Fonte immagine: Vulcano Statale
Il Leoncavallo, storico centro sociale milanese, ha subito lo sfratto all’alba di questa mattina. Le forze dell’ordine hanno eseguito l’ordine di sfratto emesso nei confronti dello storico centro sociale. All’interno dei locali, a quanto leggiamo da “Il Sole 24 Ore”, non era presente nessuno. Molti agenti della polizia e circa 130 carabinieri presidiano gli accessi a via Watteau dove aveva sede il centro sociale fondato a Milano nel 1975 in via Leoncavallo. Da lì venne sgomberato nel 1994, anche in quel caso ad agosto, esattamente il 15. Poco dopo il centro passò nell’attuale sede di via Watteau. Lo sfratto sarebbe dovuto avvenire il 9 Settembre, ma ha subito un anticipo. Le operazioni sono iniziate intorno alle 7.30. «Sono arrivati! Ci stanno sgomberando. Accorrete numerosi in via Watteau», è stato l’appello lanciato dai militanti del Leoncavallo, evidentemente presi di sorpresa, sui propri social.
Leoncavallo, una storia fatta di sfratti
Circa un centinaio sono stati i tentativi di sfratto. La Corte d’Appello aveva condannato il Ministero dell’Interno a risarcire 3 milioni all’immobiliare Orologio della famiglia Cabassi, proprietaria dell’area, proprio per il mancato sgombero. Il Viminale aveva così deciso di rivalersi sull’associazione Mamme del Leoncavallo che, parallelamente, presentava una manifestazione d’interesse al Comune per un immobile in via San Dionigi. Questo poteva rappresentare un primo passo per lo spostamento del centro sociale dallo spazio di via Watteau. L’esecuzione dello sgombero, secondo la Prefettura di Milano, «consentirà di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato. Al termine delle operazioni, la struttura è stato riconsegnata alla proprietà per la sua messa in sicurezza», continua Palazzo Diotti.
Le mamme del Leonka
«È uno sfratto esecutivo. Avremo 30 giorni per trovare un accordo con la proprietà per prendere un po’ di cose», dichiarano le Mamme del Leoncavallo che stanno cercando di fare un punto della situazione. «Di certo il Leoncavallo è andato», constatano con tristezza, parlando di «una tragedia, ma preferendo aspettare per altre dichiarazioni». «Certamente ci rivolgeremo alla città per avere un riscontro», sottolinea Marina Boer, la presidente dell’associazione Mamme del Leoncavallo. «Speriamo non sia la fine», ha aggiunto, consapevole che «cercare una alternativa è molto difficile. Il modo in cui si ha avuto conclusione questa fase è molto triste e dolorosa e dà l’immagine della volontà di non dialogo», ha aggiunto. «Il Leoncavallo è un posto collettivo e che prende decisioni collettive, dobbiamo fare una assemblea», continua la Boer. «Sapevamo che avrebbero potuto anticipare. Una delegazione di FdI è andata a Roma per chiedere di farlo prima. Sapevamo che potevano farlo prima, ma speravamo di arrivare a settembre», aggiunge.
Piantedosi per la linea dura
Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent’anni hanno occupato abusivamente quell’immobile. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato ha dovuto risarcire i danni dell’occupazione. Oggi finalmente viene ristabilita la legalità. Il governo ha una linea chiara: tolleranza zero verso le occupazioni abusive. Dall’inizio del nostro mandato sono già stati sgomberati quasi 4mila immobili. Lo sgombero del Leoncavallo è solo un altro passo di una strategia costante e determinata che porteremo ancora avanti»
Così conclude il Ministro
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