Fonte foto: Consigliera Regionale Rosellina Madeo
Definanziamenti, tagli e scelte politiche cancellano l’ipotesi dell’Alta Velocità nella regione, tra narrazioni pubbliche e realtà dei fatti.
La vicenda dell’Alta Velocità in Calabria è arrivata al suo punto di non ritorno. Dopo anni di annunci, promesse e narrazioni rassicuranti, il velo è caduto: l’infrastruttura non arriverà nella nostra regione. Non si tratta di una sorpresa, ma dell’esito naturale di un percorso che, passo dopo passo, ha mostrato tutti i segnali di una rinuncia progressiva. Prima i definanziamenti, poi lo spostamento delle risorse su altri interventi, infine la comunicazione ufficiale che chiude definitivamente il capitolo. Un epilogo che non stupisce chi ha seguito con attenzione la parabola degli ultimi mesi.
La filiera istituzionale che non ha retto
Per lungo tempo si è parlato di una filiera istituzionale forte, coesa, capace di dialogare con il Governo centrale per portare a casa risultati strategici. Una narrazione ripetuta su ogni palco, in ogni conferenza, come garanzia di affidabilità. Eppure, quando si è trattato di difendere il diritto alla mobilità della Calabria, quella filiera si è rivelata fragile. Non sorprende che un esecutivo orientato verso l’autonomia differenziata abbia guardato altrove, lasciando indietro una regione che da decenni attende infrastrutture moderne e collegamenti adeguati.
Il nodo di Tarsia e la sequenza dei tagli
Il progetto di fattibilità del nodo di Tarsia era stato presentato come il primo passo verso una nuova stagione di sviluppo. Milioni di euro investiti per delineare un tracciato innovativo, capace di avvicinare la Calabria agli standard nazionali. Poi, la discesa: la revoca di 9,4 miliardi di euro dai fondi Pnrr-Pnc destinati alle opere strategiche, seguita dal taglio di 3,5 miliardi dei fondi di coesione per l’adeguamento infrastrutturale di Calabria e Sicilia. Infine, la conferma definitiva: il Governo Meloni, in sintonia con quello regionale, ha posto la pietra tombale sull’Alta Velocità nella nostra regione.
Tra palco e realtà
Ancora una volta, il racconto pubblico non coincide con la realtà dei fatti. Come è stato sottolineato, per risolvere un problema bisogna prima riconoscerlo. La Calabria non può permettersi di vivere di narrazioni, né di rincorrere promesse che si dissolvono alla prova dei documenti e delle scelte politiche. Serve un atto di responsabilità, un cambio di rotta che metta al centro la verità e la visione. Bisogna scegliere da che parte stare: tra il palco delle dichiarazioni e la realtà che i cittadini vivono ogni giorno.

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