OSPEDALE DI AGROPOLI
Sotto il sole di un’Agropoli gremita di turisti e innamorati del suo mare, si consuma il paradosso di un presidio sanitario dimenticato, dove i reparti sono gravati da un’assenza totale di risposte. Una frattura che i cittadini non intendono più tollerare, pronti a far sentire la propria voce nella mobilitazione di venerdì 7 agosto.
Parlare dell’ospedale di Agropoli oggi significa superare la mera contabilità dei posti letto o la burocrazia dei codici di accesso. Significa guardare negli occhi una popolazione che ha iniziato a pretendere una dignità.
Non si tratta di una sterile battaglia politica, né di una nostalgia per un passato che non torna; è una questione, profondamente umana, di sicurezza esistenziale che troverà la sua voce più alta proprio nel decisivo incontro del 7 agosto.
Il miraggio del “codice rosso” e la necessità di esserci
Il cuore della questione batte in un paradosso crudele. Per chi vive in questa zona, il confine tra la vita e la morte è una distanza calcolata in minuti di percorrenza verso presidi più lontani. Quando il Pronto Soccorso rimane una chimera, un’entità che appare e scompare nei documenti aziendali come un fantasma, il cittadino non si sente solo “meno tutelato”: si sente abbandonato.
È per respingere con forza questo senso di abbandono che il 7 agosto diviene una data cruciale per tutti. L’attuale configurazione della struttura, sebbene nobilitata dall’impegno di chi ci lavora ogni giorno, non può bastare a una comunità che cresce, che accoglie e che, in quanto parte integrante del territorio cilentano, esige una rete di protezione.
Una rete che non sia condizionata dalla carenza di organico o dalle lungaggini amministrative contro cui la piazza protesterà unita venerdì 7 agosto.
L’ingranaggio spezzato dell’emergenza: Cilento vulnerabile

Nel Cilento si è creato un cortocircuito logistico e sanitario che trasforma l’assenza del presidio di Agropoli in un azzardo inaccettabile per l’intero territorio, acuito drammaticamente dalla vulnerabilità strutturale della rete provinciale.
Nei mesi estivi la popolazione si moltiplica, riversandosi lungo la costa. La salvaguardia dell’incolumità pubblica viene affidata a una rotta della speranza priva di reali paracaduti.
Gli ospedali di Vallo della Lucania e di Eboli, sono attualmente al collasso operativo. Costretti a farsi carico di un flusso insostenibile, si scontra con una voragine logistica intollerabile: la chiusura del presidio di Battipaglia, interdetto a causa di lesioni e gravi principi di cedimento strutturale valutati come un rischio concreto di crollo per degenti e operatori.
In questo scenario di fortissima criticità sistemica, la funzionalità a pieno regime dell’ospedale di Agropoli non rappresenterebbe soltanto una risposta locale, ma un nodo strategico imprescindibile per evitare il collasso dell’intera cintura sanitaria a sud di Salerno, garantendo quel raccordo salvavita che non può dipendere da trasferimenti chilometrici impossibili.
Oltre la burocrazia: il cammino verso il Comune
Ciò che manca, e che oggi più che mai si rende necessario, è un salto di qualità nella visione politica. Serve una sanità che non subisca il territorio, ma che lo comprenda. Una sanità che veda nell’ospedale di Agropoli non un problema di gestione, ma un nodo vitale per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’intero distretto.
Non basta promettere, non basta rassicurare con delibere che svaniscono nel nulla. È il tempo di dare sostanza alle parole, scendendo in strada il 7 agosto.
Agropoli non vuole un miracolo, vuole la normalità. E la normalità, in democrazia, è il diritto di curarsi dove si vive.
La sicurezza che la vita propria e quella dei propri cari siano considerate una priorità non negoziabile. Questo è il diritto inalienabile che verrà rivendicato, passo dopo passo, nel corso della manifestazione del 7 agosto.
Il Presidio in Cammino: l’appuntamento del 7 Agosto
La consapevolezza di questo diritto non è solo un sentimento, ma è diventata azione pura. La comunità di Agropoli, stanca di un’attesa che si è trasformata in indifferenza, ha deciso di alzare la voce. Le proteste e le raccolte firme hanno trovato una nuova, vitale sintesi nella mobilitazione indetta dal Comitato Civico “Obiettivo Ospedale”.

Perché le parole non bastano più, per dare un segnale forte e inequivocabile, l’appuntamento da fissare nelle menti e nei cuori di tutti è per venerdì 7 agosto 2026, alle ore 18.00, quando prenderà vita il grande “Presidio in Cammino”.
Il percorso è simbolico e carico di significato: partenza alle ore 18.00 dal Presidio permanente antistante l’Ospedale, per arrivare in un imponente corteo corale fino al Comune di Agropoli.
Questa marcia non è un semplice sfogo di protesta, ma un pellegrinaggio civico per il bene del paese. L’obiettivo è portare la voce dei cittadini che soffrono direttamente nel cuore dell’amministrazione. L’invito è rivolto a tutti: cittadini, turisti, associazioni, rappresentanti istituzionali.
L’incontro del 7 agosto non è solo una data sul calendario: è il momento della verità, l’occasione imperdibile per trasformare il dolore e la frustrazione in una richiesta di giustizia che nessuno potrà più ignorare.
Il DivulgAutore Emozionale: Esiste un cortocircuito morale, sottile e crudele, che attraversa le nostre terre meridionali: si misura il battito di un’intera comunità sulla cartina tornasole della convenienza burocratica. Agropoli non fa inutili capricci; urla perché ha compreso che la salute non è un capitolo di bilancio da tagliare o rimandare, ma il perimetro stesso della nostra libertà. Il cemento di un ospedale chiuso non è solo pietra morta: è la ferita celata dietro una promessa tradita.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Grazie da parte di tutti gli attivisti e dal Comitato “Obiettivo Ospedale di Agropoli” che non si rassegna alla morte del territorio. Noi andiamo avanti dritti fino all’Obiettivo
Complimenti per tutto ciò che fate
Grazie mille per questo articolo scritto in modo egregio che descrive esattamente ciò che la nostra terra sta subendo . L’ospedale di Agropoli è stato smembrato ..e noi abitando in zona disagiata ( 100000 persone e d’estate si raddoppia )abbiamo bisogno di un pronto soccorso con reparti salvavita per iniziare ,e poi un ospedale funzionante a tutti gli effetti. Basta caramelle e basta persone morte perché non c’è la fanno ad arrivare in tempo altrove .
Gentile lettore, la ringrazio di cuore per le sue parole e per aver condiviso una testimonianza così dolorosa e vera. Un pronto soccorso efficiente e reparti salvavita non sono un privilegio, ma il minimo sindacale per garantire la sicurezza di centinaia di migliaia di cittadini.
Complimenti per il bellissimo articolo
Grazie, spero sia utile per la sensibilizzazione
È una vergogna, così si toglie il diritto alla salute e alla vita. Lo stato ha il dovere di mettersi a servizio dei cittadini garantendo questi diritti!
Condivido. Grazie per l’intervento.