La Direzione Investigativa Antimafia ricostruisce un presunto sistema economico legato al clan Angelino‑Gallo: quattro società, due immobili e trentanove rapporti finanziari sotto sequestro.
La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un sequestro patrimoniale da circa 20 milioni di euro, colpendo un presunto sistema economico orbitante intorno al clan Angelino‑Gallo, gruppo camorristico radicato nel territorio di Caivano. Il provvedimento del Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione – non è un atto isolato, ma il risultato di un’indagine che ha cercato di ricostruire la rete di imprese, prestanome e disponibilità finanziarie che avrebbero sostenuto gli interessi del sodalizio.
Il ruolo del “controllore” delle estorsioni
L’inchiesta nasce da una proposta di misura di prevenzione personale e patrimoniale avanzata dal Procuratore della Repubblica e dal Direttore della DIA nei confronti di un soggetto definito di “alto profilo criminale”. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe esercitato per anni un ruolo di controllo sulle attività estorsive dei clan egemoni a Caivano, garantendo continuità e protezione agli affari del gruppo.
Le verifiche patrimoniali hanno rappresentato il punto di svolta. Gli investigatori hanno analizzato una catena di società attive nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di articoli per la casa, accomunate da un marchio familiare molto noto nel comune. Nel provvedimento si parla di «un’anomala ascesa economico‑imprenditoriale», una crescita sospetta che avrebbe attraversato più assetti societari mantenendo la stessa regia economica.
Accanto al settore commerciale, la DIA ha esaminato anche un’impresa di ristorazione che, allo stato, sarebbe ritenuta riconducibile allo stesso proposto. Il filo rosso individuato dagli investigatori è la sproporzione tra redditi dichiarati e disponibilità patrimoniali e finanziarie del gruppo familiare.
Un sistema imprenditoriale ritenuto funzionale al clan
Il decreto evidenzia come la sproporzione non riguardi solo il soggetto principale, ma anche i titolari formali delle attività, imprenditori che non risultano destinatari di precedenti provvedimenti giudiziari. Una circostanza che, secondo gli inquirenti, rafforzerebbe l’ipotesi di un sistema imprenditoriale alimentato da capitali di provenienza illecita e funzionale agli interessi del clan Angelino‑Gallo.
Il Tribunale ha disposto il sequestro, finalizzato alla possibile confisca, di quattro società, due immobili e trentannove rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in circa 20 milioni di euro, calcolato anche sulla base del volume d’affari delle aziende coinvolte. Si tratta di una misura cautelare: nel giudizio di primo grado le parti potranno presentare ricostruzioni alternative e contestare gli elementi raccolti dalla DIA.
Il provvedimento è stato emesso a Napoli il 25 marzo 2026, ma apre uno squarcio su un tema più ampio: la capacità del clan Angelino‑Gallo di infiltrarsi nel tessuto economico locale, trasformando attività apparentemente ordinarie in strumenti di accumulo e riciclaggio. Un modello che, secondo gli investigatori, continua a rappresentare una delle forme più insidiose di presenza mafiosa nei territori.
