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Il caso di Mario Roggero, gioielliere di Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo, continua a far discutere non solo la politica. Il dibattito, sul quale sicuramente le diverse fazioni politiche soffiano in modalità diverse, fa discutere l’opinione pubblica e la grande piazza virtuale dei social. Ricordiamo che questi, imputato per l’uccisione di due rapinatori e per il ferimento di un terzo uomo dopo l’assalto al suo negozio, ha subito una condanna in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. Di fronte a certi casi chi scrive ammette di trovarsi in difficoltà. Da un lato io stesso propendo per il lato morale della vicenda: il gioielliere ha subito diversi furti e, scoraggiato e frustrato da uno Stato che non gli garantisce sicurezza, si fa giustizia da solo. alla fine ha seguito un istinto che lo ha portato a difendere il suo lavoro e la sua famiglia minacciata. Poi il pensiero si sospende e, pur non competente di diritto, mi viene in mente che ogni giorno, o quasi, parlo ai miei alunni di un argomento complesso, difficile da “masticare” anche per me: lo Stato di Diritto appunto. Ed allora chiedo ai professionisti della materia.
Caso Roggero, il post su Facebook dell’Avvocato Domenico Sica
Mi sono quindi trovato a leggere il post su Facebook dell’amico Domenico Sica, Avvocato del Foro di Vallo della Lucania (SA). Recitava così: “Non mi stupisce la canea degli indignati per la condanna del gioielliere. Il desiderio di difendersi è un istinto naturale, così come lo è, almeno in parte, quello della vendetta. Sono sentimenti profondamente umani. Ma è proprio qui che dovrebbe intervenire la ragione: perché se si smette di distinguere tra difesa e vendetta, il passo verso il Far West è piuttosto breve. Ciò che invece continua a sorprendermi, anche se forse non dovrebbe più, è quella parte della politica che soffia su queste paure e su questi istinti primordiali. Una politica che, invece di assumersi la responsabilità di garantire la sicurezza pubblica, alimenta il falso mito secondo cui la difesa sarebbe sempre legittima. Una pericolosa mistificazione. Oltre che una idiozia. Uno Stato civile si distingue proprio perché pone dei limiti all’uso della forza. La legittima difesa è un diritto, ma non è una licenza di uccidere. Presuppone un pericolo attuale e una reazione necessaria e proporzionata.”
“I filmati restituiscono un quadro abbastanza chiaro”
Ancora Sica: “Nel caso del gioielliere, i filmati restituiscono un quadro abbastanza chiaro. Di legittima difesa c’era ben poco. Sparare alle spalle a persone che stanno fuggendo non significa difendersi. Proprio perchè non devi difenderti più da nulla. Tantomeno vi è un pericolo attuale, proprio perchè il pericolo è cessato. Senza dimenticare che gli sono state riconosciute tutte le circostanze attenuanti del caso. Si può certamente discutere dell’assurdità di alcuni risarcimenti o di come il nostro ordinamento disciplini le conseguenze civili di vicende come questa. È un tema legittimo e merita un confronto serio. Ma è un altro tema. Ciò di cui non si può discutere è pensare di poter piegare il concetto di legittima difesa per assecondare il consenso o la pancia del Paese. La giustizia esiste proprio per impedire che la vendetta prenda il posto del diritto. È questa la differenza tra uno Stato di diritto e una società governata dagli istinti, nella quale personalmente non vorrei vivere.”
La chiosa alle parole di Sica dell’Avvocato Rosario Piccolo
Non contento, ho chiesto un parere su quanto scritto da Sica all’Avvocato Rosario Piccolo del Foro di Torre Annunziata (NA). L’Avvocato ha dichiarato di essere totalmente d’accordo con il collega Sica: “Moralmente, ma non eticamente, si può essere solidali con Roggero. Tuttavia giuridicamente la pena è anche limitata trattandosi di duplice omicidio. Farei anzi i complimenti alla difesa del gioielliere che ha limitato davvero i danni. Di legittima difesa qui non c’è niente. Ho letto anche qualcosa sulla legislazione negli Stati Uniti, da molti presa sempre come modello in questi casi. Il gioielliere sarebbe stato ugualmente condannato, anzi, probabilmente anche alla pena di morte.”
Un caso che continuerà a far discutere
Il caso del gioielliere continuerà a far discutere. E’ giusto e bello che l’opinione pubblica, nelle piazze reali o in quelle virtuali, ne dibatta. Anche per chi scrive, è triste che la politica soffi strumentalmente sul fuoco in questi casi, ma ormai abbiamo finito per abituarci. A me viene sempre in mente, pur essendo forse l’esempio sbagliato, il Socrate del “Critone” di Platone. Il filosofo, di fronte ad accuse infamanti, ed in questo caso false, scelse di obbedire alle leggi. Scelse, da cittadino, di sottostare alle regole appunto dello Stato di Diritto. Nel dialogo platonico, il filosofo rifiutò l’esilio o la fuga dal carcere offerta dagli amici, affermando che il cittadino ha un “patto” con lo Stato.

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