Fonte foto: Margherita Tripodi
Un percorso tra innovazione antisismica, ricostruzione urbana e pianificazione moderna nel lavoro dell’ing. Gino Zani tra Reggio Calabria e San Marino.
La figura dell’ingegnere Gino Zani emerge come una delle più significative nel panorama tecnico e culturale del primo Novecento. La sua opera, distribuita tra Reggio Calabria e la Repubblica di San Marino, rappresenta un esempio raro di continuità progettuale, visione urbanistica e capacità di interpretare le esigenze di due territori profondamente diversi ma accomunati da una fase cruciale di trasformazione.
Il convegno e la mostra “La figura dell’ing. Gino Zani tra Reggio Calabria e San Marino”, organizzati dagli Ordini professionali di Ingegneri e Architetti di Reggio Calabria e San Marino, con il sostegno di istituzioni accademiche e territoriali, intendono restituire la complessità di un tecnico che ha saputo coniugare innovazione, rigore e sensibilità urbana.
Reggio Calabria dopo il 1908: il laboratorio della ricostruzione
Il terremoto del 28 dicembre 1908 rappresentò per Reggio Calabria una frattura drammatica ma anche l’occasione per ripensare la città secondo criteri moderni. In questo contesto, Zani contribuì in modo determinante alla definizione di:
- nuovi modelli antisismici, anticipando soluzioni che sarebbero diventate standard solo decenni dopo;
- edilizia popolare innovativa, capace di coniugare sicurezza, funzionalità e dignità abitativa;
- ricostruzione urbana improntata a una visione organica, attenta alla morfologia del territorio e alle esigenze sociali.
La sua presenza a Reggio non fu solo tecnica, ma profondamente culturale: Zani interpretò la ricostruzione come un atto di responsabilità collettiva, un modo per restituire identità e futuro a una comunità ferita.
Il ritorno a San Marino: una nuova idea di Capitale
Rientrato nella Repubblica di San Marino, Zani portò con sé l’esperienza maturata in Calabria, applicandola alla pianificazione urbanistica del Titano. Il suo contributo fu decisivo per:
- definire un nuovo volto della Capitale, capace di dialogare con la storia senza rimanerne prigioniera;
- introdurre criteri di razionalità e funzionalità negli interventi pubblici;
- promuovere una visione integrata tra architettura, paesaggio e sviluppo urbano.
La sua opera sammarinese testimonia una capacità rara: trasformare la tradizione in un motore di innovazione.
Un programma scientifico che unisce storia e contemporaneità
Il convegno del 27 e 28 febbraio 2026 propone un percorso articolato che intreccia ricerca, divulgazione e formazione professionale. Le sessioni affrontano:
- l’evoluzione della normativa antisismica dal primo ’900 a oggi;
- il ruolo della pianificazione urbanistica come strumento di resilienza e rigenerazione;
- la lettura critica dell’eredità di Zani attraverso una mostra documentale, un video dedicato e una visita guidata “Zani in Città” agli edifici più significativi.
Il riconoscimento dei Crediti Formativi Professionali sottolinea la volontà di trasformare la memoria storica in competenza attuale, offrendo ai professionisti strumenti per comprendere come le intuizioni di ieri possano orientare le sfide di oggi.
Un’eredità che parla al presente
La figura dell’ing. Gino Zani non appartiene solo alla storia dell’ingegneria o dell’urbanistica: rappresenta un modello di responsabilità tecnica, visione civica e capacità progettuale che continua a ispirare. Il suo lavoro dimostra come la ricostruzione, la pianificazione e la tutela del patrimonio non siano atti isolati, ma parti di un unico processo culturale.
Rileggere Zani oggi significa interrogarsi sul rapporto tra città e territorio, tra sicurezza e bellezza, tra memoria e innovazione. Significa riconoscere che la qualità dello spazio urbano è sempre un’opera collettiva, costruita nel tempo grazie a figure capaci di guardare oltre l’emergenza e oltre il presente.

