Giusi Princi a Bruxelles: l’imprenditoria femminile come asse strategico per l’Europa
A Bruxelles, il lavoro dell’europarlamentare Giusi Princi si concentra su una delle sfide più decisive per il futuro dell’Unione: trasformare l’imprenditoria femminile in una leva strutturale di competitività, coesione e sviluppo territoriale. Una sfida che riguarda l’intero continente, ma che nelle aree più fragili del Mezzogiorno assume un valore ancora più evidente.
Nel suo intervento, Princi ha richiamato l’esperienza di Alessandra, ventisei anni, laureata in economia, che ha scelto di restare a Reggio Calabria per trasformare la sua passione in un’impresa. Una scelta che, nelle parole della deputata, non è un’eccezione ma il risultato di politiche mirate capaci di generare opportunità concrete. “Programmi come Start Up Donne Calabria dimostrano che quando formazione e accompagnamento all’autoimpiego funzionano, le idee femminili diventano realtà”, ha affermato Princi, sottolineando come la qualità degli strumenti pubblici possa incidere direttamente sulle traiettorie di vita delle giovani donne.
Dalla creazione alla tenuta nel tempo: la sfida europea
Per Princi, tuttavia, la questione non si esaurisce nella nascita di nuove attività. L’Europa, osserva, deve compiere un passo ulteriore: garantire che le imprese femminili possano durare, crescere e consolidarsi. “Nell’Unione Europea e nelle aree più fragili non si tratta solo di creare impresa, ma di sostenerla nel tempo”, ha dichiarato, richiamando un dato che pesa come un monito: in Italia migliaia di attività femminili cessano ogni anno per ragioni legate alla maternità e alla cura.
La deputata ha evidenziato come la carenza di servizi essenziali renda l’avvio di un’impresa, per una donna, un rischio aggiuntivo. Dove i servizi per l’infanzia sono insufficienti, dove il lavoro di cura ricade quasi interamente sulle famiglie, l’imprenditoria femminile si scontra con ostacoli che non riguardano il mercato, ma la struttura sociale.
Credito, competenze, servizi: le condizioni per restare
Per questo Princi insiste sulla necessità di un intervento europeo che agisca su più piani: accesso al credito, competenze digitali, servizi essenziali per l’infanzia e per le lavoratrici autonome. “Se vogliamo che l’imprenditorialità femminile sia una leva di competitività per l’Unione, occorrono interventi mirati su credito, competenze digitali e servizi essenziali”, ha affermato, indicando una direzione politica chiara e non più rinviabile.
Il tema riguarda in modo particolare le aree rurali, dove la distanza dai servizi e la fragilità delle infrastrutture amplificano le disuguaglianze. “L’Europa deve creare le condizioni che consentano ai talenti femminili delle aree rurali di restare, crescere e generare valore”, ha concluso Princi, richiamando l’urgenza di un’azione che non lasci indietro nessuna comunità.
Nel suo intervento, la storia di Alessandra diventa così simbolo di un potenziale che esiste, che resiste e che può diventare sistema. Un potenziale che l’Europa è chiamata a riconoscere e sostenere, affinché nessuna giovane donna sia costretta a scegliere tra impresa e famiglia, tra radici e futuro.
