Siamo abituati a vivere senza energie, rimandiamo i controlli e mettiamo noi stessi all’ultimo posto. Ma sentirsi sempre stanchi non dovrebbe essere il prezzo da pagare per riuscire a fare tutto.
C’è una frase che sentiamo pronunciare sempre più spesso: «Sono stanca, ma devo andare avanti».
La diciamo al mattino, quando la sveglia suona e vorremmo dormire ancora. La ripetiamo durante la giornata, mentre cerchiamo di incastrare lavoro, famiglia, figli, commissioni e responsabilità. La diciamo la sera, quando finalmente ci sediamo, ma non abbiamo più le energie nemmeno per dedicarci a qualcosa che ci piace.
E così andiamo avanti.
Rimandiamo il riposo al fine settimana, le visite mediche a quando avremo più tempo, una passeggiata a quando avremo meno impegni. Anche mangiare diventa spesso un’attività da sbrigare velocemente, tra una telefonata e una faccenda da concludere.
Il problema è che quel momento in cui finalmente potremo occuparci di noi sembra non arrivare mai.
Abbiamo imparato a considerare normale essere sempre stanchi. Quasi fosse una prova di quanto siamo impegnati, indispensabili, capaci di reggere tutto. Eppure, riuscire a fare tutto non significa necessariamente stare bene.
La stanchezza non è sempre soltanto stanchezza
Sentirsi affaticati dopo una giornata impegnativa è assolutamente normale. Il nostro organismo ha bisogno di recuperare energie, e il sonno è fondamentale per il benessere fisico e mentale.
Ma cosa succede quando la stanchezza diventa persistente? Quando ci svegliamo già affaticati, facciamo fatica a concentrarci, ci sentiamo privi di energia anche per le attività quotidiane o abbiamo la sensazione di non riuscire mai a recuperare completamente?
In questi casi, liquidare tutto con un «è lo stress» o «è un periodo così» può essere riduttivo.
La stanchezza persistente può avere diverse cause: sonno insufficiente o di scarsa qualità, stress prolungato, alimentazione inadeguata, sedentarietà, alcuni farmaci o condizioni mediche che meritano di essere approfondite. Tra queste possono esserci anemia, alterazioni della funzione tiroidea e disturbi del sonno.
Non significa che dietro ogni giornata faticosa si nasconda una malattia. Significa, piuttosto, che un sintomo che dura nel tempo merita attenzione, soprattutto quando interferisce con la vita quotidiana.
Se la stanchezza persiste per alcune settimane, non ha una spiegazione evidente o si accompagna ad altri disturbi, è opportuno rivolgersi al proprio medico per una valutazione. Sarà lui a stabilire se siano necessari esami o approfondimenti specifici.
La prima forma di prevenzione, a volte, consiste proprio nel non minimizzare ciò che sentiamo.
Mangiare in fretta, saltare i pasti, arrivare a sera senza energie
Da biologa nutrizionista, vedo quanto il rapporto con il cibo sia influenzato dai ritmi della vita quotidiana.
C’è chi salta il pranzo perché non riesce a fermarsi, chi arriva a cena affamatissimo, chi trascorre la giornata bevendo caffè nella speranza di recuperare lucidità e chi cerca negli zuccheri una risposta immediata alla sensazione di stanchezza.
Non si tratta di giudicare queste abitudini. Spesso sono il risultato di giornate piene, turni di lavoro, responsabilità familiari e poco tempo a disposizione.
Tuttavia, l’alimentazione può contribuire al nostro livello di energia e al benessere generale. Mangiare in modo insufficiente o poco vario, trascurare l’idratazione o concentrare gran parte dell’alimentazione in pochi momenti della giornata può rendere più difficile affrontare le attività quotidiane.
Questo non significa che esista un alimento capace di cancellare la stanchezza, né che basti assumere una vitamina o un integratore per ritrovare le energie.
La risposta dipende dalla causa.
Un’alimentazione equilibrata dovrebbe comprendere fonti di carboidrati, proteine e grassi, oltre a frutta, verdura e acqua nelle quantità adeguate alle esigenze individuali. La regolarità dei pasti può essere utile, ma non esiste un numero di pasti valido per tutti: contano il fabbisogno personale, gli orari, le condizioni di salute e la sostenibilità delle abitudini.
Anche il piacere ha il suo posto. Mangiare bene non dovrebbe trasformarsi nell’ennesimo compito da svolgere perfettamente, con regole impossibili da rispettare.
