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Sanità, è scontro in Campania: stop ai ricoveri
Sanità, in Campania si ferma la sanità privata: stop ai ricoveri programmati, garantite le urgenze
È scontro tra Regione e strutture private accreditate. Da lunedì 21 settembre sospesi i nuovi ricoveri programmati nelle case di cura. AIOP: «Da nove mesi senza budget e contratti». I sindacati: «Così a pagare sono cittadini e lavoratori»
La sanità campana entra in una nuova fase di tensione. Da lunedì 21 settembre le case di cura private accreditate hanno sospeso i nuovi ricoveri programmati, mantenendo invece le attività urgenti e quelle non interrompibili. La decisione dell’AIOP Campania arriva al termine di mesi di confronto con la Regione sul nodo dei budget, dei contratti e delle tariffe delle prestazioni erogate per conto del Servizio sanitario regionale.
Una protesta che rischia di avere ripercussioni concrete sulla gestione dei pazienti e sulle liste d’attesa. Secondo una prima stima diffusa dall’AIOP, sarebbero circa 3.000 le prestazioni che potrebbero essere rinviate a causa dello stop. Tra queste non ci sono soltanto interventi chirurgici programmati, ma anche percorsi di riabilitazione e lungodegenza post-acuzie per pazienti dimessi dagli ospedali pubblici.
Il nodo: budget e contratti
Alla base della protesta c’è soprattutto una questione economica e amministrativa. Secondo AIOP, le strutture private accreditate operano da circa nove mesi senza un budget definitivo per il 2026 e senza i contratti che stabiliscono quantità e remunerazione delle prestazioni che possono essere erogate a carico del Servizio sanitario regionale.
Nel frattempo, sostiene l’associazione, sarebbero stati corrisposti soltanto acconti calcolati sui tetti di spesa del 2025, rimasti invariati rispetto al 2024. AIOP contesta inoltre il livello delle tariffe applicate alle strutture, indicando come ulteriore elemento di criticità il fatto che siano basate su valori risalenti nel tempo.
Il presidente di AIOP Campania, Sergio Crispino, ha respinto l’idea di una contrapposizione voluta dalle strutture private: «La guerra non l’abbiamo dichiarata noi, ci stiamo semplicemente difendendo», ha dichiarato, spiegando le ragioni dello stop.
Le urgenze restano garantite
Lo stop non riguarda le emergenze. Le strutture assicurano la prosecuzione delle attività urgenti e non interrompibili. I pazienti che arrivano attraverso i pronto soccorso vengono assistiti e stabilizzati prima dell’eventuale trasferimento in una struttura pubblica.
A fermarsi è invece l’accettazione di nuovi pazienti per ricoveri programmati, compresi quelli destinati a determinati percorsi di riabilitazione e lungodegenza post-acuzie.
È proprio questo uno degli aspetti che preoccupa maggiormente il sistema pubblico: il blocco delle strutture accreditate potrebbe aumentare la pressione sugli ospedali e sui pronto soccorso, soprattutto in presenza di pazienti che necessitano di un posto letto o di un percorso assistenziale successivo alla fase acuta.
I sindacati: «A pagare rischiano di essere cittadini e lavoratori»
Durissima la reazione delle organizzazioni sindacali. CGIL Campania e FP CGIL hanno inviato ad AIOP e alle cliniche private accreditate una formale diffida e messa in mora, chiedendo la revoca del blocco dei ricoveri. I sindacati contestano la scelta di utilizzare la sospensione dell’attività assistenziale nell’ambito di una vertenza economica e amministrativa con la Regione.
La CGIL ha inoltre annunciato la possibilità di presentare denunce alle Procure della Repubblica della Campania qualora il blocco non venisse revocato, ipotizzando profili legati all’interruzione di pubblico servizio e all’omissione di atti d’ufficio. Si tratta, allo stato, di una posizione e di un’iniziativa annunciata dal sindacato, non di contestazioni giudiziarie già accertate.
Anche la CISL ha criticato la sospensione dei ricoveri, definendola una misura che rischia di ricadere sui cittadini e sui lavoratori, mentre la UIL ha chiesto alla Regione l’apertura immediata di un tavolo di confronto. (Corriere Napoli)
Regione e privati, lo scontro si allarga
Il confronto non riguarda soltanto il pagamento delle prestazioni. Sul tavolo ci sono anche la programmazione sanitaria regionale, la definizione dei fabbisogni, le modalità di assegnazione dei budget e l’applicazione delle nuove procedure previste dalla normativa sulla concorrenza.
La Regione, dal canto suo, ha sostenuto la necessità di rafforzare la capacità produttiva della sanità pubblica. In particolare, il direttore generale della Tutela della Salute, Ugo Trama, ha indicato la necessità di stimolare ASL e ospedali pubblici a incrementare la produzione.
La vertenza arriva quindi in un momento particolarmente delicato per la sanità campana: da una parte le strutture private accreditate chiedono certezze su risorse, contratti e remunerazione; dall’altra la Regione punta a una maggiore capacità produttiva del sistema pubblico.
Il rischio per i pazienti
Al centro della contesa rimangono però i pazienti. Il blocco dei ricoveri programmati può significare, per chi era già in attesa, un rinvio dell’intervento o del percorso assistenziale. La stima di circa 3.000 prestazioni potenzialmente rinviate è stata fornita dall’AIOP e rappresenta quindi una quantificazione dell’associazione di categoria, non un dato definitivo già verificato dalla Regione.
Il timore espresso dai sindacati è che una parte della domanda sanitaria venga riversata sulle strutture pubbliche, con possibili conseguenze sui tempi di attesa e sulla disponibilità dei posti letto. AIOP, invece, sostiene che senza un quadro certo di budget e contratti non sia possibile programmare l’attività e garantire la sostenibilità delle strutture.
La partita, dunque, è ancora aperta. E mentre Regione e sanità privata cercano un punto di incontro su risorse, contratti e programmazione, migliaia di pazienti attendono di capire quando potranno riprendere i percorsi di cura programmati.
