Allarme El Niño, temperature anomale
Effetti oceano: rischio di un evento eccezionale. Gli effetti sull’Italia e sugli uragani (che si spostano)
Il segnale arriva dal Pacifico equatoriale, ma potrebbe avere conseguenze a migliaia di chilometri di distanza. El Niño mostra segnali di rafforzamento. Secondo il Climate Prediction Center (CPC) della NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, a luglio l’anomalia della temperatura del mare ha raggiunto +1,4°C nell’area Niño-3.4 e +2,9°C nella regione Niño-1+2. Numeri che spiegano perché l’evoluzione del fenomeno venga osservata con particolare attenzione.
l riscaldamento non riguarda soltanto la superficie. A luglio, negli strati sottostanti dell’oceano, sono state registrate anomalie fino a +10°C, mentre il termoclino è risultato più profondo della media. Anche i cambiamenti nei venti e nella convezione atmosferica sono compatibili con un rafforzamento di El Niño.
I rischi
Il quadro spinge a guardare soprattutto ai prossimi mesi. Le proiezioni del CPC indicano che El Niño potrebbe continuare a intensificarsi: tra ottobre e dicembre 2026 c’è una probabilità del 69% che l’evento raggiunga una soglia di intensità eccezionale, mentre quella di un evento molto forte nell’emisfero settentrionale supera il 90%. Si tratta comunque di scenari probabilistici: un El Niño intenso aumenta la possibilità di determinati effetti, ma non li rende inevitabili.
Tra le regioni da monitorare c’è l’Africa australe, dove le previsioni indicano condizioni più calde e secche in diverse aree. La FAO segnala un aumento del rischio di siccità agricola, soprattutto in Namibia e Botswana, con possibili ripercussioni su acqua, pascoli e coltivazioni. Gli effetti di El Niño, però, non sono uguali ovunque e dipendono dall’intensità del fenomeno e dalle condizioni locali.
Il riso e i mercati
Le conseguenze potrebbero estendersi anche ai mercati alimentari. Cambiamenti nelle precipitazioni e nella disponibilità d’acqua possono mettere sotto pressione alcune grandi aree produttrici di riso. La FAO prevede consumi record nel 2026-27, ma anche scorte ancora elevate, pari a circa 213,8 milioni di tonnellate. Per questo un El Niño forte non significa automaticamente una nuova crisi dei prezzi: le riserve rappresentano infatti un importante cuscinetto.
Gli uragani nel Pacifico
L’anomalia oceanica può influenzare anche la circolazione atmosferica e, di conseguenza, l’attività dei cicloni tropicali. In alcune aree del Pacifico, El Niño può creare condizioni più favorevoli alla loro formazione, mentre tende a ridurre l’attività nell’Atlantico. Questo non significa, però, che un singolo uragano possa essere attribuito direttamente al fenomeno.
Gli effetti sull’Italia sono difficili da prevedere. El Niño può modificare la circolazione atmosferica globale, ma non determina da solo il tempo italiano. Non è quindi possibile affermare che porterà automaticamente caldo, afa o temporali. Se il fenomeno continuerà a rafforzarsi, sarà comunque uno dei fattori climatici da seguire con maggiore attenzione nei prossimi mesi.
