Fonte foto: Avv. Giovanna Francesca Russo
La Garante Regionale dei diritti delle persone private della libertà della Calabria richiama una visione del carcere fondata su diritti, sicurezza e responsabilità collettiva.
Il carcere come specchio della democrazia, come banco di prova della credibilità delle istituzioni e come spazio in cui sicurezza e diritti non sono opposti ma complementari. È questa la visione espressa dalla Garante dei Detenuti della Regione Calabria, l’avvocato Giovanna Francesca Russo, che in una nota diffusa sui suoi canali social richiama l’urgenza di una riflessione collettiva sul sistema penitenziario.
“Il sistema penitenziario non è un margine dello Stato. È il suo punto più sensibile. Il più difficile. Il più rivelatore. È lì che si misura davvero la credibilità delle istituzioni. È lì che si decide se la giustizia è solo punizione o anche responsabilità, recupero, civiltà”, afferma la Garante, sottolineando come la condizione delle carceri italiane rappresenti un nodo cruciale per la tenuta democratica del Paese.
Criticità strutturate e un patrimonio umano spesso invisibile
Russo evidenzia come le criticità attuali non siano frutto di emergenze improvvise, ma di complessità stratificate nel tempo. Allo stesso modo, però, richiama l’esistenza di un patrimonio umano spesso invisibile: “Donne e uomini della Polizia Penitenziaria, operatori, educatori, personale sanitario che ogni giorno tengono in equilibrio sicurezza e dignità con attenzione alla persona ristretta”.
Da qui l’appello a superare slogan e contrapposizioni sterili: “Serve una visione d’insieme. Sicurezza e diritti non sono in conflitto. Sono due pilastri della stessa architettura democratica”.
Investire nel sistema penitenziario significa investire nella sicurezza collettiva
Per la Garante, un carcere che funziona è un carcere che garantisce legalità, tutela della salute, condizioni di vita dignitose e percorsi reali di reinserimento. “Perché una detenzione che non rieduca è una detenzione che fallisce costituzionalmente. E ogni fallimento non resta dentro le mura: torna fuori, nella società”.
Investire nel sistema penitenziario, dunque, significa investire nella sicurezza collettiva, prevenendo recidiva, marginalità e violenza. Russo richiama la necessità di un salto di qualità condiviso: una governance più integrata, una sanità penitenziaria pienamente operativa, una rete stabile tra istituzioni, territori e comunità.
“Il carcere è corresponsabilità esistenziale. Perché il modo in cui trattiamo chi ha sbagliato dice molto più di noi di quanto pensiamo. Anche questa è antimafia penitenziaria. Il carcere è Costituzione e umanità insieme”, conclude la Garante.
Le sue parole si inseriscono in un dibattito nazionale sempre più urgente, in un momento in cui il tema penitenziario richiede risposte strutturali, visione politica e un impegno corale capace di andare oltre l’emergenza.

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