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RIZZETTA, IL PIANO B E IL SOGNO DI UN’ALTRA NAPOLI CALCISTICA
2 novembre 2026
L’imprenditore italoamericano guarda alla SSC Napoli, ma studia anche la possibilità di una seconda squadra professionistica cittadina. Tra marchi storici, investimenti, infrastrutture e progetti multisport, prende forma una prospettiva che potrebbe ridisegnare il panorama sportivo partenopeo.
E se Napoli avesse due squadre di calcio professionistiche?
Una domanda che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrata una provocazione, se non addirittura una suggestione destinata a rimanere confinata nel mondo delle idee. Oggi, invece, merita di essere affrontata con maggiore attenzione.
A riportarla al centro del dibattito è Matt Rizzetta, imprenditore italoamericano già protagonista del progetto di rilancio del Napoli Basketball e interessato a sviluppare ulteriormente la propria presenza nel panorama sportivo partenopeo.
Il suo obiettivo principale resta la SSC Napoli, attualmente di proprietà di Aurelio De Laurentiis. Ma un’eventuale acquisizione del club azzurro presenta inevitabilmente difficoltà e incognite. Da qui l’ipotesi di un possibile piano alternativo: investire nella nascita o nel rilancio di una seconda realtà calcistica professionistica napoletana.
Non una semplice provocazione, dunque, ma una prospettiva che, secondo le informazioni emerse, sarebbe già oggetto di valutazioni imprenditoriali.
UN PIANO B CHE GUARDA ALLA STORIA
Secondo quanto riportato da Stylo24, sulla base di un’intervista rilasciata da Rizzetta a Sportico, l’imprenditore vorrebbe arrivare a una decisione entro l’inizio del 2027, senza prolungare eccessivamente i tempi delle valutazioni.
Il gruppo Underdog Global Partners avrebbe già acquisito i diritti di proprietà intellettuale relativi a un marchio storico del calcio napoletano. Un elemento tutt’altro che secondario, perché potrebbe consentire di recuperare un’identità calcistica legata alla storia della città, costruendo attorno a essa un progetto contemporaneo.
Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche l’acquisizione di un titolo sportivo esistente, soluzione che potrebbe consentire di evitare una ripartenza dalle categorie inferiori e accelerare il percorso verso il calcio professionistico, naturalmente nel rispetto delle disposizioni federali.
Il richiamo alla storia rappresenterebbe probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’operazione. Napoli non ha una tradizione calcistica riconducibile esclusivamente alla società oggi conosciuta come SSC Napoli. La città ha conosciuto altre esperienze, altre denominazioni e altre realtà che hanno contribuito a costruirne l’identità sportiva.
Recuperare una parte di questo patrimonio potrebbe significare dare vita a qualcosa di nuovo senza rinunciare alle proprie radici.
È bene precisare, tuttavia, che siamo ancora nel campo delle valutazioni. Non esiste, al momento, una seconda squadra ufficialmente costituita sulla base del progetto Rizzetta. Tra l’acquisizione di un marchio, la disponibilità di un titolo sportivo e l’effettiva partecipazione a un campionato esistono passaggi giuridici, economici e organizzativi tutt’altro che semplici.
QUANDO UN’IDEA INCONTRA UN INTERLOCUTORE INTERESSATO
Questa vicenda presenta anche un risvolto personale che merita di essere raccontato.
Qualche tempo fa ebbi l’opportunità di confrontarmi direttamente con Matt Rizzetta attraverso uno scambio di messaggi su LinkedIn. In quell’occasione gli sottoposi una riflessione che coltivavo da tempo: la possibilità di creare una seconda società calcistica professionistica a Napoli, dotata di una propria identità, di una struttura organizzativa autonoma e di un progetto sportivo capace di svilupparsi nel medio-lungo periodo.
La risposta dell’imprenditore fu particolarmente interessante.
Rizzetta definì l’idea molto bella, spiegando che si trattava di una possibilità già presa in considerazione e che sarebbe stato necessario comprenderne soprattutto la domanda effettiva.
Una risposta che allora rappresentò uno spunto di riflessione e che oggi, alla luce delle dichiarazioni pubbliche dell’imprenditore, assume un significato ancora più interessante.
Non si tratta di rivendicare la paternità di un progetto né di attribuire a una conversazione privata un’importanza che non le compete. Piuttosto, è significativo constatare come una prospettiva maturata anche attraverso una riflessione indipendente trovi oggi riscontro nelle valutazioni di un investitore che conosce il mondo dello sport e ne sta studiando concretamente le opportunità.
La questione centrale, del resto, rimane quella evidenziata dallo stesso Rizzetta: esiste a Napoli una domanda sufficiente per sostenere una seconda realtà calcistica professionistica?
NON UNA SQUADRA CONTRO IL NAPOLI, MA UN’ALTRA SQUADRA DI NAPOLI
È probabilmente questo il punto sul quale occorre evitare ogni equivoco.
Una seconda squadra cittadina non dovrebbe necessariamente nascere in contrapposizione alla SSC Napoli, né essere concepita come una società destinata a intercettare esclusivamente il malcontento di una parte della tifoseria azzurra.
Un progetto del genere avrebbe bisogno di qualcosa di molto più importante: una propria identità.
