Gli Internazionali di Roma non sono più una festa dello sport, ma una vetrina di lusso.
Biglietti a cifre da concerto pop, tribune trasformate in salotti, e il campo che diventa un pretesto per selfie e prosecco.
Il tennis, quello vero, resta fuori dai cancelli.
Un posto in gradinata costa come una rata di mutuo.
Un panino dentro il Foro Italico vale quanto una cena.
E chi ama il tennis, quello giocato, quello respirato, si ritrova a guardarlo da casa — perché il prezzo dell’amore per lo sport è diventato proibitivo.
De Laurentiis investe nel Napoli, il calcio si gonfia di sponsor, e il tennis segue la stessa logica: più esclusivo, meno popolare.
Roma, che dovrebbe essere la città di tutti, diventa la città di chi può permettersela.
Gli organizzatori parlano di “esperienza premium”.
Ma lo sport non è un’esperienza: è partecipazione.
E quando la partecipazione diventa un lusso, non è più sport — è spettacolo privato.
Il tennis dei ricchi è un paradosso perfetto:
si gioca all’aperto, ma è chiuso dentro.
A cura di Marco Ciriello
