Incontriamo la dott.ssa Rosalba D’Amato operatrice di un CAS nella provincia di Avellino
“Accoglienza non significa soltanto gestire un’emergenza o offrire un riparo temporaneo, ma costruire un percorso di legalità, orientamento e crescita umana. Per comprendere cosa accade realmente dietro le quinte di un Centro di accoglienza straordinaria, lontano dai luoghi comuni e dal dibattito pubblico superficiale, entriamo nel vivo del sistema attraverso le parole di chi lo guida ogni giorno”.
Dottoressa D’Amato, i Centri di accoglienza straordinaria (CAS) sono spesso al centro del dibattito pubblico e associati prevalentemente a momenti di emergenza. Qual è la realtà quotidiana che si cela dietro questa sigla?
Dietro la sigla CAS non ci sono soltanto edifici e procedure amministrative, ma un sistema complesso in cui operano responsabili, amministrativi, mediatori, operatori, professionisti sanitari, legali, psicologi e insegnanti. Molti di questi centri sono diventati luoghi in cui la persona viene presa in carico, informata, assistita e accompagnata durante una fase molto delicata della propria vita.
Spesso nel linguaggio comune i migranti accolti vengono definiti “irregolari” o “clandestini”. Qual è la condizione giuridica corretta di chi arriva nei vostri centri?
È necessario usare le parole con attenzione. Dal momento in cui una persona manifesta la volontà di chiedere protezione internazionale, entra in una procedura prevista dalla legge. La domanda viene esaminata individualmente e la persona non può essere ridotta a un’etichetta. Chi richiede asilo chiede allo Stato italiano protezione perché ritiene di non poter tornare nel proprio Paese senza affrontare un rischio grave.
Qual è lo scopo principale del percorso all’interno di un CAS?
Il CAS è il luogo in cui il richiedente viene accolto e accompagnato durante la procedura relativa alla domanda di protezione internazionale. La valutazione e gli eventuali adempimenti di regolarizzazione spettano alle autorità competenti. Il compito del CAS è garantire accoglienza, servizi, informazioni corrette e supporto, aiutando la persona a comprendere e affrontare consapevolmente le diverse fasi del percorso.
Come si sviluppa concretamente la presa in carico di un nuovo ospite dal momento del suo arrivo?
Il percorso comincia con la presa in carico assegnata dall’ente attuatore. Il primo incontro raccoglie le informazioni necessarie, individua i bisogni immediati e verifica eventuali fragilità sanitarie, psicologiche o sociali. Seguono gli adempimenti amministrativi, il fotosegnalamento, l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, la consegna dei beni di prima necessità e la sottoscrizione del patto di accoglienza. Successivamente si avviano la preparazione all’audizione davanti alla Commissione territoriale, l’orientamento legale, l’apprendimento della lingua italiana e la formazione professionale.
In che modo un CAS può trasformarsi da semplice risposta emergenziale a luogo di crescita?
Il periodo trascorso nel centro non deve diventare un tempo sospeso e privo di prospettive. Se l’attesa viene utilizzata per imparare la lingua, acquisire competenze, comprendere le regole della società e avvicinarsi al lavoro, l’accoglienza assume un significato più profondo. Nel nostro caso cerchiamo di creare occasioni di apprendimento e partecipazione per incoraggiare le potenzialità di ciascun ospite verso l’autonomia.
Qual è, secondo la sua esperienza, il valore più profondo di questo lavoro?
Il valore più importante è quello umano. Accogliere significa guardare una persona e non vedere soltanto ciò che le manca, ma riconoscere i suoi talenti, le sue esperienze e i suoi desideri. Il nostro compito non è sostituirci agli ospiti o promettere risultati, bensì aiutarli a comprendere la propria situazione e offrire gli strumenti per trovare una direzione.
Qual è il messaggio principale che vorrebbe lasciare a chi legge?
I CAS rappresentano un primo spazio di accoglienza, orientamento e accompagnamento. Attraverso il lavoro quotidiano di operatori e professionisti, offrono strumenti concreti per favorire autonomia, consapevolezza e integrazione. Sono luoghi in cui organizzazione, responsabilità e attenzione alla persona si traducono in percorsi capaci di accompagnare ciascuno verso una maggiore indipendenza.

