Foto: Inter News 24
Coppe Europee: perché il calcio italiano continua a inciampare fuori dai confini
L’Italia calcistica vive da anni una contraddizione evidente: nelle Coppe Europee “minori” riesce spesso a essere competitiva, mentre nella massima competizione, la Champions League, fatica a tenere il passo dell’élite continentale. La recente conclusione dei preliminari per l’accesso agli ottavi ha confermato questo paradosso.
Europa League e Conference: il terreno dove l’Italia sa ancora farsi valere
Roma, Bologna e Fiorentina hanno centrato la qualificazione, e lo scontro diretto tra giallorossi e rossoblù garantisce almeno una squadra italiana ai quarti. Non è un caso: da anni, nelle competizioni meno prestigiose, le italiane riescono a essere protagoniste.
- La Roma ha vinto la Conference League nel 2022.
- La Fiorentina ha raggiunto due finali europee consecutive.
- La stessa Roma ha sfiorato il trionfo in Europa League.
Sono segnali di vitalità, ma anche il sintomo di un livello competitivo più accessibile rispetto alla Champions.
Champions League: il muro contro cui sbattiamo
Quando il livello si alza, le distanze diventano impietose. Le finali perse dall’Inter nel 2023 e nel 2025 confermano una tendenza: arrivare in fondo sì, ma senza riuscire a compiere l’ultimo passo. La Juventus conosce bene questa maledizione, con sette finali perse e un digiuno che dura da decenni. L’ultima vittoria italiana in Champions resta quella del Milan nel 2007: un’era calcistica fa.
Le imprese che non bastano: Atalanta e Juventus
Qualche lampo di orgoglio, però, non manca.
- L’Atalanta ha compiuto un’impresa rimontando due gol al Borussia Dortmund e vincendo al 96’ su rigore.
- La Juventus ha sfiorato un miracolo sportivo ribaltando nei tempi regolamentari il 5-2 dell’andata contro il Galatasaray. In dieci uomini, avanti 3-0, ha avuto il match point con Zegrova, poi scioltasi mentalmente prima ancora che fisicamente, fino a subire due gol e uscire comunque tra gli applausi.
Sono storie di cuore e orgoglio, ma anche di limiti strutturali che emergono nei momenti decisivi.
❄ Inter: una caduta che fa rumore
Diverso il discorso per l’Inter, eliminata dal Bodo/Glimt, squadra giovane, atletica e senza stelle. Dopo il 3-1 subito in Norvegia sull’erba sintetica, i nerazzurri hanno provato a rientrare in partita, ma con un attacco sterile e un gioco scolastico si sono fatti travolgere dal pressing avversario. Errori in uscita, poca brillantezza, un gol della bandiera di Bastoni arrivato troppo tardi: la fotografia di una squadra stanca e in balia del ritmo altrui.
Un campionato poco allenante?
Il dibattito è aperto. Fabio Capello lo ripete da anni: il campionato italiano non allena abbastanza all’intensità europea. Le squadre di vertice continuano a considerare lo scudetto come obiettivo prioritario, ma quando si varcano i confini emergono limiti tecnici, fisici e culturali.
Pier Paolo Porta sintetizza così il problema:
“Siamo ancora convinti che il nostro orticello basti a prepararci per l’Europa, ma il mondo corre più veloce di noi.”
E i numeri lo confermano: la Serie A fattura poco più di un miliardo di euro, circa un terzo in meno rispetto a Premier League e Bundesliga. Il divario economico diventa divario tecnico, e il divario tecnico diventa divario competitivo.
Serve un nuovo modello
Il prestigio del calcio italiano resta intatto, ma non basta più. Le Coppe Europee mostrano ogni anno che il gap con gli altri Paesi cresce. Serve un ripensamento profondo: investimenti, strutture, programmazione, coraggio nel cambiare mentalità.
Meditare, sì. Ma soprattutto agire.
A cura di Pier Paolo Porta
