rubrica ALLA PARI
a cura Di Veronica Sansuini
Mentre in Italia si discute ancora se servano più corsi o più leggi, nel mondo stanno già scegliendo.
E scelgono il modello italiano.
Brasile e Svezia, due Paesi diversissimi, stanno riscrivendo le loro norme contro la violenza di genere ispirandosi a Roma.
- BRASILE: 1571 FEMMINICIDI E LEGGI “ALLA ITALIANA”
Il 2025 si è chiuso male per il Brasile: 1.571 donne uccise. +4% rispetto all’anno prima. Quarto anno consecutivo in crescita.
Il governo Lula ha risposto con il “Patto Nazionale contro il femminicidio”.
Cosa prevede? Esattamente quello che l’Italia fa già da anni:
- Braccialetto elettronico per gli aggressori con allerta immediata
- Pagamento automatico degli assegni di mantenimento stabiliti dal giudice
- Numero antiviolenza potenziato
- Banca dati unica tra ospedali e forze dell’ordine per incrociare i casi a rischio
Sul fronte della repressione, l’operazione “Mulher Segura” ha portato a oltre 21mila arresti da gennaio.
Le misure brasiliane ricalcano da vicino l’impianto normativo italiano: prevenzione + controllo + certezza della pena.
- SVEZIA: IL FALLIMENTO DELL’EDUCAZIONE IDEOLOGICA
Qui il caso è ancora più clamoroso.
Stoccolma da 40 anni è considerata l’avanguardia europea. Educazione all’affettività e alla parità di genere nelle scuole, dall’asilo all’università. Milioni investiti in campagne e corsi.
Risultato? La Svezia è tra i Paesi europei con i più alti tassi di violenza contro le donne.
Ora il governo svedese fa mea culpa.
La ministra degli Esteri propone di introdurre un nuovo reato specifico: uccidere una donna perché è donna, punito con l’ergastolo.
Il ministro della Giustizia parla apertamente di “fallimento sociale”.
E chi citano come esempio da seguire? L’Italia e il Messico. Insieme a Croazia, Cipro e Malta.
- LA LEZIONE: LEGGI + PREVENZIONE, NON SOLO SLOGAN
Il caso svedese dimostra una cosa semplice: l’educazione da sola non basta.
Puoi fare tutti i corsi del mondo a scuola. Ma se poi non hai leggi che tolgono l’aggressore da casa, che lo monitorano, che lo puniscono subito… le donne restano sole.
L’Italia negli ultimi anni ha costruito proprio questo:
un sistema che unisce prevenzione, misure cautelari immediate, monitoraggio elettronico, polizia e magistrati specializzati, e reati specifici nel codice.
Un modello che oggi viene copiato anche fuori dall’Europa.
Da “fanalino di coda” a “Paese esempio”.
Il mondo ha capito che contro la violenza servono fatti, non solo parole.
Servono norme che proteggono davvero. Non solo lezioni.
Alle donne servono leggi, non slogan.
