Ci sono notizie che, prima di essere commentate, hanno bisogno di essere verificate. Perché quando si parla di calcio, formazione e percorsi professionali, il rischio è sempre quello di cadere nelle polemiche facili o nei giudizi superficiali. Questa volta, però, dopo aver atteso e controllato la fondatezza della notizia, emerge un tema che merita una riflessione seria.
La licenza UEFA A
Dall’elenco pubblicato dal Settore Tecnico della FIGC relativo agli abilitati al corso per la Licenza UEFA A 2025/2026 compare anche il nome di Mattia Baldini. Una notizia che, per chi da anni segue il dibattito sulla formazione degli allenatori e sui criteri di accesso ai corsi professionistici, inevitabilmente apre una discussione. Il punto non è la persona, né il percorso individuale di chi ottiene un’abilitazione. Ogni professionista ha il diritto di costruire la propria strada e ogni traguardo raggiunto merita rispetto. Il tema è un altro: le regole di accesso e il principio di equità.
Licenza UEFA A: urge chiarezza nei criteri di ammissione ai corrsi federali
Da tempo molti addetti ai lavori chiedono maggiore chiarezza nei criteri di ammissione ai corsi federali, soprattutto quelli che rappresentano passaggi fondamentali verso il calcio professionistico. Quando i posti sono limitati e il percorso è competitivo, ogni deroga, ogni eccezione o ogni criterio particolare rischia di alimentare la percezione che non tutti partano dalla stessa linea di partenza. La frase “i figli so’ pezzi ’e core” appartiene alla saggezza popolare: è naturale che un genitore voglia sostenere il proprio figlio e accompagnarlo nelle sue ambizioni. Ma quando si ricoprono ruoli pubblici, quando si è parte di un sistema sportivo che dovrebbe garantire meritocrazia e trasparenza, entra in gioco anche un’altra parola: coerenza. Perché la coerenza ha un costo. Significa applicare agli altri gli stessi principi che si difendono quando riguardano noi. Significa accettare che chi ha combattuto per criteri più aperti, più trasparenti e più meritocratici possa poi essere chiamato a rispondere delle proprie scelte quando una situazione riguarda direttamente la propria famiglia.
Il sistema calcio in Italia
Il calcio italiano ha bisogno di competenze, di formazione e di percorsi seri. Ma ha bisogno anche della fiducia di chi investe anni di sacrifici per conquistare un’opportunità. La domanda che resta aperta non riguarda quindi un singolo nome in un elenco, ma il sistema nel suo complesso. I criteri di accesso ai corsi federali sono davvero uguali per tutti? E soprattutto, vengono percepiti come tali da chi prova a costruirsi una carriera partendo dal basso? Perché alla fine il problema non è che un figlio segua le orme del padre. Anzi, può essere una cosa bellissima. Il problema nasce quando il percorso di qualcuno appare diverso rispetto a quello richiesto agli altri. Nel calcio, come nella vita, i legami contano. Ma anche la credibilità delle regole conta. E la credibilità si costruisce con una sola cosa: la coerenza.
A cura di Raffaele Di Pasquale

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