Olio extravergine d’oliva quale il migliore?
non sempre lo è davvero, bocciati 7 prodotti su 30 (tra cui De Cecco bio).
L’olio extravergine d’oliva è uno dei simboli della dieta mediterranea, ma ciò che troviamo sugli scaffali non sempre corrisponde alla qualità promessa in etichetta. Se ne parla già da anni ma stavolta a tornare sul tema è una nuova indagine della rivista tedesca Öko-Test, che ha analizzato 30 oli extravergini di fascia media, compresi alcuni marchi presenti anche in Italia.
I risultati mostrano che solo 2 prodotti (referenze tedesche) hanno ottenuto il giudizio massimo, mentre diversi oli presentavano difetti sensoriali incompatibili con la definizione di “extravergine”. E non è tutto: le analisi hanno rilevato anche pesticidi, tracce di oli minerali e plastificanti.
Ma partiamo dalle basi. Secondo le regole europee, un olio extravergine deve essere privo di difetti organolettici. Questo significa che non dovrebbe avere odori o sapori alterati, come note rancide, di muffa o fermentate.
Eppure, nel test tedesco ben 7 oli sono stati giudicati non conformi agli standard dell’extravergine dai panel di assaggio. Alcuni presentavano sentori di rancido, altri note definite “fangose” o “avvinate”.
Gli esperti spiegano che questi difetti possono nascere già nella fase di lavorazione delle olive: se i frutti restano troppo a lungo prima della spremitura, iniziano processi fermentativi che compromettono il gusto dell’olio. Il rancido, invece, compare successivamente a causa dell’ossidazione e dell’invecchiamento del prodotto. Tra gli aspetti più sorprendenti emersi dal test c’è il fatto che molti degli oli bocciati erano biologici.
Dei 30 oli analizzati, 18 erano certificati bio. Il marchio biologico non si è quindi rivelato automaticamente sinonimo di eccellenza. Anche diversi oli biologici, infatti, hanno mostrato problemi sensoriali o tracce di contaminanti. Tra i marchi citati compare anche l’olio bio De Cecco, bocciato per la presenza di note rancide.
Il test sottolinea così un punto importante: prezzo elevato o certificazione bio non garantiscono necessariamente un olio migliore dal punto di vista del gusto o della qualità complessiva.
Pesticidi in quasi tutti gli oli convenzionali
Uno dei dati più preoccupanti riguarda la contaminazione da pesticidi. Secondo le analisi, quasi tutti gli oli convenzionali contenevano residui multipli di fitofarmaci e tracce sono state rilevate perfino in alcuni prodotti biologici. In un caso, il laboratorio ha individuato fino a sei pesticidi diversi nello stesso olio.
Tra le sostanze trovate compaiono fungicidi come difenoconazolo e tebuconazolo, da tempo al centro dell’attenzione scientifica per possibili effetti tossici. Sono state inoltre rilevate sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS o composti che possono degradarsi in TFA (acido trifluoroacetico), una molecola estremamente persistente nell’ambiente e sempre più presente nelle acque.
Le quantità rilevate non superavano i limiti di legge, ma gli esperti di Öko-Test, evidenziano come gli effetti combinati di queste miscele di pesticidi (effetto cocktail) siano ancora poco studiati.
Nel caso degli oli biologici, le contaminazioni potrebbero derivare da “derive” ambientali o contaminazioni incrociate provenienti da coltivazioni vicine trattate con pesticidi.
Oli minerali presenti in tutti i campioni
Un altro problema emerso dal test riguarda la presenza di idrocarburi derivati da oli minerali. In tutti i 30 oli analizzati sono state trovate tracce di MOSH, sostanze che possono accumularsi nei tessuti umani e negli organi. In alcuni prodotti sono comparsi anche MOAH, considerati ancora più problematici perché possono includere composti potenzialmente cancerogeni e mutageni.
Queste contaminazioni possono verificarsi durante la produzione o il confezionamento, ad esempio attraverso lubrificanti industriali, macchinari o materiali utilizzati nella filiera.
Secondo la rivista tedesca, l’Unione Europea starebbe discutendo nuovi limiti specifici per queste sostanze, ma le norme definitive continuano a slittare.
Ftalati e plastificanti
In alcuni oli, soprattutto biologici, i laboratori hanno rilevato anche dibutilftalato (DBP), un plastificante classificato come tossico per la riproduzione e sospettato di interferire con il sistema endocrino.
Il DBP può migrare negli alimenti durante la lavorazione, soprattutto attraverso il contatto con tubi, guarnizioni o componenti in PVC flessibile.
Sebbene nell’UE il suo utilizzo nei materiali destinati al contatto con oli alimentari sia stato fortemente limitato, esistono ancora periodi transitori che consentono la presenza sul mercato di alcuni materiali prodotti prima del 2025.
Come sono andati i marchi italiani?
Nel test sono finiti sotto esame anche diversi oli venduti in Italia o appartenenti a marchi italiani noti. I risultati, però, non sono stati particolarmente incoraggianti. Come già detto l’olio bio De Cecco è stato bocciato dal panel sensoriale perché giudicato con note rancide incompatibili con la categoria “extravergine”. Secondo il test, nell’olio sarebbero state rilevate anche tracce di dibutilftalato (DBP) e di MOAH e MOSH.
Diverso invece il risultato ottenuto dall’olio “Extra Classico” convenzionale dello stesso marchio, che si è fermato a una valutazione considerata complessivamente soddisfacente.
Testato poi l’olio Filippo Berio che non è stato bocciato come extravergine ma ha ottenuto solo una valutazione sufficiente. Le analisi hanno rilevato la presenza di due pesticidi. Già nel test del 2022, Filippo Berio era stato indicato tra i prodotti peggiori per residui di MOSH e MOAH, oltre alla presenza di plastificanti e pesticidi. L’azienda aveva contestato i risultati sostenendo che le sostanze rilevate fossero entro i limiti di legge e che le metodologie usate per gli oli minerali non fossero ufficialmente standardizzate.
Anche l’olio La Selva è finito tra i prodotti giudicati non conformi agli standard dell’extravergine. Nel suo caso, oltre ai difetti sensoriali rilevati dagli assaggiatori, è stata segnalata anche la presenza di una traccia di pesticida.
Tra i marchi italiani analizzati, il “Fiore” dell’Oleificio Salvadori è stato uno di quelli.
usciti meglio dal test. Pur senza raggiungere le valutazioni massime, ha ottenuto un giudizio più positivo rispetto a molti concorrenti italiani presenti nell’indagine.
Anche il Primadonna Bio di Lidl ha ottenuto un giudizio complessivo “sufficiente”, con tracce di oli minerali (MOSH) e DBP, nessuna traccia di pesticidi e un profilo sensoriale giudicato mediamente armonico, senza particolari eccellenze.
Come scegliere un buon extravergine
Il test conferma quanto sia diventato difficile orientarsi davanti allo scaffale dell’olio. Né il prezzo né il marchio, e nemmeno la dicitura biologica, rappresentano da soli una garanzia assoluta.
Ci sono però alcuni accorgimenti utili:
- preferire oli con raccolta recente
- controllare provenienza e tracciabilità
- scegliere bottiglie scure e ben conservate
- evitare prodotti troppo vecchi o esposti alla luce e al calore
- diffidare di oli dal gusto piatto o con retrogusti anomali
Secondo gli esperti, acquistare l’olio nei mesi immediatamente successivi al raccolto aumenta le probabilità di trovare un prodotto più fresco e aromaticamente integro.
