© Anastasia Marrapodi
La democrazia si misura dallo spazio dato alle donne
Durante la recente Plenaria del Parlamento Europeo svoltasi a Strasburgo, l’europarlamentare calabrese Giusi Princi ha pronunciato un intervento di forte impatto, centrato sul ruolo delle donne come indicatore della salute democratica di una nazione.
“C’è un confine che misura la salute di una democrazia. È lo spazio riconosciuto alle donne nello studio, nella parola, nel potere”, ha affermato Princi, aprendo una riflessione che ha attraversato contesti internazionali e occidentali.
Con tono fermo, ha denunciato le derive autoritarie che si manifestano nel controllo dei corpi e delle libertà femminili: “In Afghanistan si cancella per decreto. In Iran la libertà diventa condanna. È la stessa logica. Quando il potere ha paura, comincia dal controllo delle donne”.
L’europarlamentare ha poi evidenziato come anche in Occidente persistano retaggi che marginalizzano le donne: “Una donna che ha paura di tornare a casa, un salario più basso, una leadership che resta un’eccezione. Non ci vietano di esserci. Ci lasciano ai margini. Ci pagano meno. Ci fermano fuori dai ruoli di comando”. Una dinamica che, secondo Princi, mina silenziosamente la tenuta democratica: “Così una democrazia arretra in silenzio, senza rumore”.
L’istruzione come infrastruttura rivoluzionaria
Nella parte conclusiva del suo intervento, Princi ha rilanciato il valore dell’educazione come leva di emancipazione e progresso: “L’infrastruttura più rivoluzionaria è l’istruzione delle ragazze. La voce che rompe quel silenzio. Perché la libertà non è astratta. È una vita che non deve chiedere permesso. È una responsabilità che non possiamo eludere”.
Un discorso che ha intrecciato visione politica e urgenza sociale, ribadendo che la democrazia si rafforza solo quando riconosce pienamente il ruolo delle donne nella società, nell’economia e nelle istituzioni.

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