Sanità, rivoluzione (e polemiche) sull’articolo 43 del nuovo Contratto 2025-2027: ecco chi ci guadagna e chi ci perde
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del Comparto Sanità per il triennio 2025-2027 continua a far discutere. Al centro del dibattito politico e sindacale c’è l’articolo 43, rubricato come “Indennità per l’operatività in particolari UO/Servizi”. Una norma che, nelle intenzioni, punta a riconoscere le fatiche e i disagi di chi lavora nei reparti di frontiera e negli uffici nevralgici, ma che solleva non poche perplessità riguardo alla reale consistenza economica dei compensi e alla tenuta dei fondi aziendali.
Cosa prevede l’Articolo 43: la mappa delle indennità
La norma ridisegna la geografia del disagio lavorativo nel settore pubblico della salute, escludendo categoricamente l’area dell’elevata qualificazione e suddividendo i beneficiari in tre fasce distinte, con importi lordi parametrati sulle giornate di effettiva presenza:
- Fascia 1 (5,00 euro al giorno): Riservata al personale sanitario, sociosanitario e tecnico impiegato in contesti ad altissima intensità e rischio, come terapie intensive e sub-intensive, gruppi operatori, pronto soccorso (fatti salvi i titolari di specifiche indennità ex art. 69), sanità penitenziaria e REMS, malattie infettive, nefrologia e dialisi, servizi per le dipendenze (SERT) e assistenza domiciliare diretta.
- Fascia 2 (3,00 euro al giorno): Una vera e propria novità che apre le porte al personale amministrativo assegnato ai reparti più complessi e nevralgici, nello specifico le UO/Servizi di Risorse Umane, Bilancio e Provveditorato/Economato.
- Fascia 3 (1,50 euro al giorno): Destinata al solo profilo dell’operatore tecnico addetto all’assistenza dell’area del personale di supporto.
Il meccanismo è rigido: in caso di assegnazione a più servizi, il lavoratore percepirà unicamente l’indennità più alta.
I PRO: L’allargamento del perimetro e la flessibilità
L’aspetto più apprezzato della norma risiede nell’allargamento concettuale del disagio. Per la prima volta, si riconosce formalmente che lo stress e le responsabilità non gravano unicamente sui reparti clinici a contatto con il letto del paziente, ma anche su uffici amministrativi chiave (Personale e Bilancio) e sui servizi territoriali e domiciliari, fondamentali per la presa in carico della cronicità.
Inoltre, la contrattazione integrativa aziendale viene investita di un ruolo di prossimità, potendo adattare fasce e importi alle specifiche peculiarità territoriali.
I CONTRO: Cifre simboliche e il “pericolo” dei fondi aziendali
Nonostante le buone premesse, l’articolo mostra enormi criticità che rischiano di scontentare i lavoratori:
- Importi irrisori: Parlare di 5 euro lordi al giorno per un infermiere in terapia intensiva (circa 100 euro lordi mensili) o di 1,50 euro per un operatore di supporto significa muoversi nel campo dei rimborsi simbolici più che di una vera valorizzazione economica.
- La trappola del Fondo di premialità: L’indennità non nasce da un finanziamento statale fresco e aggiuntivo, ma grava direttamente sul Fondo di premialità e condizioni di lavoro (art. 40) delle singole aziende sanitarie. Tradotto: se le risorse del fondo sono scarse (situazione comune a molte Asl italiane), la contrattazione integrativa sarà costretta a tagliare gli importi per garantire la copertura. Si rischia, insomma, una redistribuzione a somma zero delle risorse esistenti.
Chi ci guadagna?
A trarre i maggiori benefici, almeno in termini di principio e riconoscimento, sono gli amministrativi degli uffici strategici (Bilancio e Personale), che per la prima volta vedono normata un’indennità di reparto prima inesistente per loro, e gli operatori dei servizi territoriali e domiciliari, spesso dimenticati dai riflettori della sanità ospedaliera-centrica.
Chi ci perde?
Sul fronte opposto, a rimetterci è l’intera platea dei lavoratori in termini di potenziale depauperamento della contrattazione di secondo livello. Poiché i soldi escono dal calderone dei fondi aziendali, ogni euro destinato a questa indennità potrebbe essere sottratto ad altre voci di produttività e premialità storiche. A ciò si aggiunge il personale di supporto, per il quale l’obolo di 1,50 euro al giorno rischia di suonare quasi come una beffa a fronte dei carichi di lavoro usuranti.
L’articolo 43 si candida a essere uno dei terreni di scontro più caldi nei tavoli della contrattazione locale delle aziende sanitarie, dove i sindacati dovranno fare i conti con bilanci asfittici e aspettative legittime del personale.
