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Trasparenza salariale: adesso i lavoratori hanno il diritto di richiedere informazioni sulle retribuzioni medie dei colleghi. Niente segreti sulle retribuzioni medie dei colleghi
Cambiamento netto nel mondo del lavoro, con l’introduzione della trasparenza salariale: dal 7 giugno si ha il diritto a essere informati -come riporta tgcom- sul livello retributivo medio percepito dai colleghi e dalle colleghe. Perché allo stesso lavoro deve corrispondere la stessa retribuzione, per gli uomini e per le donne.
Trasparenza salariale -Le conseguenze per chi non rispetta il decreto
Le aziende possono fornire queste informazioni – ad esempio – attraverso la rete intranet o l’area riservata del sito internet aziendale. Quindi la novità principale: nel caso in cui emerga un divario retributivo di almeno il 5% tra uomini e donne non giustificato, e il datore di lavoro non ha motivato la differenza e non l’ha corretta entro sei mesi dalla data della comunicazione. Allora si avvia una valutazione congiunta con i sindacati ed eventualmente con l’Ispettorato nazionale del lavoro per adottare misure correttive.
“Non è un modo per spiare le condizioni economiche altrui”
“La trasparenza retributiva non sarà il Grande Fratello dei salari, in virtù della necessità di contemperare i nuovi diritti informativi con la tutela della privacy, soprattutto nelle aziende più piccole”, sottolinea la Fondazione studi Consulenti del lavoro, in una circolare in cui evidenzia che con il provvedimento: “non viene riconosciuto un diritto alla conoscenza indiscriminata delle condizioni economiche altrui, ma un diritto circoscritto alla disponibilità di dati medi e aggregati” e solo a fini antidiscriminatori. Insomma, l’obbligo normativo di trasparenza non si colloca in posizione gerarchicamente sovraordinata rispetto alla riservatezza, scrivono gli esperti della Fondazione studi.
