Intelligenza artificiale e innovazione urbana: un incontro tra tecnologia, percezione e paesaggio nella progettazione architettonica.
In vista dell’evento “Intelligenza Artificiale e nuove progettualità urbane: applicazioni pratiche”, in programma domani alle ore 18:00 presso la Biblioteca Pietro De Nava di Reggio Calabria, abbiamo intervistato telefonicamente la giornalista e architetto Antonella Postorino, responsabile del Centro Studi Anassilaos per l’Architettura e il Paesaggio, nonché ideatrice e coordinatrice dell’incontro.
L’evento, inserito nell’ambito dell’Estate Reggina 2025, vedrà la partecipazione di esperti del settore per riflettere sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella progettazione urbana, con particolare attenzione agli aspetti culturali, percettivi e paesaggistici.
Nel corso dell’intervista, la dottoressa Postorino ha condiviso la sua visione sulla percezione del tempo tra Antico, Moderno e Contemporaneo, il rapporto tra architettura e tecnologia e il ruolo del territorio calabrese come laboratorio di innovazione sociale. Le sue parole restituiscono un pensiero profondo, capace di legare sensibilità progettuale, inclusione e sostenibilità.
Grazie, dottoressa Postorino, per aver accolto il nostro invito. Iniziamo con una riflessione che attraversa epoche e sensibilità: come interpreta oggi la percezione del tempo tra Antico, Moderno e Contemporaneità? Quali suggestioni architettoniche e culturali emergono da questo dialogo tra passato e presente?
“Sicuramente la percezione del tempo, e la sua variazione nelle varie epoche, è un costrutto dinamico che ha subito trasformazioni indotte da diversi fattori culturali, sociali, economici e tecnologici. Mentre anticamente dominava la concezione ciclica del tempo, legata alle sequenze naturali e alla replica degli eventi, in epoca moderna è prevalsa la concezione lineare del tempo, al quale si è imposto un inizio e una fine, frazionandolo e rendendolo universale.
In epoca moderna, inoltre, si è aggiunto il progresso tecnologico che, con le sue invenzioni, ha condizionato anche i ritmi della quotidianità. Pertanto, la misura del tempo ha influenzato, in maniera irrimediabile, la percezione dello stesso e anche lo stile di vita degli uomini, pur variando in base ai contesti territoriali e alle opportunità di sviluppo offerte. In epoca contemporanea la percezione del tempo è direttamente connessa a quella dello spazio, basti pensare che “navigando” raggiungiamo dimensioni lontane dalla nostra con un click, fagocitati dalla globalizzazione, tanto da diventare sempre più conformati a uno stile di vita che tende a perdere identità territoriale”.
Nel suo percorso professionale, come interpreta il rapporto tra architettura e intelligenza artificiale? Crede che l’IA possa arricchire la progettazione con nuove prospettive, o rischia di snaturare l’autenticità del gesto creativo?
“Il rapporto tra architettura e “intelligenza” è sempre esistito, perché la creatività, l’ingegno e l’innovazione sono sinonimi di progettualità e qualità della stessa. Oggi le nuove tecnologie ci offrono strumenti capaci di ottimizzare i processi progettuali in tutti gli ambiti, dalla città al design, migliorandone l’efficienza e l’efficacia.
L’Intelligenza Artificiale non sostituisce l’architetto, ma ne resta a suo servizio offrendo un importante contributo in tutte le fasi del processo edilizio, dalla progettazione alla gestione, amplificando le potenzialità funzionali dell’opera che si andrà a realizzare anche in termini di sostenibilità ambientale ed economica”.
Nel suo ruolo di Responsabile del Centro Studi Anassilaos, come riesce a coniugare ricerca, progettazione e coinvolgimento civico? Quali risultati ha ottenuto con iniziative come ‘Sipari Urbani’ nella valorizzazione del paesaggio urbano?
