Morto Livio Berruti
Dalla vittoria olimpica alla rivalità con Mennea, chi era e perché è stato così importante
Livio Berruti, studente del liceo Cavour di Torino e poi icona dei Giochi di Roma ’60: ieri, a 87 anni, ci ha salutato da una clinica della sua amata città poche ore prima dell’inizio degli Europei, con discrezione e senza rubare il palcoscenico, come sua abitudine.
venti secondi e cinque decimi che da qualche ora sono tornati a macinare visualizzazioni in Rete vennero registrati dalle telecamere della Rai il 3 settembre 1960 all’Olimpico di Roma, con il nobile commento di Paolo Rosi. Mostrano un ragazzo italiano alto, esile, dalla pelle bianchissima che indossando un paio di occhiali da miope di bachelite nera, più da studente che da atleta, esce sparato dai blocchi in corsia cinque e vola verso il traguardo, sfiorando una colomba (bianca pure lei) che si era appoggiata sulla carbonella rossa, il materiale di cui erano fatte le piste dell’epoca.
Quel giorno Berruti diventò il primo europeo a vincere il titolo olimpico sul mezzo giro di pista, dominio americano da sempre, stabilendo anche il nuovo record del mondo. Livio aveva soltanto 21 anni, ricevette in premio una Fiat 500 e un assegno da un milione e duecentomila lire.
A margine di quella leggendaria impresa, un gossip che lo avrebbe accompagnato fino alla fine dei suoi giorni. Berruti e Wilma Rudolph, la dea americana della velocità, tre ori in quell’edizione dei Giochi, a spasso mano nella mano per il Villaggio olimpico. Quello che passò alla storia come un flirt, in realtà fu un innocente scambio di occhiate apparecchiato ad arte dai paparazzi della Dolce Vita. Livio e Wilma erano giovani, belli e divennero — assieme a Cassius Clay, che in quella circostanza avrebbe sconsigliato all’azzurro di ronzare intorno alla sua compagna di squadra — l’icona dell’ultima edizione umana dei Giochi, quella dove dopo le gare si poteva andare a Ponte Milvio a bere un’aranciata con colleghi di altre nazioni. «Alta, elegante, magnetica. Due occhi vivi e colmi di promesse. Un fluido ammaliante, dentro il quale immergersi»: così la ricordava con nostalgia, anni dopo, Berruti.
Dopo l’oro olimpico Livio gareggiò per altre sei stagioni (fu quinto a Tokyo ’64) senza mai più salire su podi importanti: a Roma aveva dato tutto. Era talento purissimo: i piedi quasi a sfiorare il terreno, una corsa incredibilmente decontratta, un carattere che molti scambiarono per pigro e invece era convinzione che l’atletica e gli allenamenti fossero solo una parentesi in un’esistenza dedicata allo studio della chimica e poi al lavoro.
Berruti era un dilettante, nel senso più nobile del termine. Normale che con Pietro Mennea, che cominciò l’attività di alto livello quando Livio decise di ritirarsi per poi vincere l’oro olimpico sulla stessa distanza a Mosca nell’80, non corresse buon sangue. Pietro, stakanovista della pista, pronto a polemizzare in pubblico su ogni scelta federale e convinto che il suo predecessore avesse sprecato il suo talento, non poteva piacere al timido ragazzo torinese. «Tra noi c’erano differenze abissali. Gli riconosco la capacità di perseverare nella sofferenza, ma secondo me un ego spropositato gli ha impedito di vivere lo sport con il sorriso. La verità è che il successo non ci appartiene: è merito dei geni di mamma e papà», amava sottolineare.
erruti non divenne mai un testimonial dell’atletica italiana, troppo poco interessato a poltrone, incarichi e visibilità, troppo puro per farsi tirare per la giacca. Si esaltò solo per le imprese di Pippo Tortu, restando un meraviglioso dilettante dello sport.
- Livio Berruti, nato a Torino il 19 maggio 1939, è stato un velocista italiano campione olimpico dei 200 metri ai Giochi di Roma 1960, primo europeo a riuscirci
- A Roma 1960 Berruti fece notizia anche per il suo flirt con Wilma Rudolph, la sprinter americana che sulla pista dell’Olimpico vinse tre ori (100, 200 e 4×100). Nel 1998 il matrimonio con Silvia
- Dopo Roma, la sua carriera proseguì. Partecipò anche ai Giochi di Tokyo nel 1964 e a quelli di Città del Messico nel 1968. Conquistò 15 titoli italiani
