Immagine creata con AI
Le manifestazioni in Iran proseguono. Continuano gli scontri tra dimostranti e forze di sicurezza del regime di Teheran, mentre il movimento di protesta, iniziato a fine 2025, continua a estendersi a nuove aree del Paese.
Iran, la polizia usa la violenza
Secondo organizzazioni per i diritti umani, la polizia e i Pasdaran hanno fatto ricorso a lacrimogeni, uso della forza. Inoltre, in alcuni casi, hanno aperto il fuoco per disperdere i raduni, mentre l’opposizione in esilio rilancia gli appelli alla mobilitazione.
Abbattuta una statua di Soleimani
Il video diffuso sui social media e verificato da AFP mostra manifestanti che abbattono una statua di Qassem Soleimani nel distretto di Qaemieh, a Kuhchenar, nella provincia di Fars, nel sud dell’Iran. Le immagini, diffuse il 7 gennaio 2026, ritraggono un gruppo di persone. Questo distrugge e fa cadere il monumento dedicato al comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), figura celebrata dalla Repubblica islamica come eroe nazionale.
Chi era Soleimani
Qassem Soleimani è stato per anni il potente capo delle operazioni estere dei Pasdaran. Era stimato come uno degli uomini più influenti dell’apparato militare iraniano. E’ stato ucciso il 3 gennaio 2020 a Baghdad da un attacco con drone statunitense, ordinato dall’allora presidente Donald Trump. L’operazione, rivendicata da Washington come azione preventiva, provocò una grave crisi diplomatica e rafforzò il culto di Soleimani all’interno dell’Iran.
Le sommosse in Iran
Negli ultimi 17 anni l’Iran è stato attraversato da almeno cinque-sei grandi episodi di sollevazione popolare. La nuova ondata di proteste è esplosa il 28 dicembre 2025 dal bazar di Teheran, dopo il crollo del rial e l’aggravarsi della crisi economica, per poi diffondersi a livello nazionale. Agenzie e monitor come HRANA, Iran Human Rights e Hengaw riferiscono di centinaia di località coinvolte, vittime tra i manifestanti e repressione violenta. Dalla diaspora iraniana e dall’opposizione in esilio, inclusi esponenti monarchici e gruppi curdi, arrivano nuovi appelli a proteste coordinate e a una mobilitazione prolungata contro il potere teocratico.

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