Sono passati quasi 18 anni dall’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa a Perugia nel novembre 2007. Eppure, il nome di Amanda Knox non scompare mai dai media italiani e internazionali. Nonostante l’assoluzione in via definitiva nel 2015 dall’accusa di omicidio, il suo legame con il caso non si è mai del tutto concluso. Nel corso degli anni, Knox è diventata una figura pubblica, attivista per i diritti degli imputati e simbolo – per alcuni – delle falle nel sistema giudiziario. Ma per molti altri resta un enigma non del tutto risolto, e in certi ambienti, soprattutto in Italia, la sua assoluzione lascia ancora ombre e sospetti.
Il ritorno in Italia: il processo per calunnia
Nel mese di giugno del 2024, Amanda Knox aveva modo di tornare in Italia per la prima volta in veste di imputata dopo la sua precedente assoluzione, questa volta per affrontare un processo legato comunque alla prima fase dell’inchiesta: la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba. Nel 2007, difatti, durante un interrogatorio condotto senza avvocato e dopo ore di pressioni psicologiche, Knox fece il nome di Patrick Lumumba come responsabile del delitto. Lumumba fu arrestato ingiustamente e poi completamente scagionato. Per quell’accusa rivelatasi falsa, Knox fu condannata a 3 anni di carcere, già scontati durante la sua detenzione preventiva. Tuttavia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che
“Amanda non fu adeguatamente tutelata durante l’interrogatorio“
Così, nel 2023 la Cassazione ha riaperto la questione e disposto un nuovo processo per chiarire se Knox fosse davvero responsabile di calunnia o se la sua dichiarazione fosse stata il frutto di coercizione. Il nuovo procedimento ha riaperto un vecchio dibattito, ancora carico di tensione. L’accusa di essere stata costretta, senza un’adeguata difesa, e con pressioni fortissime, a fare quel nome è un’accusa verso tutto il sistema giudiziario italiano.
Amanda Knox oggi:
Amanda Knox, oggi vive negli Stati Uniti, è sposata con figli. Lavora come scrittrice, podcaster e attivista. Ha pubblicato un’autobiografia e conduce un podcast dedicato ai casi giudiziari complessi, in cui spesso tratta il tema degli errori giudiziari e dei diritti degli imputati. Nel corso degli anni ha partecipato a conferenze, interviste e documentari, tentando di raccontare il proprio punto di vista e di ridefinire la propria immagine, profondamente segnata dall’esposizione mediatica che la dipinse, inizialmente, come una figura ambigua, quasi romanzesca, idea che in realtà, nell’immaginario collettivo, stenta a cambiare.
Il caso eternamente aperto
Nonostante la definitiva assoluzione con sentenza passata in giudicato, l’omicidio di Meredith Kercher resta una ferita aperta e sanguinante più che mai. Rudy Guede, l’unico ad essere poi condannato per il delitto, è stato rilasciato nel 2021, dopo aver scontato 13 anni di carcere. Ha chiesto più volte di “essere dimenticato”, ma il diritto all’oblio resta praticamente impossibile per chi resta una figura centrale dell’intero caso. La famiglia Kercher ha mantenuto un profilo riservato, chiedendo rispetto e verità. Sebbene la giustizia abbia chiuso formalmente il capitolo per Amanda e Raffaele Sollecito, la memoria di Meredith continua a essere il punto centrale – spesso dimenticato – in una vicenda divenuta, col tempo, sempre più mediatica che giudiziaria.
Ultimamente Amanda Knox ha dichiarato: vorrei riconciliarmi con i suoi fratelli. La replica: impossibile riavvicinarsi
“Vorrei riconciliarmi con i familiari di Meredith”. Lo ha detto Amanda Knox, coinquilina della studentessa inglese uccisa 18 anni fa. Arrestata, condannata e poi definitivamente assolta per quel delitto al quale si è sempre proclamata estranea, in una intervista a Newsweek afferma che le piacerebbe molto avere l’opportunità di riconciliarsi con i fratelli di Kercher (i genitori sono entrambi morti). “Abbiamo vissuto insieme un’esperienza molto traumatica – ha detto – e sarebbe molto bello e credo molto terapeutico per noi poterne parlare. Ma alla fine, il loro dolore è reale e totalizzante e i miei sentimenti riguardo al mio non pretendono nulla. Voglio solo che sappiano che voglio riconciliarmi con loro”.
La stessa giornalista e scrittrice americana ha comunque ammesso che questa possibilità è remota
La famiglia di Meredith, secondo lei, continua a credere che sulla morte della ragazza Knox nasconda qualcosa. “Sento che nulla di ciò che potrei dire – ha affermato – potrebbe mai soddisfarli finché penseranno che io abbia qualcosa a che fare con la morte di Meredith o che sappia qualcosa a riguardo che non sto rivelando. Come se non sapessi cosa fare o cosa dire, se non che ho già detto tutto quello che so”.
Nel corso del colloquio, Amanda ha ricordato anche di aver ritrovato da poco la prima lettera che aveva inviato alla famiglia Kercher.
“Mi dispiace tanto – scrisse – per tutto quello che hanno passato e comprendo il loro dolore. E che quel dolore non se ne andrà mai e che voglio condividere con voi tutto ciò che so perché ve lo meritate da me, compresi tutti questi ricordi meravigliosi e meravigliosi che ho di vostra sorella. E mi piacerebbe avere l’opportunità di soffrire con voi, quindi sono qui, ad aspettarvi, se lo desiderate”.
L’avvocato dei Kercher: no a riavvicinamento”
Il suo comportamento ha sempre impedito qualsiasi riavvicinamento, essendo sempre stato esagerato”, ha replicato sempre alla rivista americana dell’avvocato Francesco Maresca, legale dei familiari della vittima. Che ha parlato di iniziative “irrispettose”.
Conclusione sul caso eterno di Amanda
A distanza di quasi di venti anni, il caso Amanda Knox non è più solo un processo. Per alcuni è la storia di una giovane donna travolta da un errore giudiziario, per altri rimane un mistero irrisolto, impregnato da ombre difficili da dissipare. La recente riapertura del processo per calunnia dimostra che, nonostante le sentenze definitive, la verità processuale non ha mai placato del tutto l’opinione pubblica. Amanda Knox oggi è libera, ma non libera dal peso del passato. E il caso Meredith Kercher, al di là delle carte giudiziarie, continua a vivere nei dibattiti, nei media, e nella nostra memoria.
