Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torneremo all’ora solare. Alle 3:00 le lancette dovranno essere spostate indietro alle 2:00: un’ora di sonno in più, ma anche pomeriggi in cui farà buio prima.
Un gesto ormai abituale, che ogni anno riporta al centro una domanda: ha ancora senso cambiare l’ora due volte all’anno?
L’idea alla base dell’ora legale è semplice: spostare avanti gli orologi durante la bella stagione per sfruttare meglio la luce naturale nelle ore serali.
In questo modo, almeno in teoria, si riduce il ricorso all’illuminazione artificiale e si favoriscono le attività all’aperto dopo il lavoro.
Ma il beneficio non è uguale per tutti: dipende dalle abitudini, dal clima, dagli orari e da come viene utilizzata l’energia.
C’è poi il tema del sonno. Il cambio dell’ora può alterare temporaneamente i ritmi quotidiani, soprattutto per chi fatica ad adattarsi agli orari. Per alcuni, invece, il ritorno all’ora solare significa ritrovare una maggiore corrispondenza tra la luce del mattino e l’inizio della giornata.
Anche in Europa il dibattito è aperto da anni. Nel 2018 la Commissione europea propose di eliminare il cambio stagionale, ma il percorso si è fermato: i Paesi non hanno trovato un accordo su quale orario mantenere.
Il problema, infatti, non è soltanto smettere di spostare le lancette, ma scegliere un sistema comune che tenga conto delle differenze tra territori e abitudini.
Intanto, anche quest’autunno, il cambio si farà. E mentre ci prepariamo a guadagnare un’ora di sonno, resta una questione concreta: preferiamo più luce al mattino o più luce alla fine della giornata?
Una scelta che riguarda energia, salute e qualità della vita, e che meriterebbe una decisione condivisa, non soltanto un appuntamento sul calendario.
Domenico Testa