“L’Architetto è una figura storicamente poliedrica grazie alla creatività e alla combinazione di competenze tecniche, scientifiche e artistiche, maturate già durante il ciclo di studi universitari. Per un architetto coniugare ricerca, progettazione e coinvolgimento civico è quasi un dovere professionale, perché la creazione di spazi funzionali, esteticamente gradevoli e sostenibili, è un atto dovuto.
Il Centro Studi Anassilaos per la “Cultura dell’Architettura e del Paesaggio”, ideato dal presidente dell’Associazione Anassilaos Stefano Iorfida, ha il compito di diffondere il valore di ciò che ci circonda per stimolare la consapevolezza e la capacità di riconoscere l’importanza culturale, identitaria, sociale, etica ed estetica dell’ambiente costruito e del paesaggio urbano.
L’iniziativa dedicata ai “Sipari Urbani”, organizzata con il collega architetto Roberto Iero, progettista delle installazioni, ha dato avvio a una serie di percorsi denominati “Itinerari di Comunità”, pensati per riscoprire i luoghi e le progettualità dando vita a un approccio inclusivo attraverso il quale il coinvolgimento degli abitanti diventa valore aggiunto nella condivisione di risultati e consapevolezze. Questa prima “passeggiata” ha avuto un riscontro determinante nella acquisizione del valore dell’intervento da parte dei partecipanti, cosa che a sua volta genera anche la necessità di attivare strumenti di salvaguardia dell’ambiente urbano“.
Come giornalista, quale impatto ritiene che l’intelligenza artificiale stia avendo sul mondo dell’informazione? Crede che possa migliorare la qualità del racconto o rischia di appiattire la complessità della narrazione?
“Il mio ruolo di giornalista pubblicista è direttamente connesso al mondo dell’architettura; pertanto, non posso che condividere l’apporto innovativo che l’AI sta fornendo soprattutto al settore della comunicazione. L’IA da tempo ha trasformato, rivoluzionandolo, il modo di fruizione delle notizie, più recente è la sua introduzione nelle modalità in cui le stesse vengono elaborate.
Probabilmente il giornalismo, più di qualsiasi altra professione, è beneficiario di questa trasformazione, basti pensare a come i mezzi e i mass media si sono evoluti negli ultimi dieci anni. Resta fermo che lo storytelling necessita di quell’anima che l’intelligenza artificiale non può sostituire, perché ritengo che alla base dell’uso appropriato di strumenti e tecnologie innovative ci sia sempre un aspetto puramente “umano” senza il quale non esisterebbe la differenza. La scrittura deve continuare a creare un feeling emotivo con il lettore, un uso improprio dell’IA potrebbe far venir meno questo importante attributo”.
In conclusione, cosa si aspetta personalmente da questo evento dedicato all’intelligenza artificiale e alla progettazione urbana? E cosa dovrebbero aspettarsi i visitatori che parteciperanno?
“Spero che l’evento “Intelligenza Artificiale e nuove progettualità urbane” possa aiutare a diffondere gli aspetti positivi dell’uso appropriato di questa risorsa. Oggi si parla di Smart City ma ancora non se ne conosce il potenziale.
Le Città Intelligenti offrono un ambiente urbano che con l’impiego di tecnologie digitali e tecnologie dell’informazione e della comunicazione, garantisce una città a dimensione di tutti i cittadini, rendendo più efficienti le infrastrutture, i trasporti, l’energia, la gestione dei rifiuti e altri servizi pubblici, così da creare un ambiente urbano più fruibile, sicuro e sostenibile.
Io mi auguro che questo possa essere un messaggio chiaro, affinché si prenda coscienza degli aspetti positivi che l’IA può offrire, restando fermo che la componente umana deve continuare a guidare il processo per far sì che questo non degeneri, come d’altronde si è sempre sostenuto in tutte le epoche e in tutti i processi evolutivi, dall’antico al moderno fino al contemporaneo”.


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