La salute non si costruisce punendosi a tavola, ma imparando a nutrirsi con consapevolezza, continuità e senza inutili rinunce.
Il riposo non è un premio da meritare
C’è un aspetto della stanchezza di cui parliamo meno: la difficoltà a concederci una pausa senza sentirci in colpa.
Abbiamo spesso l’impressione che riposare significhi sottrarre tempo a qualcosa di più importante. Se ci fermiamo, pensiamo a ciò che resta da fare. Se dedichiamo un’ora a noi stessi, ci sembra di doverla recuperare in seguito.
Eppure, il recupero non è un lusso riservato a chi ha terminato ogni impegno. È una componente essenziale del benessere.
Dormire a sufficienza, mantenere orari del sonno il più possibile regolari, muoversi con continuità secondo le proprie possibilità e ritagliarsi momenti di pausa sono abitudini che possono contribuire alla salute.
Non occorre rivoluzionare la propria vita da un giorno all’altro. A volte si può iniziare da gesti semplici: sedersi per mangiare invece di consumare un pasto in piedi, fare una passeggiata, preparare qualcosa di nutriente per il giorno successivo o spegnere il telefono prima di dormire.
Naturalmente, non sempre bastano piccoli cambiamenti. Quando la stanchezza è legata a una condizione medica, a un disturbo del sonno o a un disagio psicologico significativo, serve un percorso adeguato.
Ma c’è una domanda che possiamo cominciare a farci: quanto spazio stiamo lasciando al nostro benessere nella vita che abbiamo costruito?
Tre domande da farci prima di dire ancora «non ho tempo»
Non servono liste interminabili di buone intenzioni. Può essere più utile fermarsi un momento e rispondere con sincerità a tre domande.
1. Sto ascoltando i segnali del mio corpo?
Oppure continuo a ignorare stanchezza, sonno disturbato, difficoltà di concentrazione e altri cambiamenti, aspettando che passino da soli?
2. Mi sto prendendo cura di me anche attraverso le piccole abitudini?
Riesco a mangiare con una certa regolarità, a bere durante la giornata, a dormire quanto mi serve e a inserire un po’ di movimento nella mia routine?
3. Quando è stata l’ultima volta che ho dedicato tempo alla mia salute senza aspettare di stare male?
La prevenzione non consiste soltanto negli esami da eseguire o nelle visite da prenotare. Comprende anche l’attenzione ai segnali del corpo, le abitudini quotidiane e il confronto con i professionisti sanitari quando qualcosa non va.
Non dobbiamo necessariamente fare tutto subito. Possiamo cominciare da ciò che è possibile, senza pretendere la perfezione.
Non dobbiamo aspettare di fermarci per prenderci cura di noi
Viviamo in una società che premia la produttività, la velocità e la capacità di essere sempre presenti. Siamo abituati a rispondere immediatamente, a riempire ogni spazio libero e a sentirci in difetto quando non riusciamo a rispettare tutte le aspettative.
Ma il nostro corpo non funziona come un’agenda. Non possiamo continuare a chiedergli di adattarsi a ritmi insostenibili senza considerare le conseguenze.
Prendersi cura di sé non significa essere egoisti, sottrarre qualcosa alla propria famiglia o rinunciare alle proprie responsabilità. Significa riconoscere che anche noi facciamo parte delle persone di cui dobbiamo prenderci cura.
Come biologa nutrizionista, credo che il benessere non nasca da una singola scelta straordinaria, ma dall’insieme delle abitudini che riusciamo a mantenere nel tempo. Dal modo in cui mangiamo, dormiamo, ci muoviamo e ascoltiamo i nostri bisogni, senza dimenticare che la salute dipende anche dalle condizioni in cui viviamo e lavoriamo.
Non sempre possiamo eliminare le difficoltà o trovare immediatamente più tempo. Possiamo, però, smettere di considerare la nostra salute qualcosa di cui occuparci soltanto quando tutto il resto è stato sistemato.
Perché quel momento perfetto, in cui non avremo più nulla da fare, potrebbe non arrivare mai.
E allora forse la domanda da porci non è quanto ancora riusciamo a resistere.
È quanto tempo stiamo aspettando prima di concederci il diritto di stare bene.
E voi, quando è stata l’ultima volta che vi siete fermati davvero ad ascoltare il vostro corpo?
Dott.ssa Alessandra Cirillo
Il benessere nasce a tavola, ma cresce nelle scelte che facciamo ogni giorno.
