Fonte immagine: soccertonic.com
Luis Enrique da tempo sogna di piantarela bandiera di Xana a centrocampo. Un dramma che non si dimentica: sua figlia se n’è andata nel 2019. Dieci anni fa, a Berlino, il giorno in cui mise ko la Juve e vinse il Triplete con il Barcellona, Xana stringeva forte la bandiera blaugrana. Luis vuole omaggiare la figlia con lo stesso gesto. “Mi considero un allenatore fortunato – ha detto una volta – io e mia moglie abbiamo vissuto con lei nove anni meravigliosi”
Luis Enrique in conferenza
Così il tecnico dei parigini: “Siamo abituati a giocare le finali. Non è stato difficile adattarsi a un’altra cultura, il calcio è universale. L’Italia ha uno spirito competitivo incredibile, conosciamo l’Inter e come si difende. Quando c’è un blocco così solido è difficile, ma sappiamo come aggirarli. L’Inter ha singoli di qualità ovunque, parliamo di una macchina a cui è molto tosta togliere il pallino del gioco. L’atteggiamento sarà fondamentale, siamo preparati per domani. Non andremo a cambiare il nostro modo di attaccare o di difendere, ma c’è da dire che l’Inter fa girare bene la sfera. Ci sono alcune sottigliezze, bisognerà stare attenti a ciò che fanno le due punte dell’Inter”. Luis Enrique ha parlato anche del rapporto con il gruppo: “C’è stata unione fin dal primo giorno. Ho sempre avuto un bel rapporto con tutti, sono la stessa persona fin dal primo giorno. Ho un gruppo eccezionale”.
Dopo il 2015 un’altra italiana
Un’altra finale contro una squadra italiana per Luis Enrique: “Rispetto al 2015 ho dieci anni in più. Sono cresciuto, sono un’altra persona. Il Psg ha la possibilità di scrivere la storia. Giocheremo al massimo”. Sull’Inter, alla sua seconda finale in tre anni: “Ci sono sempre due modi di leggere la partita. L’esperienza è relativa. Nel nostro percorso ci sono stati alti e bassi, ma non abbiamo mai avuto paura. E non ce l’avremo neanche domani sera. Ho una delle migliori rose d’Europa. Siamo pronti. Sono piuttosto ottimista. Vincere per la prima volta la Champions con il Psg sarebbe un regalo per la gente, per la città, per i giocatori. Mi ritengo molto fortunato, e accetterò qualsiasi cosa mi darà il calcio”
Così conclude Luis Enrique

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