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La furia dei cicloni tropicali si è avvicinata alle nostre coste sempre di più. In che modo siamo responsabili e come possiamo prevenirli
Un ciclone tropicale è un grande sistema di bassa pressione a vortice che si forma nelle calde acque oceaniche tropicali alimentato dall’evaporazione e caratetrizzato da venti devastanti e pioggie torrenziali. A seconda della regione geografica in cui si sviluppa, prende il nome di uragano (Atlantico/Pacifico nord-orientale) o tifone (Pacifico nord-occidentale).
Ciclone tropicale – Caratteristiche principali
- Origine: Richiede temperature dell’acqua superficiale superiori ai 26° C e si sviluppa tra i 5 e i 20 gradi di latitudine dall’Equatore.
- Struttura: È costituito da una spirale di nubi temporalesche con al centro l’occhio, una zona di calma relativa con pressione bassissima.
- Alimentazione: Si autoalimenta attraverso il vapore acqueo che sale, si condensa e rilascia calore latente. Perde forza rapidamente quando si sposta sulla terraferma.
- Rotazione: Gira in senso antiorario nell’Emisfero Nord e in senso orario nell’Emisfero Sud, spinto dalla Forza di Coriolis.
Classificazione e Danni
La forza dei cicloni viene misurata tramite la scala Saffir-Simpson, che classifica le tempeste in 5 categorie in base alla velocità massima del vento:
- Categoria 1: 119 – 153 km/h
- Categoria 2: 154 – 177 km/h
- Categoria 3: 178 – 208 km/h (considerati grandi uragani)
- Categoria 4: 209 – 251 km/h
- Categoria 5: Superiore ai 251 km/h
I pericoli maggiori non derivano solo dai venti estremi, ma anche dalle violente mareggiate e dalle inondazioni causate dalle piogge torrenziali.
Quando nel 2005 l’uragano Katrina si scaraventò sulle coste americane della Louisiana…
Riporta RaiNews.it che quando nel 2005 l’uragano Katrina si scaraventò sulle coste americane della Louisiana, del Mississippi, dell’Alabama e della Florida, l’allora presidente George W. Bush dichiarò che avevamo assistito a una delle peggiori catastrofi naturali della storia americana. Poi arrivò l’uragano Sandy e l’allora presidente Barack Obama lo dichiarò un disastro per alcune aree della costa orientale. Poi sono arrivati Irma, Harvey, Ian ed Helene. E questi sono solo i nomi di alcuni degli uragani più violenti, più distruttivi e più letali che hanno colpito gli Stati Uniti d’America negli ultimi 20 anni.
Nella graduatoria dei cicloni tropicali più devastanti del ventunesimo secolo però sicuramente bisogna ricordare anche quelli che hanno distrutto le coste messicane e caraibiche, come Dorian o Maria che hanno rappresentato un vero e proprio cataclisma; e quelli che si sono abbattuti sulle coste asiatiche, in particolare sulle Filippine. Ma che cosa sono i cicloni tropicali, come si formano, perché sono sempre più intensi e, soprattutto, come possiamo prevenirli.
Uragano, tifone, cicloni
Uragano, tifone, ciclone. Sono nomi diversi con cui definiamo lo stesso fenomeno: cioè la forma di tempesta più violenta che si scatena sulla Terra. La loro unica differenza è l’area geografica in cui si formano.
Gli uragani si sviluppano nell’Oceano Atlantico, nel Mar dei Caraibi, nel Golfo del Messico e nell’Oceano Pacifico orientale e centrale. Di fatto quindi parliamo delle acque che costeggiano Stati Uniti, Messico e Caraibi.
I tifoni invece nascono nell’Oceano Pacifico Nord Occidentale, cioè sulle acque che confinano con l’Asia orientale.
Mentre i cicloni si formano nell’Oceano Pacifico Meridionale e nell’Oceano Indiano, cioè sulle acque che confinano con il subcontinente indiano e su tutta l’area che va dal Madagascar alla Papa Nuova Guinea, Australia e Isole del Pacifico come Tonga, Fiji e Samoa.
Disparità sanitarie e vulnerabilità
Il nostro studio ha rivelato che le comunità a basso reddito presentano una probabilità significativamente maggiore di morire per diverse cause dopo un ciclone tropicale. Le disparità sanitarie sono particolarmente accentuate per malattie renali, infettive e intestinali. È fondamentale che i paesi e le comunità che storicamente non hanno sperimentato cicloni non abbassino la guardia, poiché il cambiamento climatico sta esponendo anche queste aree a nuovi rischi. La preparazione e la pianificazione devono essere adattate per affrontare le esigenze mediche che riguardano un ampio spettro di malattie, specialmente in contesti di vulnerabilità economica e sociale.
Strategie per mitigare gli impatti sulla salute
Per ridurre gli impatti sulla salute derivanti dai cicloni tropicali, è essenziale che la pianificazione dei disastri si estenda oltre la gestione delle lesioni immediate. – riporta scienzeenotizie.it– Le agenzie di gestione delle emergenze devono investire nelle comunità più svantaggiate per affrontare le disuguaglianze sanitarie. Inoltre, i dipartimenti meteorologici dovrebbero integrare dati sanitari e prove epidemiologiche nei loro sistemi di allerta precoce. Solo così sarà possibile proteggere in modo efficace le popolazioni vulnerabili e garantire una risposta adeguata in caso di eventi catastrofici.
