Foto: GBT
SCONFITTA PER NIENTE DIGERITA
Cari amici, la persistente sensazione di amarezza che mi lascia Inter-Napoli all’indomani della sconfitta è quella di una partita che il Napoli aveva davvero tra le mani e che, a un certo punto, ha smesso di giocare. Ed è proprio questo che fa più male della sconfitta.
Per un’ora il Napoli mi è piaciuto. Nel primo tempo ha anche sofferto, ma senza andare in difficoltà in maniera clamorosa, e nella ripresa ha avuto quel momento in cui sembrava aver trovato la chiave della partita: Politano e Højlund in pochi minuti hanno portato il risultato sul 2-0 e, soprattutto, hanno dato la sensazione che l’Inter fosse alle corde. Il secondo gol, arrivato al 53′, sembrava poter essere quello che indirizzava definitivamente la partita.
Poi, però, è cambiato qualcosa. E secondo me non è stata soltanto una questione di stanchezza: è cambiato l’atteggiamento del Napoli. La squadra ha cominciato ad abbassarsi, a concedere sempre più campo all’Inter e soprattutto a pensare a come difendere il 2-0 invece che a come continuare a giocare.
Qui arriviamo alla scelta della difesa a cinque, che è quella che mi lascia più perplesso. Capisco perfettamente la logica: sei a San Siro, sei avanti di due gol, l’Inter ti sta spingendo e vuoi avere più uomini dietro la linea della palla. Ma il problema è che una cosa è difendersi con cinque uomini, un’altra è consegnare completamente il pallino all’avversario. Il Napoli, con quella disposizione, ha finito per schiacciarsi troppo e ha perso la possibilità di uscire dalla pressione.
E contro l’Inter questo è pericolosissimo. Perché se le lasci campo, prima o poi arrivano Dimarco, Lautaro, Thuram, gli inserimenti dei centrocampisti. Non puoi pensare di trascorrere gli ultimi venti minuti soltanto dentro la tua area e sperare che non succeda niente. Lautaro ha riaperto la partita, Thuram ha trovato il 2-2 e a quel punto il gioco era completamente dalla parte dell’Inter.
Anche le sostituzioni, secondo me, vanno lette in questo contesto. Allegri ha provato a cambiare qualcosa inserendo De Bruyne e Neres, quindi non si può dire che abbia rinunciato completamente a giocarsela. Però sono entrati in una squadra che ormai aveva perso qualche metro e soprattutto aveva perso fiducia. E quando una squadra è mentalmente dentro una partita di pura resistenza, anche un giocatore di qualità rischia di incidere poco.
Avrei preferito vedere un Napoli che, sul 2-0, facesse magari qualche cambio per avere più gamba e più qualità nelle ripartenze, ma senza rinunciare a tenere almeno tre o quattro giocatori stabilmente nella metà campo dell’Inter. Perché quello sarebbe stato il modo migliore per difendere il risultato: non soltanto stare più coperti, ma continuare a rappresentare una minaccia.
E la cosa interessante è che le occasioni per chiuderla il Napoli le ha anche avute. Dopo il 2-2 la partita è diventata completamente aperta e le due squadre hanno avuto la possibilità di vincerla. Ma l’Inter ha avuto il giocatore capace di trovare il momento decisivo: Lautaro, al 91′, ha firmato il 3-2.
Per questo non direi semplicemente che Allegri ha sbagliato i cambi. Sarebbe una lettura troppo facile. Secondo me l’errore principale è stato nella gestione del vantaggio: il Napoli ha confuso il controllo della partita con il semplice difendersi.
E questa, paradossalmente, è anche la cosa che mi fa pensare che la sconfitta possa essere utile. Perché il Napoli ha dimostrato di poter mettere in difficoltà l’Inter, anche a San Siro, e per larghi tratti lo ha fatto molto bene. Però deve imparare a capire che, contro squadre di questo livello, quando sei avanti 2-0 non puoi smettere di giocare.
La partita, secondo me, si è persa proprio lì: nel momento in cui il Napoli ha deciso di difendere il risultato invece di continuare a fare la partita.
E perdere 3-2 dopo essere stato avanti di due gol è certamente una botta, ma è anche una lezione abbastanza chiara per Allegri: la prossima volta, sul 2-0, bisognerà trovare un modo per controllare il risultato ma senza sparire dalla partita.
A cura del prof, Raffaele Di Pasquale
