Sopravvissuta alla bomba atomica del 9 agosto 1945, la Vergine di Urakami porta ancora sul volto i segni della distruzione della bomba atomica. Da quel momento è diventata simbolo di Pace

Ci sono immagini che riescono a raccontare una tragedia più di mille parole. Ed il volto della Beata Vergine Maria di Urakami, a Nagasaki, è una di queste. È il volto della cosiddetta “Madonna bombardata”. La testa di una statua lignea della Beata Vergine Maria, fu ritrovata tra le macerie della Cattedrale di Urakami. Dopo l’esplosione della bomba atomica del 9 agosto 1945. Alle 11.02 di quel giorno, Nagasaki fu colpita dalla bomba al plutonio chiamata “Fat Man”. L’esplosione devastò il quartiere di Urakami, cuore della comunità cattolica della città. La Cattedrale venne distrutta, le pareti crollarono, le vetrate andarono in frantumi, l’altare prese fuoco. Le campane si fusero con il calore che provocò la bomba. I fedeli ed i sacerdoti che erano dentro la chiesa, non sopravvissero.
Kaemon Noguchi
Successivamente Kaemon Noguchi, soldato giapponese congedato e successivamente sacerdote cattolico, entrò tra le rovine. Alla ricerca di un ricordo della chiesa della sua giovinezza. Voleva trovare qualcosa da portare con sé nel monastero trappista di Hokkaido. E, dopo aver cercato a lungo, si fermò a pregare. Fu allora che vide, tra la polvere ed i resti dell’edificio, il volto della Beata Vergine Maria. Della statua era rimasta unicamente la testa. Visto che la statua aveva preso fuoco. Ha perfino sciolto gli occhi di vetro. Lasciando, sul volto, due profonde cavità. Che sembrano, ancora oggi, due lacrime.
Statua
Quella Statua non era più l’immagine intatta e luminosa dell’Immacolata Concezione. Ma una statua devastata dalla malvagità umana. La statua era ispirata all’Immacolata Concezione del pittore spagnolo Bartolomé Esteban Murillo. Era stata collocata nella Cattedrale di Urakami. Dopo il ritrovamento, la testa della Madonna attraversò una lunga storia. Nel 1975 Noguchi la riportò a Nagasaki. E per diversi anni venne custodita presso il Junshin Women’s College. Successivamente la reliquia tornò alla comunità di Urakami. E, negli anni Novanta, quando la sua storia iniziò a diffondersi, si iniziò a pensare che quella testa non dovesse essere considerata soltanto un reperto della tragedia atomica. Ma un’immagine sacra davanti alla quale pregare.
Urakami
Nel 2000 la Madonna tornò nella Cattedrale di Urakami. E fu collocata in una cappella preparata appositamente per accoglierla. Da quel momento il suo significato divenne ancora più forte. La comunità non volle soltanto conservare la memoria della distruzione, ma trasformarla in un messaggio rivolto al futuro. Ed è proprio qui che nasce la forza della Beata Vergine Maria di Nagasaki. Il suo volto non è diventato un simbolo di odio o di vendetta. Al contrario, è diventato un richiamo alla preghiera, alla riconciliazione e alla pace. Nel corso degli anni la reliquia è stata portata anche fuori dal Giappone. Diventando testimone della memoria di Nagasaki. E del rifiuto delle armi nucleari.
Roma
Fu portata a Roma, in Vaticano. Ed è stata benedetta da papa Benedetto XVI. A New York, in occasione degli appuntamenti internazionali dedicati alla non proliferazione nucleare. Ed in Guernica, altro luogo diventato simbolo della distruzione e delle vittime innocenti della guerra. In breve tempo il volto della statua della Beata Vergine Maria, devastata dalla guerra, è diventato un simbolo della pace. La Beata Vergine Maria di Nagasaki non invita a cancellare la memoria della bomba atomica. Anzi ci invita a conservarla. Perché dimenticare significherebbe rischiare di ripetere gli stessi errori.
Nagasaki
Ogni 9 agosto, Nagasaki ricorda le vittime della bomba atomica. Ed in quella circostanza la reliquia è una delle immagini più forti della memoria della città. Essa non è soltanto una reliquia religiosa. E non è soltanto un reperto storico. E’ una testimonianza che racconta ciò che è accaduto. Ma, soprattutto, ciò che è accaduto non deve accadere ancora. Il volto della Beata Vergine Maria di Nagasaki continua a commuovere migliaia di Giapponesi e non. Perché trasforma il dolore in memoria e la memoria in un impegno per la pace.
10/8/2026
A cura di Vincenzo Gallo

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