Siamo in un aprile, quello del 2026, in cui il concetto di “futuro” è stato archiviato tra le voci di spesa insostenibili. Guardando ai dati Istat e ai report sulla condizione abitativa, si potrebbe concludere che mettere al mondo un figlio sia un atto di incoscienza. Ma, da avvocato abituato a leggere le pieghe delle norme, vi dico che è l’esatto opposto: è un atto di suprema, folle, necessaria ribellione civile. È la firma del contratto più rischioso che esista, quello che non prevede clausole di recesso, stipulato in un mondo che sembra aver smarrito la propria firma di garanzia. Un mondo che non parrebbe ammettere un nuovo progetto simile basato sull’amore e guidato dalla speranza.
I giovani e il miraggio della stabilità abitativa e lavorativa
La cronaca ci consegna una fotografia spietata: quasi l’80% degli italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora sotto il tetto dei genitori. Non è un vezzo culturale, come ci si ostina a ripetere nei talk show, ma un dato normativo ed economico: il mercato immobiliare e il precariato sistemico hanno reso l’indipendenza un privilegio di classe. Quando un trentenne oggi pensa di avere un figlio, non sta solo pensando alla culla; sta pensando al mutuo che non otterrà mai, al contratto a tempo determinato che scade tra sei mesi e all’affitto che mangia metà dello stipendio. La politica continua a discutere di bonus e incentivi come toppe su un vestito che non esiste più: il tessuto è lacerato. Mettere al mondo un figlio in questo contesto significa sfidare una legge — quella del mercato — che vorrebbe i nostri ragazzi eterni adolescenti, senza dimora stabile e senza progetto.
I giovani di fronte alla tempesta globale: l’eco-ansia e la guerra
Oltre alla precarietà materiale, c’è una precarietà esistenziale che non si può risolvere con un decreto. I ragazzi di oggi, i genitori di domani, crescono con il rumore di fondo delle guerre globali e il peso dell’eco-ansia. Non è solo pessimismo; è l’evidenza di un mondo che sembra aver abbandonato ogni criterio di meritocrazia e di preservazione. Come posso garantire a mio figlio un domani, si chiedono, se il clima sta cambiando e i valori su cui poggiava la convivenza civile sembrano sgretolarsi ogni giorno di più?
Questa non è codardia…
…è un’assunzione di responsabilità devastante. Scegliere la genitorialità oggi significa decidere di proteggere una vita all’interno di un sistema che non offre protezione, è un’istanza di umanità che urla contro la distruzione. Mettere al mondo un figlio sembra oggi un atto di incoscienza ma in realtà è uno spiraglio verso un futuro migliore. Oggi far nascere un bambino significa assumersi tante responsabilità ed un impegno costante che non ha, anzi non può avere più limiti, tantomeno di natura temporale.
Il coraggio dei giovani: procreare come atto politico radicale
Se togliamo la retorica e guardiamo alla nuda sostanza, mettere al mondo un figlio nel 2026 è l’ultimo, vero atto politico che ci è rimasto. In un mondo che premia il cinismo, l’efficienza algoritmica e il profitto immediato, decidere di investire in una vita è un sabotaggio al nichilismo imperante. È un atto di amore puro, perché consapevole. Non è la scelta di chi ignora il pericolo, ma di chi lo accetta e decide comunque di seminare. I giovani che scelgono di avere figli oggi non sono eroi, sono persone che, nonostante il precariato, nonostante la mancanza di un futuro meritocratico certo, decidono di dare fiducia alla vita stessa. È una scommessa contro il sistema: dicono implicitamente che, se il mondo non è capace di garantirci un futuro, allora il futuro lo creeremo noi, pezzo dopo pezzo, nel calore di una casa che — seppur in affitto — diventerà il centro dell’universo.
…un rischio calcolato ?
Mettere al mondo un figlio oggi è, tecnicamente, un rischio calcolato destinato al fallimento. Umanamente, è l’unico modo che abbiamo per dire che non ci siamo arresi. E in questa epoca di macerie, non c’è atto più rivoluzionario di questo. In un’epoca di relitti sentimentali e sociali, che vede i giovani sempre più in difficoltà emotiva ed esistenziale, far nascere un bambino lancia segnali di speranza per una specie, quella umana, che sembra voler far di tutto per estinguersi senza se e senza ma. Oggi l’amore verso un figlio non è più un atto naturale ma una scelta ben precisa che non è affatto scontata ma un piccolo atto di ribellione verso un futuro che sembrerebbe dire no.
