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“Giovedì in corsia”: uguali in reparto,diversi in busta paga
Stessi studi, stessi sacrifici, stesso lavoro: perché gli infermieri della sanità privata continuano a essere trattati diversamente?
Stessi anni di studio. Stesso titolo professionale. Stesse responsabilità. Stessi turni, spesso massacranti. Eppure, quando si parla di stipendi, tutele e riconoscimento professionale, tra sanità pubblica e sanità privata continua a esistere un divario che lascia molti infermieri con una domanda difficile da ignorare: nel 2026 è ancora possibile essere considerati professionisti di serie B?
Gli infermieri rappresentano una colonna portante del sistema sanitario italiano, indipendentemente dal fatto che operino in un ospedale pubblico, in una clinica privata accreditata o in una struttura sociosanitaria. Ogni giorno garantiscono assistenza, sicurezza e continuità delle cure ai pazienti, affrontando responsabilità enormi e situazioni spesso complesse.
Eppure, a fronte di mansioni identiche, non sempre corrispondono pari diritti e pari trattamenti economici. In molte realtà della sanità privata, gli stipendi risultano inferiori rispetto a quelli percepiti dai colleghi del settore pubblico. A questo si aggiungono differenze legate alle progressioni di carriera, alle indennità, ai premi e alle tutele contrattuali.
Una disparità che genera inevitabilmente malcontento e senso di ingiustizia. Perché il valore professionale di un infermiere dovrebbe cambiare in base al datore di lavoro? La preparazione è la stessa, così come l’abilitazione professionale e le responsabilità assunte durante il servizio.
Negli ultimi anni si è parlato molto della carenza di personale infermieristico. Migliaia di professionisti hanno scelto di trasferirsi all’estero o di abbandonare il settore sanitario, scoraggiati da retribuzioni considerate non adeguate rispetto all’impegno richiesto. In questo contesto, mantenere differenze così marcate tra pubblico e privato rischia di aggravare ulteriormente il problema.
Il tema non riguarda soltanto il salario. Riguarda il riconoscimento della dignità professionale. Riguarda il principio secondo cui a pari competenze e pari responsabilità dovrebbero corrispondere pari diritti. Un concetto che appare semplice, ma che ancora oggi fatica a tradursi pienamente nella realtà.
La sanità italiana, pubblica e privata, funziona grazie all’impegno quotidiano di migliaia di infermieri. Continuare a creare disparità significa alimentare una divisione che non giova né ai professionisti né ai pazienti.
Nel 2026 la vera domanda non dovrebbe essere se gli infermieri della sanità privata siano professionisti di serie B. La risposta è evidente: non lo sono. La domanda, piuttosto, è perché esistano ancora differenze che continuano a farli sentire tali.
A cura di Alessia Troise, infermiera
