Troppi processi lampo: Comolli non è alla Juve da neanche una settimana
Cinque giorni. Tanto è bastato a una parte della tifoseria della Juventus per alzare il sopracciglio, mugugnare e storcere il naso nei confronti del nuovo direttore generale Damien Comolli.
Cinque giorni nei quali non è stato ancora fatto un colpo di mercato, non è stata presentata una strategia completa, non è stata presa una decisione operativa visibile. Eppure, per alcuni, il dirigente francese sarebbe già “un errore”, “una scommessa sbagliata”, “fuori dal contesto Juve”.
Serve un bagno d’umiltà. E, soprattutto, di buon senso.
Una Juventus da ricostruire: il progetto non si valuta con l’ansia
Dopo anni di turbolenze interne, cambi al vertice, indagini, penalizzazioni, e discontinuità tecnica, la Juventus ha bisogno di stabilità. E la stabilità passa da una visione a lungo termine.
Damien Comolli non è un uomo improvvisato: ha un curriculum internazionale, ha costruito progetti tecnici in Inghilterra, Francia e Turchia, ha una rete di contatti e un approccio manageriale strutturato.
Ma non è un mago.
Chi si aspettava miracoli in 48 ore forse non ha capito in che stato si trova la Juventus: una società che deve rifondare non solo l’organico ma anche la sua immagine, il rapporto con i tifosi, la fiducia del sistema-calcio.
Calma e fiducia, almeno fino a settembre
Giudicare oggi Comolli ha lo stesso senso che avrebbe avuto giudicare Giuntoli il 5 luglio dello scorso anno, quando la Juve era ancora alle prese con l’addio di Allegri e le tensioni in Lega.
Il giudizio va sospeso. Il lavoro deve iniziare. Il tempo deve agire.
Entro settembre vedremo se:
- la Juventus avrà un’ossatura tecnica solida,
- saranno arrivati profili coerenti con il progetto,
- sarà stata definita una direzione sportiva chiara,
- verrà riconfermata o sostituita la guida tecnica (Tudor o altri).
Fino ad allora, le critiche sono sterili, le preoccupazioni premature e le polemiche dannose.
Juventus, serve più equilibrio. Anche dai tifosi
In questo momento storico, la Juventus ha più bisogno di competenza e pazienza che di isteria da social. Comolli merita tempo, merita spazio operativo e merita – almeno – un primo bilancio alla fine del mercato estivo.
Nel frattempo, chi lo contesta dovrebbe porsi una domanda: chi si aspettava al suo posto? Un nome altisonante senza un piano? Un volto nostalgico del passato?
Comolli non è la garanzia di successo, ma rappresenta una rottura con un certo modo di fare calcio. Ed è già qualcosa.
Conclusione: la domanda ai lettori
Comolli merita fiducia oppure no?
Giudichiamolo per quello che farà, non per i pregiudizi.
Aspettiamo almeno i primi passi veri del suo progetto. La Juventus non si ricostruisce in cinque giorni.
