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Giovanni Stroppa conosce ancora una volata la parola promozione. Rocco Calandruccio ce lo racconta in questo articolo: Stroppa entra in un Club e impara a conoscerlo fino a portarlo nella massima serie. Forse davvero il tecnico brianzolo, dopo l’ennesima grande stagione, merita di stare a pieno titolo e stabilmente nella massima serie.
Giovanni Stroppa, il tecnico che vive di costruzione
Così Calandruccio: “Ci sono allenatori che vivono di lampi, di intuizioni isolate, di stagioni fortunate. E poi c’è Giovanni Stroppa, che invece vive di costruzione. Di pazienza. Di metodo.
La sua carriera non è una scalata improvvisa, ma una linea che sale con la costanza di chi non ha mai avuto bisogno di effetti speciali per dimostrare il proprio valore. Quattro promozioni(Crotone , Monza, Cremonese e Venezia)in carriera non sono un numero: sono un carattere.”
…Prima di parlare, osserva…
Continua il giornalista: “Stroppa è uno che entra in un club e, prima ancora di parlare, osserva. Cammina nei corridoi, studia gli spazi, ascolta i rumori. Capisce l’aria che tira. Poi mette ordine. Sempre.
È un artigiano del gioco: non scolpisce statue, scolpisce squadre. Le plasma con un’idea precisa, quasi ostinata, che negli anni è diventata la sua firma. Pressione alta, linee corte, costruzione ragionata. Un calcio che non si improvvisa, che richiede disciplina, che pretende convinzione.”
Il tecnico non è un dogmatico
Ancora Calandruccio: “Eppure Stroppa non è un dogmatico. È uno che ha imparato a cambiare pelle quando serviva, a piegare i suoi principi senza spezzarli. È questo che gli ha permesso di vincere in contesti diversi, con giocatori diversi, con ambizioni diverse.
Ogni promozione è stata un tassello, un passo avanti, un pezzo di identità aggiunto al suo percorso. La verità è che Stroppa non ha mai avuto la vetrina che meritava. Ha sempre dovuto guadagnarsi tutto: rispetto, fiducia, spazio. Non ha mai avuto la narrazione facile dell’allenatore predestinato. Ha avuto, invece, la sostanza.
E la sostanza, nel calcio, alla lunga vince.”
La Serie A non è più un premio
Sempre Rocco Calndruccio: “Oggi arriva il momento che cambia la prospettiva. Dopo quattro promozioni, la Serie A non è più un premio: è il suo habitat naturale.
Non è più l’allenatore che porta su le squadre. È l’allenatore che deve restarci, in A. Che deve dimostrare che quel calcio costruito con cura può reggere l’urto dei migliori. Che può competere, non solo salire. C’è un’immagine che racconta Stroppa meglio di mille statistiche: lui, a fine partita, che non esulta mai troppo. Un sorriso breve, un cenno, poi subito lo sguardo altrove. Come se la vittoria fosse solo un passaggio, non un punto d’arrivo.
È così che si comportano quelli che sanno dove vogliono arrivare. La Serie A lo aspetta.
E questa volta non come comparsa.
Come uno che ha fatto tutta la strada per restarci.”
A cura di Rocco Calandruccio
