Fonte foto: Antonella Postorino
Una riflessione dell’architetto Antonella Postorino sul paradosso del Lido Comunale tra riqualificazione, occupazioni e gestione pubblica.

La riflessione dell’architetto Antonella Postorino, responsabile del Dipartimento Urbanistica e Pianificazione della Città del Coordinamento Grande Città di Reggio Calabria – Forza Italia, parte da un’immagine che è insieme suggestione e denuncia: una camera con vista che non appartiene alla letteratura, ma al Lido Comunale di Reggio Calabria, dove la riqualificazione rischia di trasformarsi in un paradosso urbano.
Il nodo irrisolto delle occupazioni
Il primo lotto dei lavori, completato sul lato nord, avrebbe dovuto rappresentare il segnale tangibile di una rinascita. Invece, proprio quelle cabine restaurate sono oggi in larga parte occupate e vandalizzate. Postorino osserva come “la pressione si concentri inevitabilmente sulle strutture nuove quando accanto permangono aree degradate“, generando un utilizzo improprio che compromette la sostenibilità dell’intervento pubblico.
La mancanza di vigilanza e di un presidio stabile, sottolinea, produce un effetto immediato: “ogni avanzamento del cantiere viene neutralizzato, se non vanificato, dal rapido deterioramento di quanto già realizzato“. È un cortocircuito gestionale che sposta il problema dal piano tecnico a quello politico.
Un cantiere che avanza e arretra
Mentre il secondo lotto procede lentamente nell’area sud, ciò che è stato completato necessita già di nuovi interventi. Postorino definisce “discutibile” la scelta di posare anticipatamente la passerella in legno, oggi già esposta al degrado: “si aggrava una gestione priva di una chiara gerarchia di priorità e di un cronoprogramma realmente rispettato“.
Il rischio, evidenzia, è quello di un’infrastruttura che non entra mai davvero in funzione: “interventi pensati per la riqualificazione si trasformano in cicli reiterati di manutenzione straordinaria su beni mai realmente utilizzati“.
Risorse disponibili, governance fragile
I finanziamenti – circa sette milioni di euro tra fondi europei, ministeriali e il terzo lotto sostenuto dall’emendamento del deputato Francesco Cannizzaro – non sono più il problema centrale. “La questione decisiva non è la disponibilità delle risorse, ma la capacità di governarne l’attuazione“, afferma Postorino, indicando una criticità strutturale nella gestione complessiva dell’opera.
La proposta: aprire ciò che è già pronto
Una possibile via d’uscita, secondo l’architetto, è l’apertura al pubblico del lotto completato. “Attribuire subito una funzione concreta a quanto realizzato sottrarrebbe il bene all’abbandono“. Ma questa scelta richiede interventi immediati: bonifica della spiaggia, separazione dell’area dal resto del cantiere, piena operatività del depuratore per garantire la balneabilità.
Lavorare per lotti funzionali, ricorda, significa rendere ogni fase autonoma e fruibile: “solo così l’impianto può iniziare a vivere, generando presidio e tutela spontanea degli spazi recuperati“.
Il tema sociale: accoglienza e integrazione
Postorino non elude la presenza delle persone senza fissa dimora che occupano le cabine. “Un’amministrazione che intenda davvero accogliere deve attivare percorsi di integrazione“, afferma, indicando la necessità di politiche sociali che accompagnino la riqualificazione fisica degli spazi.
Una camera con vista che resta sospesa
Il rischio, conclude, è che la camera con vista rimanga un’immagine paradossale: “un intervento pubblico incapace di compiersi davvero, sospeso tra inaugurazioni parziali e un utilizzo mai pienamente raggiunto“.
Un monito chiaro: senza un cambio di passo nella gestione, il Lido Comunale continuerà a oscillare tra promesse di rinascita e un degrado che si ripresenta, puntuale, a ogni ritardo.
