Io c’ero. Nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Napoli. Non la conoscevo bene, questa chiesa dall’unica navata: carina, raccolta, quasi timida. Eppure bastava stare lì un minuto, respirare quell’aria densa di storia, per capire che quel posto aspettava una voce per svegliarsi del tutto, per liberare i suoi fantasmi di bellezza.
Non è un luogo qualunque, ma un santuario della musica: è qui che Enrico Caruso ha iniziato la sua leggendaria carriera, tirando fuori i primi respiri di un canto immortale, e a pochissimi metri di distanza sorge la sua casa natale. Un frammento di terra che è un fulcro simbolico di partenza, il punto esatto in cui il cuore di Napoli ha preso il volo per conquistare il mondo.



Proprio in quel medesimo perimetro sacro, pochi giorni fa, “È colpa mia” è sbarcata su tutte le piattaforme digitali. Non poteva esserci scelta migliore per battezzarla alla presenza di artisti e amici come Ciro Tumolillo, Gennaro De Crescenzo, Marcello dei Panama, Gennaro Napole, Paolo Cuccaro, Renè Bonante, Lello Reale e altri. L’evento era moderato da Carmine Bonanni.
E mentre Rosa Chiodo cantava, il tempo si è fermato: il brano ha smesso di essere una semplice canzone ed è diventato una confessione sfacciata e fragilissima, pronunciata senza maschere, carne viva offerta a chi ascolta. Il pezzo, già reso celebre da Maria Nazionale e firmato da Fausto Mesolella e Peppe Servillo, con Rosa si spoglia di ogni difesa, trovando una nuova vita più intima, nuda, quasi dolorosa nella sua purezza.
A un certo punto le volte antiche hanno smesso di fare da cornice per diventare cassa armonica di un’anima; lì, la sua voce ha semplicemente riempito lo spazio, l’ha scavato dall’interno, come fa l’acqua con la roccia. Inesorabile, quel canto si è infilato sotto la pelle.
Questo singolo rappresenta il primo corallo prezioso, strappato dal fondo del mare, di una collana che in autunno darà vita a un intero album: un progetto dove una Rosa straordinariamente ispirata, sospinta da una bravura magnetica e da una passione che brucia, presterà la sua stessa anima a canzoni stupende.


La sua vera accademia è stata però il tutoraggio artistico dei grandi maestri, a partire dal profondo legame con Fausto Mesolella, lo storico chitarrista degli Avion Travel, che ha firmato la direzione artistica del suo album d’esordio “Sì vo’ Dio”, accompagnandola per mano in contesti prestigiosi come il Premio Bianca D’Aponte. È stato un legame viscerale, quasi filiale, che le ha insegnato il valore del silenzio, il minimalismo acustico e il rispetto sacro, devoto, per il testo.
Il suo cammino si è poi arricchito di collaborazioni eccelse che l’hanno profondamente temprata, come quella con Peppino di Capri, con cui ha inciso una straordinaria e inedita versione in duetto dello storico brano “Nun è peccato”, trasformandolo in un dialogo sussurrato tra generazioni, o con Enzo Gragnaniello, vero e proprio pilastro della Napoli più viscerale e sotterranea, con cui ha condiviso palcoscenici infuocati ed emozioni che tolgono il fiato.
A queste si aggiungono le trame ritmiche e ancestrali di Tony Esposito, che ha impreziosito con le sue percussioni vibranti il brano “Femmene”, e la presenza di Gianni Donzelli degli Audio 2, ospite d’eccezione nelle sessioni di registrazione, fino alla condivisione artistica con Federico Salvatore, con cui ha registrato la struggente e malinconica “Chiove”.
Il suo percorso di instancabile ricerca l’ha portata anche a incrociare Mario Rosini per un raffinato e intenso duetto sull’inedito “Se ci sei tu”, e Aldo Fedele, storico pianista di Lucio Dalla e degli Stadio, che ha accarezzato e curato interamente le delicate, nude rivisitazioni al pianoforte del suo primo album. Infine, l’incontro con l’attore e comico Paolo Caiazzo, che l’ha voluta al suo fianco nel 2023 per il tour teatrale dello spettacolo “Eppure sorrido”, ha confermato la sua travolgente poliedricità.
Tutti questi sono artisti straordinari che le hanno insegnato a stare sul palco ascoltando il battito del pubblico prima ancora di lanciare la nota: doti rare, fatte di empatia e sangue, che le hanno permesso di aprire con assoluta e fiera maturità i concerti di giganti della musica d’autore del calibro di Edoardo ed Eugenio Bennato e Marco Masini.
È una visione globale che trasforma la musica in letteratura vivente, un battito cardiaco che risuona nel presente, richiamando il pensiero di Peppe Servillo quando diceva che la canzone napoletana “è teatro, è letteratura, è vita”. Con Rosa ti accorgi che è disarmantemente vero: lei non forza la parola, la appoggia sulle labbra come un bacio o un addio; niente colpi di gola per strappare l’applauso, cerca disperatamente il senso profondo dell’esistere.
Questo approccio così viscerale sposa appieno l’imminente e cruciale traguardo istituzionale della città, ovvero il lancio ufficiale della candidatura della Canzone Napoletana a Patrimonio Immateriale dell’UNESCO, sotto la guida scientifica di Renzo Arbore.
Per la Chiodo, difendere questo ecosistema linguistico, essendo il napoletano una lingua autonoma, una lingua dell’anima e del sentimento, non significa fare un’operazione nostalgia, ma tutelare la memoria come un ponte di fuoco verso il futuro, mostrando al mondo che queste composizioni hanno una statura internazionale tale da non aver bisogno di alcuna sovrastruttura per far piangere ed emozionare l’umanità intera.



Quando canta “È colpa mia”, la sua voce parte sottovoce, come un respiro trattenuto a fatica, un segreto confessato al buio, per poi crescere come una marea emotiva che travolge ogni difesa. Lo fa come se fosse la prima e l’ultima volta che le è concesso di cantare sulla terra.
C’è una pausa, lì in mezzo, un silenzio sospeso nel vuoto che vale più di mille note: un istante in cui mi ha lasciato senza fiato, sospeso sul baratro, e poi mi ha ripreso, stringendomi forte. Alla fine, non c’è stato subito un applauso. Io personalmente, sono restato immobile, con gli occhi lucidi e il cuore accelerato, perché certe onde d’urto vanno metabolizzate piano piano nel silenzio.
“Colpa sua?” Sì, forse. Colpa di una voce magnetica che non si accontenta di suonare bene, ma vuole strapparti l’anima e raccontarti le cose esattamente come stanno. Ed io, noi tutti, felici e indifesi custodi di questa colpa, non possiamo fare altro che lasciarci travolgere ancora. Grande Rosa!
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Questo articolo mi è piaciuto tantissimo e sicuramente ho scoperto un posto nuovo per andare a visitare .con la bellezza della canzone napoletana con la bellissima voce di rosa chiodo con la canzone “è colpa mia” un miele per l’anima.
Ti ringrazio di cuore. Leggere che la mia scrittura, unita alla magia di “È colpa mia” e alla voce intensa di Rosa Chiodo, ti abbia regalato emozioni così profonde mi riempie di soddisfazione.
Grazie! Fa piacere sapere che l’articolo ti abbia ispirato una nuova visita e che la voce di Rosa Chiodo in “È colpa mia” ti abbia emozionato: un connubio perfetto tra arte visiva e musica.