Dovrebbe essere una squadra capace di rappresentare una parte della città, di costruire un rapporto autentico con il territorio e di sviluppare una cultura sportiva riconoscibile. Non una copia ridimensionata del Napoli, ma una realtà con ambizioni, strategie e obiettivi differenti.
Napoli è una metropoli con una tradizione calcistica straordinaria, una popolazione numerosa e un bacino sportivo potenzialmente importante. Pensare che possa sostenere più di una società professionistica non costituisce, in linea teorica, un’eresia.
Ma la dimensione demografica, da sola, non basta.
Servono investimenti, infrastrutture, programmazione, competenze manageriali e soprattutto un pubblico disposto a riconoscersi nel nuovo progetto. Una squadra non nasce soltanto perché qualcuno decide di finanziarla: deve conquistare credibilità, costruire appartenenza e meritarsi progressivamente uno spazio nella vita della città.
È qui che si misurerebbe la vera ambizione dell’eventuale iniziativa di Rizzetta.
DE LAURENTIIS, IL FUTURO DEL NAPOLI E LA QUESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE
L’interesse di Rizzetta per il calcio napoletano riporta inevitabilmente al centro dell’attenzione anche la posizione di Aurelio De Laurentiis.
Il presidente azzurro ha ottenuto risultati sportivi di assoluto rilievo, contribuendo a riportare il Napoli stabilmente tra le realtà più importanti del calcio italiano e internazionale. Meriti che rappresentano una parte fondamentale della storia recente del club.
Ciò non significa, tuttavia, che non sia necessario interrogarsi sulle prospettive future della società.
La questione delle infrastrutture rimane centrale. Uno stadio moderno, un centro sportivo di proprietà, un settore giovanile adeguatamente sviluppato e una struttura societaria capace di garantire competitività nel tempo sono elementi determinanti per costruire un progetto calcistico solido.
Sono temi che vanno oltre il risultato di una singola stagione e che riguardano il futuro industriale e sportivo del club.
In questo senso, l’eventuale ingresso di un nuovo investitore nel panorama calcistico cittadino potrebbe contribuire ad alimentare una riflessione più ampia sul modello di sviluppo dello sport napoletano.
La questione non dovrebbe essere ridotta alla contrapposizione tra De Laurentiis e un possibile nuovo protagonista. Napoli avrebbe bisogno di un sistema sportivo più strutturato, capace di valorizzare le proprie potenzialità e di attrarre capitali, competenze e investimenti.
DAL BASKETBALL A UN MODELLO MULTISPORTIVO
Il Napoli Basketball potrebbe rappresentare soltanto il primo tassello di una strategia più ampia.
Rizzetta ha manifestato interesse per un modello multisportivo, nel quale discipline differenti possano convivere all’interno di una medesima visione imprenditoriale e organizzativa.
Un modello che trova diversi esempi nel panorama internazionale e che potrebbe avere interessanti prospettive anche a Napoli.
La città possiede una tradizione sportiva che va ben oltre il calcio. Pallacanestro, pallanuoto, pallavolo e numerose altre discipline rappresentano un patrimonio spesso sottovalutato, che meriterebbe maggiore attenzione e investimenti.
Immaginare una struttura capace di mettere in relazione diverse realtà sportive significherebbe lavorare su un progetto di più ampio respiro: condividere competenze manageriali, sviluppare partnership commerciali, migliorare le infrastrutture e creare nuove opportunità per i giovani.
Naturalmente, un simile modello richiederebbe una sostenibilità economica concreta e una capacità gestionale adeguata. Ma l’idea di un sistema sportivo cittadino integrato merita certamente di essere approfondita.
LA PAROLA AI NAPOLETANI
Alla fine, però, resta una domanda alla quale nessun imprenditore può rispondere da solo:
Napoli vuole davvero una seconda squadra di calcio professionistica?
È un interrogativo che merita di essere affrontato senza pregiudizi, ascoltando direttamente chi vive la città e ne conosce aspettative, contraddizioni e aspirazioni.
Nelle prossime settimane, attraverso il progetto editoriale Svevo Parthenopeo, cercheremo di raccogliere opinioni e testimonianze sul futuro del calcio cittadino, sulla gestione della SSC Napoli e sulla possibilità che possa nascere una nuova realtà professionistica.
Non per sostenere una tesi precostituita, né per alimentare contrapposizioni, ma per comprendere se esista davvero un interesse collettivo intorno a questa prospettiva.
Perché una seconda squadra non può essere soltanto il progetto di un investitore. Deve trovare un’identità, un pubblico e un territorio disposto ad accoglierla.
Napoli ha una storia calcistica straordinaria, ma il suo patrimonio sportivo è molto più ampio. Forse è arrivato il momento di chiedersi se questa città possa permettersi di immaginare un futuro nel quale non esista una sola realtà calcistica professionistica.
Non si tratterebbe di togliere qualcosa al Napoli. Si tratterebbe, eventualmente, di aggiungere qualcosa a Napoli.
E la differenza non è affatto marginale.
Il futuro dello sport partenopeo non appartiene soltanto ai presidenti, agli investitori e ai protagonisti del campo. Appartiene soprattutto alla città. Ed è proprio dalla città che dovrebbe partire ogni nuova ambizione.
