L’accoltellamento avvenuto a Milano, che ha visto protagonista Oksana Murasova, 39enne lituana denunciata per lesioni aggravate e successivamente rilasciata per presunta legittima difesa, riporta al centro del dibattito giuridico il delicato equilibrio tra tutela della vittima, misure preventive e garanzie dell’indagato nell’ambito del cosiddetto Codice Rosso. Secondo la ricostruzione fornita agli inquirenti, la donna avrebbe dopo reagito ad una condotta di violenza perpetrata ai suoi danni dal compagno cinquantenne. Solo dopo essere stata inseguita, raggiunta e colpita avrebbe impugnato un coltello da cucina e lo avrebbe ferito. L’autorità giudiziaria ha ritenuto sussistenti, allo stato degli atti, i presupposti della legittima difesa, disponendo il rilascio della donna. La vicenda assume particolare rilievo anche per un precedente penale: undici anni fa Murasova era stata arrestata per l’omicidio di un altro convivente, per il quale ha scontato una pena detentiva di otto anni.
Codice Rosso e intervento immediato: la tutela preventiva della vittima
Il sistema del Codice Rosso nasce per garantire un intervento rapido dell’autorità giudiziaria nei casi di violenza domestica e di genere. L’obiettivo è prevenire l’escalation della violenza attraverso strumenti investigativi accelerati e misure di protezione tempestive. Assicurare una vera e propria task force alle vittime di violenza di genere, seguendole sin dall’inizio e proteggendole da condotte reiterate e da eventuali reazioni. In questa prospettiva, il racconto di aggressioni fisiche e il pericolo attuale per l’incolumità personale costituiscono elementi centrali per la valutazione dell’urgenza. Il caso milanese evidenzia come il sistema sia chiamato a intervenire non solo per reprimere la violenza, ma anche per valutare la reazione della persona che afferma di essersi difesa. Difatti il rischio di una deriva della condotta di reazione ben oltre i limiti della legittima difesa è un problema da sempre al centro della quaestio normativa e giurisprudenziale.
Codice Rosso e legittima difesa: i requisiti giuridici della reazione
Il riconoscimento della legittima difesa richiede, secondo il diritto penale, la presenza di requisiti stringenti: un’aggressione ingiusta, un pericolo attuale e una reazione necessaria e proporzionata. Nel contesto del Codice Rosso, tali valutazioni assumono particolare complessità. Le dinamiche relazionali e le situazioni di conflitto domestico rendono spesso difficile distinguere tra aggressione e reazione, tra difesa e offesa. La decisione dell’autorità giudiziaria di escludere la custodia cautelare indica che, almeno in questa fase, la condotta della donna è stata ritenuta compatibile con un’azione difensiva volta a sottrarsi a un pericolo immediato. Non sono quindi emerse gravi indizi di colpevolezza a carico della signora né esigenze cautelari così stringenti da determinare la necessità di un intervento cautelare atto a scongiurare pericoli di reiterazione, di fuga o di inquinamento delle prove.
Codice Rosso e valutazione della pericolosità: il peso dei precedenti
La presenza di precedenti penali per fatti analoghi introduce un ulteriore elemento di riflessione giuridica. Nel sistema del Codice Rosso, i precedenti possono incidere sulla valutazione della personalità dell’indagato e sul rischio di reiterazione del reato, ma non possono determinare automaticamente un giudizio di colpevolezza o escludere la possibilità di una reazione difensiva. Il diritto penale richiede che ogni episodio sia valutato autonomamente, sulla base delle circostanze concrete e delle prove disponibili. Quindi il solo precedente, sebbene preso in considerazione nell’ambito di una prognosi di pericolosità, non è sufficiente a determinare l’attuazione di immediati provvedimenti di sorta. Il rischio, altrimenti, è trasformare il passato giudiziario in una presunzione di responsabilità incompatibile con il principio di presunzione di innocenza.
…la prova nei reati relazionali
I procedimenti che rientrano nella sfera del Codice Rosso presentano peculiari difficoltà probatorie. Gli episodi di violenza domestica si consumano spesso in contesti privati, con pochi testimoni e versioni contrapposte dei fatti. La ricostruzione giudiziaria si fonda quindi su elementi indiziari, accertamenti medico-legali e valutazioni di attendibilità delle dichiarazioni delle parti coinvolte. Il sistema deve garantire contemporaneamente la protezione della persona offesa e il pieno esercizio del diritto di difesa, evitando automatismi investigativi o giudiziari. Il tutto, poi, deve essere fatto nel minore tempo possibile senza mettere a rischio le costituzionalmente garantite esigenze e garanzie difensive.
Il diritto penale resta l’extrema ratio.
Codice Rosso e equilibrio tra sicurezza e garanzie Il caso Murasova dimostra ancora una volta come il Codice Rosso operi in un’area di forte tensione tra esigenze di sicurezza e tutela delle libertà individuali. Da un lato vi è la necessità di proteggere tempestivamente chi subisce violenza; dall’altro l’obbligo costituzionale di limitare la restrizione della libertà personale ai soli casi strettamente necessari. La credibilità del sistema penale dipende dalla capacità di mantenere questo equilibrio, soprattutto nei contesti emotivamente più sensibili. La repressione penale e l’intervento d’urgenza previsti dal Codice Rosso rappresentano strumenti indispensabili, ma non sufficienti. La prevenzione della violenza domestica richiede politiche di sostegno alle vittime, percorsi di recupero per gli autori e interventi culturali di lungo periodo. La vicenda milanese ricorda che la giustizia penale non è chiamata soltanto a punire, ma a comprendere dinamiche complesse e a garantire, nello stesso tempo, protezione e legalità.
