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Carmine Pacente, Consigliere Comunale di Milano, Presidente della Commissione Europa dello stesso Comune, membro di ANCI Lombardia e del Comitato delle Regioni ha detto la sua sugli investimenti dei Fondi Europei da parte dei Comuni. Francesco Monaco di Ifel-fondazione Anci, lo leggiamo su “Il Sole 24 Ore”, ha di fatti affermato che i Comuni si confermano principali soggetti attuatori. Lo ha fatto in base ai dati ufficiali della Corte dei Conti. Gli enti in questione hanno risposto bene sia in termini di progetti (più di 83mila), sia in termini di risorse gestite (24,5 miliardi). Poi vengono le Regioni e Province autonome (più di 35mila progetti e 19,3 miliardi) fino agli enti del sistema sanitario nazionale (poco più di 309 milioni).La città di Milano è arrivata al 95% di utilizzo dei fondi.
Carmine Pacente sulla programmazione
Sempre dal Sole leggiamo che il primo gennaio 2028 partirà il nuovo ciclo della programmazione europea settennale (2028-2034). A questo proposito due sono le correnti di pensiero. C’è da una parte chi sostiene la necessità di un approccio centralista, e che considera gli enti locali come soggetti di spesa. Dall’altra chi invece vorrebbe attribuire alle città un ruolo importante anche in fase di programmazione degli interventi, attraverso programmi territoriali dedicati e finanziariamente significativi. Roma da una parte, ma dall’altra anche Bruxelles. Il Parlamento deve introdurre criteri vincolanti nei regolamenti (anche sulla base delle richieste del Comitato delle Regioni dell’Unione europea). «O le scelte si indirizzano anche da Bruxelles oppure si lascia piena discrezionalità a ciascuno Stato membro e quindi a ogni governo di fare con i fondi europei ciò che vuole senza alcuna regia», dice Carmine Pacente, membro del Comitato Ue delle Regioni a Bruxelles (relatore di un provvedimento sul ruolo delle città per i fondi europei di coesione).
Il caso Milano
Milano ha visto l’investimento di 957 milioni, compreso il fondo complementare nazionale, per circa 100 progetti. I settori più coinvolti sono la mobilità, la cultura, l’edilizia. L’intervento principale è quello da 249 milioni per l’acquisto di bus elettrici e ricariche elettriche. L’edilizia scolastica registra qualche problema. «Concluso il Piano straordinario le città, tra cui Milano a partire dalla prossima amministrazione, dovranno affrontare una fase difficile poiché verranno meno molti fondi pubblici. Quindi diventa fondamentale la battaglia politica per garantire alle città fondi europei sufficienti anche per i prossimi anni, dal 2028 al 2034. Il negoziato è ancora in corsa sia a Bruxelles che a Roma. È necessario perciò stabilire già nei regolamenti europei riserve finanziarie minime obbligatorie destinate allo sviluppo urbano e costruire programmi che le città possano gestire direttamente, come fanno le regioni. Ma questo vuol dire programmi non come quelli attuali ma con molte più risorse finanziarie. Altrimenti la narrazione sulle Città si rivelerebbe solo retorica».
Così conclude Carmine Pacente
