Regione Calabria, una strategia integrata per trasformare l’accoglienza in inclusione reale
La Calabria ha vissuto una giornata di confronto che segna un passaggio di fase: dall’elaborazione delle politiche alla loro attuazione concreta sui territori. Una giornata operativa, densa di contenuti e di responsabilità condivise, in cui la Regione Calabria ha ribadito la propria visione: costruire un modello di integrazione capace di unire dignità, legalità e sviluppo, mettendo al centro le persone e la coesione sociale.
Con oltre quindici milioni di euro di investimenti, la Regione sta attivando una rete coordinata di interventi che abbraccia la formazione linguistica, l’inclusione lavorativa, il contrasto al caporalato, la tutela delle donne migranti, la mediazione culturale, il supporto psicologico e l’accesso ai servizi. Una strategia che non nasce dall’emergenza, ma dalla consapevolezza che i 110 mila cittadini stranieri regolarmente presenti in Calabria rappresentano una componente strutturale della vita sociale ed economica regionale. Lavorano, studiano, vivono nei nostri borghi e nelle nostre città, contribuendo alla vitalità dei territori e alla crescita delle comunità.
Il ruolo dell’assessora Straface: metodo, visione e responsabilità
In questo quadro si inserisce il lavoro dell’assessora Pasqualina Straface, che ha guidato la giornata di confronto con un approccio rigoroso e operativo. Il suo intervento ha delineato con chiarezza la direzione intrapresa dal Dipartimento: superare frammentazione e interventi isolati per costruire un sistema stabile, coordinato e monitorabile.
“Oggi è una giornata storica e importante per la Calabria – ha affermato –. Si va verso il rafforzamento della complementarietà delle politiche regionali per l’inclusione dei migranti e verso la messa in connessione dei servizi, delle competenze, dei territori e delle istituzioni”. Un passaggio che segna la volontà di trasformare la programmazione in risultati misurabili.
Straface ha ricordato come i migranti rappresentino il cinque per cento della popolazione calabrese, con un tasso di occupazione che supera il cinquanta per cento nei servizi e raggiunge il venti per cento nel settore agricolo. “Non parliamo di una presenza emergenziale o temporanea – ha sottolineato – ma di una presenza stazionaria, fatta di persone che vivono nei nostri territori, che lavorano, che frequentano le scuole”. Da qui la necessità di politiche strutturate che tengano insieme dignità, legalità, sicurezza e inclusione.
Progetti, governance e monitoraggio: la Calabria costruisce un modello
Il Dipartimento ha attivato una cabina di regia permanente contro il caporalato, insediata una settimana fa, che coinvolge Regione, Comuni, ambiti territoriali e sociali, Inps, Ispettorato del Lavoro, categorie sociali e terzo settore. Un’alleanza culturale, come l’assessora l’ha definita, che punta a contrastare discriminazioni e sfruttamento, rafforzando al tempo stesso i percorsi di integrazione.
“Vogliamo capire quante persone sono state raggiunte, quanta formazione linguistica è stata erogata, quanti inserimenti sociolavorativi sono stati attivati”, ha spiegato, indicando con chiarezza la centralità del monitoraggio e della valutazione.
I progetti già operativi – dal Supreme per l’anti-caporalato a Calabria Freelance per la formazione linguistica, da INGiPiT contro la tratta degli esseri umani a COMi per la formazione degli operatori – compongono un mosaico di interventi che la Regione Calabria sta portando avanti con metodo e responsabilità. La presenza degli enti del terzo settore, convocati dall’assessora per un confronto diretto, ha confermato la volontà di costruire un sistema trasparente, verificabile e orientato ai risultati.
Dalla Piana alla Sibaritide: l’inclusione diventa azione sui territori
Dalla Piana di Gioia Tauro alla Sibaritide, la sfida ora si gioca sui territori. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’accoglienza in integrazione reale, costruire comunità più forti e inclusive, rafforzare la coesione sociale e valorizzare il contributo dei migranti allo sviluppo regionale.
“La presenza dei migranti contribuisce allo sviluppo economico del nostro territorio e alla coesione sociale”, ha ribadito Straface, indicando una visione che non si limita alla gestione del presente, ma guarda al futuro della Calabria come terra capace di unire diritti, lavoro e dignità.
La Regione Calabria si muove così lungo una traiettoria che intreccia politiche sociali, sviluppo economico e legalità, con un approccio che riconosce nella governance condivisa e nella responsabilità istituzionale gli strumenti più efficaci per costruire un modello di integrazione stabile, moderno e realmente inclusivo.
