Ilaria Leganza si racconta tra scrittura, ispirazione e temi al centro della sua ultima opera editoriale.

Con il suo ultimo libro, On Live World, Ilaria Leganza invita il lettore a riflettere sul rapporto tra identità, tecnologia e condizionamenti sociali in un’epoca sempre più dominata dalla visibilità e dalle dinamiche digitali.
In questa intervista, rilasciata a GBT Magazine, l’autrice approfondisce i temi centrali dell’opera, soffermandosi sul significato della libertà individuale, sulla ricerca di sé e sul ruolo che arte e pensiero critico possono ancora svolgere nella società contemporanea.
Ilaria Leganza, grazie per la disponibilità . Nel volume On Live World descrive una società in cui tutto sembra esistere per essere visto, condiviso e consumato online, mentre l’essere umano rischia di smarrire la propria autenticità. Dal suo punto di vista, qual è il prezzo più alto che stiamo pagando per questa continua esposizione di noi stessi?
“La parola ‘’esposizione’’ non è scelta a caso ed evidenzia uno dei pericoli più rischiosi ai quali l’uomo contemporaneo è andato incontro, consapevolmente o inconsapevolmente: quello dell’individualismo inteso come egocentrismo, dato dalla smania della visibilità, del successo e del potere sul mondo…tale da ergersi al di sopra della natura che, esasperata, rivendica i suoi limiti.
Esporsi per ‘’esistere’’, online ed offline, su ogni canale possibile, a qualunque prezzo, alla disperata ricerca di consensi, commenti, recensioni, non è più un’azione destinata alla condivisione di contenuti personali ma una vera e propria presa di posizione rispetto ad un copione universale che ci vede tutti uguali, illudendoci di essere differenti”.
Molte delle figure che abitano le sue opere appaiono sospese, sole o immerse in spazi urbani che sembrano smisurati e talvolta oppressivi. Attraverso queste immagini vuole raccontare la condizione dell’uomo contemporaneo o anche una riflessione più personale sul bisogno di libertà e di ricerca di sé?
“Utopia inseguita da anni, la libertà oggi non è che pura ‘’follia’’. Se in passato veniva inneggiata per principi etici e morali, nella nostra epoca è ormai quasi ‘’debellata’’ poiché obsoleta. E’ un concetto che non trova ragioni e condizioni per esistere dacché l’individuo è costantemente condizionato, controllato, gestito dalle fredde leggi dell’automatismo algoritmico del mondo cibernetico, il quale induce a credere che le azioni programmate siano ‘’scelte personali’’.
La ricerca della propria identità è qualcosa di diverso in quanto è slegata da questioni etiche – collettive e per questo ancora in divenire. Parte dal singolo soggetto che potrebbe non riconoscersi nel mondo che vive, potrebbe essere in grado di riflettere intimamente, di pensare criticamente e di distinguersi dalla massa, elaborando una propria linea identitaria.
Nonostante la minaccia proveniente dal contesto che lo circonda, sempre più industrializzato e globalizzato, sia incessante, l’uomo contemporaneo potrebbe elevarsi e ritrovare la propria vera identità altrove, in uno spazio spirituale ed incontaminato. E’ proprio in virtù di tale metafora che nelle mie opere, afferenti la serie (ormai avviata nel 2000) dal titolo ‘’ VITE ALTERNATIVE’’, amo far camminare omini sui tetti, lungo i fili o attraverso luoghi immaginari, dove la libertà coincide con la conquista di sé stessi”.
“Nella sinossi del libro scrive che oggi ciò che conta è “essere ciò che si deve essere’’, una frase che richiama il peso delle aspettative sociali e dei modelli imposti. In un’epoca guidata da algoritmi, metriche e consenso, come possiamo recuperare la capacità di scegliere chi essere davvero senza rinunciare alla nostra individualità?
“Il miglior consiglio che mi sento di dare anche a me stessa è questo: non lasciarsi travolgere e stravolgere dagli eventi dell’epoca che si vive ma osservarla, analizzarla, dividendola in sezioni, mettendone insieme i pezzi, studiandola con lo stesso sguardo, lucido ed oggettivo, di uno scienziato in laboratorio.
La realtà intorno a noi traccia i nostri passi e stabilisce i nostri limiti…deviando la coscienza altrove, dove molti uomini sentono di perderla. Per viverla correttamente, come il nostro tempo ci impone, si è reso indispensabile l’uso della razionalità e dell’autoregolazione. Siamo figli di uno spazio quadrato, fatto di angoli aguzzi e gabbie chiuse.
Solo all’arte è data la possibilità di evadere e raccontare di altri mondi, concedendo altri spazi ed altri tempi, per viaggiare e ritrovarsi. L’artista, in questo caso, riveste una funzione importantissima per il bene comune, svolgendo la missione di un mediatore che unice la realtà e la fantasia”.
Le sue tavole mettono in discussione alcuni dei grandi miti della modernità, dal progresso illimitato all’illusione del controllo. Se al termine della lettura di On Live World il pubblico dovesse fermarsi a riflettere su una sola domanda, quale vorrebbe che portasse con sé?
“La domanda ideale, di fine lettura, che vorrei stimolare nel la mente del mio fruitore, potrebbe essere semplice e complessa. Potrebbe trattare del nostro rapporto con la ‘’realtà’’ e quella che ‘’avremmo voluto fosse’’, immaginandone una parallela dove ‘’siamo realmente noi’’, creatori del nostro universo.
La risposta potrebbe farsi attendere e non lasciarsi trovare su alcun canale AI di intelligenza artificiale…ma, come si dice sempre: ’’ciò che rende amabile un buon libro è ciò che non è ancora stato scritto’’”.
