Ospite nel corso del programma sportivo La Tattica Live, il giornalista Elio Arienti ha analizzato senza filtri la pesante sconfitta casalinga rimediata dal Milan contro il Benfica (0-2) nel match d’esordio della nuova edizione dell’Europa League, puntando l’indice contro le scelte e le contraddizioni di mister Ruben Amorim.
La delusione per le parole e per i fatti
L’analisi di Arienti parte da una profonda delusione nei confronti del tecnico rossonero: «Male, male, perché mi dispiace doverlo dire. Speravo nelle qualità, nelle idee e nella genialità del suo allenatore, e invece devo dire che mi ha deluso. Mi ha deluso soprattutto con i fatti, ma anche con le parole».
Il nocciolo della questione riguarda il doppio registro tenuto dall’allenatore tra la fine della sessione di trasferimenti e l’avvio delle gare ufficiali: «Quando tu mi vieni a dire, dopo tre mesi, che non hai i giocatori che vorresti per il tuo gioco… no, bello mio. Prima mi vieni a dire che il mercato del Milan è da 10 in pagella, e poi dopo le prime brutte partite ti lamenti della rosa? Se la società ha avuto delle pecche sul mercato, non puoi promuoverlo a pieni voti a fine agosto per poi scaricare le responsabilità dopo quattro o cinque partite».
Caos tattico e continuità smarrita
Nel mirino dell’opinionista finisce soprattutto la gestione della squadra in questo avvio di stagione, caratterizzato da un continuo rimescolamento di uomini e posizioni: «Non puoi far giocare una volta un giocatore in un ruolo, poi cambiarlo, inventarti ruoli improbabili e, soprattutto, schierare cinque formazioni diverse in cinque partite tra campionato e coppa. Non esiste che i giocatori siano tutti uguali e si possano ruotare ovunque: ci sono gli undici titolari e i calciatori da panchina. Il mister deve avere un’ossatura fissa in testa e variare solo per infortuni, squalifiche o fisiologico turnover, non fare esperimenti continui».
Il precedente allo United e i dubbi sul profilo
Infine, una riflessione sul passato recente del tecnico e sul peso di una panchina pesante come quella rossonera, arrivata dopo la difficile parentesi inglese: «Se mi chiedi se fosse l’allenatore giusto dopo i successi in Portogallo con lo Sporting Lisbona, ti avrei detto di sì. Se pensiamo all’esperienza fallimentare al Manchester United, i dubbi aumentano. Ma resta il fatto che a Milanello serve coerenza, linearità e la capacità di assumersi le proprie responsabilità senza aggrapparsi a scuse tardive».
