🚫 L’infibulazione è reato. E non è cultura.
La prima volta che ne parlai pubblicamente fu nel 2018 a Montecitorio, a un convegno organizzato da Souad Sbai Dipartimento Nazionale Pari Opportunità della Lega.
Da allora non ho smesso di ripeterlo: le Mutilazioni Genitali Femminili non sono tradizione, sono violenza.
COSA SONO LE MGF
Con la sigla MGF si indicano tutte le pratiche che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni, o altre lesioni agli organi genitali, effettuate per ragioni culturali o non mediche.
L’OMS ne identifica 4 tipi:
- Clitoridectomia: rimozione parziale o totale del clitoride
- Escissione: rimozione del clitoride e delle piccole labbra
- Infibulazione: restringimento dell’apertura vaginale cucendo le labbra. È la forma più grave
- Altre pratiche: piercing, cauterizzazioni, incisioni
Non hanno alcuna base medica o religiosa. Vengono praticate su bambine tra 0 e 15 anni e lasciano conseguenze fisiche, sessuali e psicologiche per tutta la vita: infezioni, problemi mestruali, cicatrici, dolore nei rapporti, depressione e disturbo post-traumatico.
IN ITALIA È REATO
Lo dice chiaramente la Legge 7 del 9 gennaio 2006 che punisce chiunque pratichi, favorisca o non impedisca queste pratiche. Anche se avvengono all’estero.
Come ha ricordato Cinzia Petetta, ex Assessore ai Servizi Sociali: “Non è cultura: è violenza su bambine e adolescenti. La tutela delle minori non è negoziabile: ogni segnale va segnalato, ogni rischio va fermato”.
I NUMERI IN ITALIA: UN FENOMENO CHE C’È
Secondo l’ultima stima del Dipartimento per le Pari Opportunità, condotta da Università Milano-Bicocca e Bologna al 1° gennaio 2023, in Italia vivono circa 88.500 donne di età superiore ai 15 anni che hanno subito MGF. Un aumento dell’1% rispetto al 2019.
Il quadro nel dettaglio:
- 98% di queste donne sono nate all’estero
- Le comunità con numeri più alti: egiziane, nigeriane ed etiopi
- Prevalenza più alta: donne somale 97,8%, sudanesi 90,8%, guineane 91,5%
- Bambine a rischio: si stimano 16.000 minori sotto i 15 anni potenzialmente a rischio
- Nel mondo: oltre 230 milioni di donne e bambine sopravvissute a questa pratica
A livello nazionale i principali Paesi d’origine sono Nigeria, Egitto, Senegal, Etiopia, Costa d’Avorio e Somalia. Spesso la pratica avviene durante viaggi nel Paese d’origine, soprattutto in estate.
E NELLE MARCHE?
Non esistono ancora dati ufficiali separati per singola Regione. Le stime nazionali vengono distribuite in base alla presenza di comunità migranti.
Ma anche nelle Marche il tema è monitorato.
La Regione Marche ha prodotto un Vademecum sulle MGF per operatori sanitari e sociali. L’obiettivo è intercettare precocemente i casi a rischio, soprattutto tra le bambine delle “seconde generazioni”.
COSA SERVE ORA: 3 PRIORITÀ
La legge c’è ed è considerata una best practice dall’ONU. Ma non basta.
- PIÙ FORMAZIONE: Molti operatori sanitari e sociali non si sentono preparati a riconoscere i segnali. Serve formazione continua per medici, ostetriche, insegnanti e assistenti sociali.
- PIÙ PREVENZIONE: Informazione nelle comunità, con mediatori culturali. Bisogna spiegare che le MGF non sono prescritte da nessuna religione e danneggiano gravemente la salute.
- PIÙ CONTROLLI: Scuole, servizi sociali e strutture sanitarie devono fare rete non escludendo .(non escluderei visite ginecologiche a cadenza programmata per escludere le mutilazioni genitali femminili ). Ogni segnale di rischio, soprattutto prima delle partenze estive, va segnalato. Come dice Petetta: “ogni rischio va fermato”.
Le MGF sono una violazione dei diritti umani.
Proteggere le bambine significa difendere il loro corpo, la loro salute e il loro futuro. Significa avere il coraggio di parlare e di non giustificare la violenza con la cultura.
Dopo averne parlato a Montecitorio nel 2018, oggi lo ripeto con ancora più forza: servono più controlli, più prevenzione e più attenzione da parte di tutti.


