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FUORI LA POLITICA DALLO SPORT… QUANDO SONO GLI ALTRI A FARLA, PERÒ!
Per anni abbiamo sentito ripetere lo stesso ritornello: “Lasciate la politica fuori dallo sport.” Naturalmente, valeva solo quando a parlare o a esporsi erano gli altri.
Poi arriva la nomina di Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed esponente di primo piano della Lega, che dichiara perfino di essere rimasto incredulo per la proposta ricevuta.
A questo punto una domanda è inevitabile: dov’è finita tutta quella indignazione contro la politica nello sport? È sparita? Oppure era un principio valido solo quando faceva comodo?
È lo stesso schema che vediamo su tanti altri temi. Si fanno prediche sulla famiglia tradizionale, sui valori e sulla morale, salvo poi scoprire figli nati fuori dal matrimonio, relazioni extraconiugali e comportamenti che smentiscono, nei fatti, le lezioni impartite agli altri.
Il problema non è la vita privata delle persone. Il problema è l’ipocrisia. È pretendere di imporre regole morali agli altri e poi considerarsi esenti quando tocca a sé stessi.
Per questo merita rispetto chi agisce con coerenza: chi dice ciò che pensa, si assume la responsabilità delle proprie scelte e applica a sé gli stessi principi che chiede agli altri. Si può essere d’accordo o meno con le loro idee, ma la coerenza è un valore. L’ipocrisia, invece, è solo opportunismo travestito da principio.
I principi non valgono solo quando convengono. O valgono sempre, oppure sono soltanto slogan.
A cura del prof Raffaele Di Pasquale
