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Il cinema italiano saluta Filippo Ascione, sceneggiatore e produttore che ha contribuito a opere iconiche tra anni ’80 e 2000.
Il cinema italiano saluta con profonda commozione Filippo Ascione, sceneggiatore, produttore e collaboratore di Federico Fellini. Una figura discreta ma fondamentale, capace di attraversare quarant’anni di storia del nostro cinema con talento, sensibilità e una rara capacità di lavorare in squadra.
Un percorso iniziato accanto ai maestri
Negli anni ’80 Filippo Ascione entra nel mondo del cinema dalla porta più esigente: quella di assistente alla regia di Federico Fellini. È un apprendistato che lo forma nel metodo e nello sguardo, lasciandogli in eredità l’attenzione per i dettagli, la cura dei personaggi e la consapevolezza che ogni storia è un organismo vivo.
Da lì, una carriera ricca di collaborazioni con alcuni dei registi più rappresentativi del panorama italiano: Carlo Verdone, Sergio Rubini, Carmine Amoroso, Luca Verdone, Christian De Sica, Giulio Base. Ascione si muove con naturalezza tra commedia, dramma e racconto intimista, adattando la sua scrittura alle esigenze di ogni progetto.
Le sceneggiature e l’eredità artistica
Come sceneggiatore, Filippo Ascione firma opere che hanno segnato gli anni ’80 e ’90. Tra i titoli più importanti:
- La stazione – David di Donatello per la migliore sceneggiatura
- Stasera a casa di Alice
- La bocca
- Faccione
- Il conte Max
- Al lupo al lupo – Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale
- La bionda
- L’orso di peluche
- Prestazione straordinaria
- Il viaggio della sposa
- Un paradiso di bugie
- La bomba
- Cover Boy – L’ultima rivoluzione
Negli ultimi anni aveva lavorato a Cercando Itaca e al progetto Esencia Cuba, accanto a Giancarlo Giannini, segno di una creatività ancora viva e in movimento.
Accanto alla scrittura, Ascione è stato anche produttore cinematografico, ricoprendo negli anni ’90 un ruolo di rilievo nella Penta Film, la storica joint venture tra Cecchi Gori Group e Silvio Berlusconi Communications. Un’esperienza che gli ha permesso di conoscere il cinema anche dal lato industriale, contribuendo allo sviluppo di opere e talenti.
