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Il nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò guardasse bene questa foto scattata dopo Argentina-Austria 2-0 con doppietta di Messi.
Chi da ragazzino non ha mai giocato in questo luogo iconico, fuori ai Distinti, con due porte improvvisate e un super Santos consumato, sulle ali dell’entusiasmo dopo aver visto all’opera il talento dell’idolo di turno?
Da queste parti siamo cresciuti a pane e pallone sfornando più talenti che pizze margherita dai forni dei maestri pizzaioli.
Potremmo stilare una lista infinita di scugnizzi nati e cresciuti qui fuori all’ombra del San Paolo con Maradona che vi giocava regalando magie; ragazzi che continuavano a giocare dopo una partita, sognando di imitare magari il gol del secolo di Diego contro l’Inghilterra o anche il gol di mano !
Perché il talento non si costruisce in laboratorio: nasce libero, per strada, nei cortili, nelle piazze, nei campetti improvvisati. Si può accompagnare nella crescita, educare, perfezionare. Ma non si può ingabbiare.
Oggi, invece, si insegna tattica prima ancora della fantasia. Schemi, moduli, sistemi, prima dell’istinto. Movimenti codificati prima del dribbling. Costruzioni dal basso, riaggressioni, ma così rischiamo di perdere ciò che ha sempre reso unico il calcio: la capacità di creare campioni partiti dal nulla, con un pallone tra i piedi e un sogno negli occhi. E la strada, da sempre, specie dalle nostre parti è stata da sempre la più grande scuola di calcio del mondo.
Manuel Parlato
