Immagine creata con IA
Le indagini sul delitto di Pietracatella entrano nel vivo. Sotto la lente degli inquirenti tre sospettati, ma l’attenzione è rivolta anche alla provenienza della ricina. Forse è da escludere l’acquisto sul dark web. Ne scrive l’edizione online de “Il Gazzettino”. Il quotidiano sottolinea anche l’importanza del lavoro degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino. Insomma, è un caso molto complesso, ma gli inquirenti cercano di illuminare la strada verso la verità incrociando diversi elementi.
Delitto di Pietracatella, tre i sospettati
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita sembra giunta alle fasi cruciali. Gli investigatori lavorano su tre sospettati, stanno ascoltando nuovi testimoni, approfondiscono un viaggio all’estero compiuto da persone vicine alla famiglia. Inoltre seguono una nuova pista sulla ricina che potrebbe rivelarsi determinante: la geolocalizzazione delle piante di ricino presenti nel territorio. Oltre a quello degli esperti italiani, prezioso il lavoro degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino che stanno analizzando i campioni biologici e degli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita. A Morning News il conduttore Dario Maltese ha spiegato che gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su tre presunti sospettati. Sono due donne e un uomo, ma va precisato che saranno le prove scientifiche a stabilire eventuali responsabilità. L’inviato Vincenzo Rubano ha riferito che al vaglio degli inquirenti ci sarebbero anche alcuni messaggi inviati dalla donna a un’amica. Questa è indagata a piede libero per favoreggiamento. Nei messaggi chiedeva informazioni per trovare un avvocato matrimonialista, circostanza che farebbe pensare alla volontà di avviare una separazione.
Il viaggio all’estero e la festa
Gli inquirenti stanno valutando anche un viaggio all’estero compiuto da alcune persone vicine alla famiglia pochi giorni dopo i funerali. Si tratta di una circostanza che gli investigatori stanno ricostruendo per comprenderne tempi e motivazioni. Sotto la lente anche una festa organizzata a Campobasso da una persona molto legata alle due vittime nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. Si tratta di verifiche investigative che, allo stato attuale, vengono svolte insieme a molti altri accertamenti e non rappresentano elementi di prova.
La ricina
La ricina potrebbe non provenire dal dark web, ma dai semi della pianta di ricino, che cresce spontaneamente in diverse aree del Molise e lungo le sponde del lago di Occhito. In primis l’autopsia ha confermato la morte per intossicazione acuta da ricina. Ermenegildo Infante, ex comandante dei Carabinieri Forestali ed esperto del settore ha detto la sua sempre a Morning News. La ricina richiede comunque una procedura di estrazione complessa, ma una delle mosse investigative più efficaci potrebbe essere quella di censire e geolocalizzare tutte le piante di ricino presenti tra Pietracatella, le campagne circostanti e il lago di Occhito. L’obiettivo sarebbe quello di incrociare la posizione delle piante con i dati delle celle telefoniche e con gli spostamenti delle persone finite sotto osservazione.
Gli approfondimenti di Berlino
Al Robert Koch Institute di Berlino sono arrivati i campioni di sangue dei due superstiti della famiglia, Salvatore e Alice Di Vita, insieme ai circa settanta alimenti sequestrati nell’abitazione. La Procura di Larino ha disposto che tutte le operazioni vengano documentate, mentre gli specialisti tedeschi lavoreranno a stretto contatto con il Centro Antiveleni di Pavia. Durante La Vita in Diretta, il professor Carlo Locatelli ha ribadito che non esistono dubbi sull’intossicazione da ricina. Resta invece da individuare il veicolo attraverso cui la sostanza è stata assunta. Il confronto tra gli esperti italiani e quelli tedeschi servirà proprio ad approfondire gli aspetti che finora non è stato possibile chiarire.
