una guerra.
È qui che nasce il vero pericolo.
Esiste un legame con i femminicidi?
Su questo punto è necessario essere rigorosi.
Non è corretto affermare che chi frequenta la manosphere diventi automaticamente autore di un femminicidio.
I femminicidi sono fenomeni complessi, con cause molteplici.
Tuttavia, criminologi, psicologi e studiosi della radicalizzazione online evidenziano che alcune comunità estremiste della manosphere possono contribuire a normalizzare misoginia, controllo e disprezzo verso le donne.
In diversi casi di gravi atti di violenza commessi all’estero, gli autori avevano manifestato adesione a ideologie riconducibili a questi ambienti.
Questo non significa che la manosphere sia la causa unica della violenza, ma che può rappresentare uno dei fattori culturali di rischio in persone già vulnerabili.
Ignorare questo fenomeno sarebbe un grave errore.
I numeri della violenza
I dati parlano chiaro.
Secondo UN Women, circa una donna su tre nel mondo subisce nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale.
In Italia, ogni anno decine di donne vengono uccise e, nella maggior parte dei casi, il responsabile è il partner o l’ex partner.
Dietro questi delitti ricorrono spesso dinamiche di possesso, controllo e incapacità di accettare la libertà dell’altra persona.
Contrastare ogni cultura che alimenta questi modelli è una responsabilità collettiva.
Anche gli uomini sono vittime di questo sistema
La prima vittima della manosphere è spesso proprio il giovane che vi entra. Gli viene promesso successo.
Trova isolamento. Gli viene promessa forza.
Trova rabbia.
Gli viene promessa libertà.
Finisce prigioniero di una visione del mondo sempre più chiusa.
Molti interrompono amicizie, si allontanano dalla famiglia, sviluppano ansia, depressione e una crescente incapacità di costruire relazioni autentiche.
La prevenzione deve iniziare nelle scuole e nelle ASL
Aspettare che esploda la violenza significa arrivare troppo tardi.
La prevenzione deve diventare una priorità nazionale.
Le scuole dovrebbero introdurre programmi stabili di educazione affettiva, gestione delle emozioni, rispetto reciproco ed educazione digitale.
Le ASL dovrebbero promuovere percorsi di prevenzione con psicologi, educatori e professionisti della salute mentale rivolti ad adolescenti, famiglie e giovani adulti.
Le famiglie devono essere aiutate a riconoscere i segnali di allarme: isolamento improvviso, linguaggio carico di disprezzo verso le donne, consumo compulsivo di contenuti estremisti, rifiuto del confronto e perdita di interesse per la vita sociale.
Anche le piattaforme digitali devono assumersi una parte della responsabilità, limitando la diffusione di contenuti che promuovono odio, violenza o radicalizzazione.
L’appello della giornalista Mena Cirillo attraverso GBT Magazine
La violenza non nasce nel momento in cui viene commesso un delitto.
Nasce molto prima.
Nasce nelle parole.
Nei messaggi ripetuti ogni giorno.
Negli stereotipi.
Nella cultura del possesso.
Nella convinzione che l’altro non sia una persona, ma un nemico.
Per questo la lotta contro il femminicidio non può limitarsi all’intervento delle forze dell’ordine dopo una tragedia.
Serve una strategia nazionale di prevenzione che coinvolga Ministero dell’Istruzione, Ministero della Salute, ASL, scuole, università, servizi di salute mentale, famiglie e piattaforme digitali.
Ascoltare il disagio maschile è fondamentale. Ma è altrettanto fondamentale impedire che quel disagio venga trasformato in odio.
Perché ogni donna che perde la vita rappresenta una sconfitta per l’intera società.
E perché prevenire significa intervenire quando il primo segnale è ancora un messaggio su uno schermo, non quando è già diventato una tragedia.

Interessante anche il significato di manosphere
Complimenti per l’espositore chiara e diretta
Grazie per la lettura e per il suo commento!